Redesign

Next Media and Society cambia volto. I vari motivi delle scelte estetiche ma non solo sono spiegate in questo post dove non manca, come al solito, qualche spunto di riflessione sul futuro del rapporto fra Internet e società.Next Media and Society cambia volto. I vari motivi delle scelte estetiche ma non solo sono spiegate in questo post dove non manca, come al solito, qualche spunto di riflessione sul futuro del rapporto fra Internet e società.Next Media and Society cambia volto. I vari motivi delle scelte estetiche ma non solo sono spiegate in questo post dove non manca, come al solito, qualche spunto di riflessione sul futuro del rapporto fra Internet e società.

Come i più astuti di voi (fra quelli che non leggono questo blog attraverso un aggregatore di feed rss) avranno notato, ho deciso di modificare sostanzialmente l’aspetto del blog. Da tempo cercavo un template in stile magazine per questo blog e quando ho letto (via Laboratorio di Web Content) della disponibilità di questi temi gratuiti non ho saputo resistere (l’irresistibile desiderio di procrastinare altre cose che dovrei fare ha fatto il resto).
Pur iniziato come un’idea estemporanea di redisgn solo estetico mi sono ritrovato alla fine a ripensare alla struttura stessa di questo blog e degli argomenti che tratta. Per me questo blog è uno strumento di lavoro. Parlare di quello che si fa ha un doppio benefico effetto. Da una parte ti aiuta attraverso il processo di scrittura a sedimentare e raffinare idee ed intuizioni, dall’altra cosente di esporre queste idee ad un pubblico che può commentare, criticare o apprezzarle contribuendo a renderle in ogni caso migliori di prima.
Al tempo stesso mutano gli spazi dove questi confronti avvengono. Come molti da qualche tempo scrivo poco nel blog ed uso molto più Twitter, Facebook e Friendfeed per segnalare le cose che ho letto e trovato interessanti. La sintesi imposta da questi strumenti offre una rapidità di diffusione straordinaria e richiede una capacità di andare al punto che si affina nel tempo. Essere sintetici può essere difficile perchè ogni singola parola di quello che scrivi diventa importante. Quando lo fai usando una lingua non tua diventa un esercizio ancora più utile.
Di tutto questo ai lettori dei blog non arrivava nulla. Per questo ho deciso di dare ampio spazio nella sidebar al mio lifestream (tweet, segnalazioni di libri, commenti, appunti).
Penso tuttavia che usare solo questi strumenti non basti. Non basta sopratutto quando i contenuti di cui vuoi parlare non sono semplici segnalazioni accompagnate da brevi commenti ma idee tue che richiedono spazio per essere sviluppate ed argomentate. Per questo motivo rimane importante per me lo spazio di questo blog.
Negli anni la struttura di categorie che avevo creato si è accresciuta e la struttura del nuovo template ha richiesto un ripensamento ed un consolidamento.
Ne sono uscito con tre categorie principali: Next Media (che parla delle tecnologie del cambiamento), Next People (che parla dei cambiamenti a livello individuale) e Next Society che tratta dei cambiamenti a livello sociale. L’ultimo post di ciascuna di queste categorie sarà mostrato nelle tre colonne che chiudono lo spazio principale dell’home page.
Scompare per il momento il lunghissimo elenco dei feed che leggo almeno fino a quando qualcuno non mi consentirà di incrociare i dati dell’attenzione con questa lista e di mostrare un elenco più breve dei feed a cui presto più attenzione. Gli appassionati del listone trovano comunque la lista completa ed aggiornata in tempo reale nella sezione del blog cosa leggo.
Il nuovo template richiede quattro immagini di dimensioni diverse per ogni post ed un breve abstract del contenuto. Tutto questo manca ovviamente in tutti i post precedenti e tempo che il lettore dovrà farsene una ragione. Pur rendendo il tutto molto gradevole dal punto di vista estetico temo che questa procedura mi farà perdere un sacco di tempo ed ogni suggerimento su come sveltirla (ridimensionare un immagine in batch, uploadarla via ftp in specifiche cartelle, etc) è ben accetto.
Sono benvenuti inoltre tutti i commenti ed i suggerimenti sul nuovo layout, sulla struttura delle categorie e su tutto il resto.
Sto inoltre pensando di sostuire la scritta sulla testata con un’immagine. Se vi viene in mente qualcosa o volete contribuire con una vostra proposta siete i benvenuti.

Come i più astuti di voi (fra quelli che non leggono questo blog attraverso un aggregatore di feed rss) avranno notato, ho deciso di modificare sostanzialmente l’aspetto del blog. Da tempo cercavo un template in stile magazine per questo blog e quando ho letto (via Laboratorio di Web Content) della disponibilità di questi temi gratuiti non ho saputo resistere (l’irresistibile desiderio di procrastinare altre cose che dovrei fare ha fatto il resto).

Pur iniziato come un’idea estemporanea di redisgn solo estetico mi sono ritrovato alla fine a ripensare alla struttura stessa di questo blog e degli argomenti che tratta. Per me questo blog è uno strumento di lavoro. Parlare di quello che si fa ha un doppio benefico effetto. Da una parte ti aiuta attraverso il processo di scrittura a sedimentare e raffinare idee ed intuizioni, dall’altra cosente di esporre queste idee ad un pubblico che può commentare, criticare o apprezzarle contribuendo a renderle in ogni caso migliori di prima.

Al tempo stesso mutano gli spazi dove questi confronti avvengono. Come molti da qualche tempo scrivo poco nel blog ed uso molto più Twitter, Facebook e Friendfeed per segnalare le cose che ho letto e trovato interessanti. La sintesi imposta da questi strumenti offre una rapidità di diffusione straordinaria e richiede una capacità di andare al punto che si affina nel tempo. Essere sintetici può essere difficile perchè ogni singola parola di quello che scrivi diventa importante. Quando lo fai usando una lingua non tua diventa un esercizio ancora più utile.

Di tutto questo ai lettori dei blog non arrivava nulla. Per questo ho deciso di dare ampio spazio nella sidebar al mio lifestream (tweet, segnalazioni di libri, commenti, appunti).

Penso tuttavia che usare solo questi strumenti non basti. Non basta sopratutto quando i contenuti di cui vuoi parlare non sono semplici segnalazioni accompagnate da brevi commenti ma idee tue che richiedono spazio per essere sviluppate ed argomentate. Per questo motivo rimane importante per me lo spazio di questo blog.

Negli anni la struttura di categorie che avevo creato si è accresciuta e la struttura del nuovo template ha richiesto un ripensamento ed un consolidamento.

Ne sono uscito con tre categorie principali: Next Media (che parla delle tecnologie del cambiamento), Next People (che parla dei cambiamenti a livello individuale) e Next Society che tratta dei cambiamenti a livello sociale. L’ultimo post di ciascuna di queste categorie sarà mostrato nelle tre colonne che chiudono lo spazio principale dell’home page.

Scompare per il momento il lunghissimo elenco dei feed che leggo almeno fino a quando qualcuno non mi consentirà di incrociare i dati dell’attenzione con questa lista e di mostrare un elenco più breve dei feed a cui presto più attenzione. Gli appassionati del listone trovano comunque la lista completa ed aggiornata in tempo reale nella sezione del blog cosa leggo.

Il nuovo template richiede quattro immagini di dimensioni diverse per ogni post ed un breve abstract del contenuto. Tutto questo manca ovviamente in tutti i post precedenti e tempo che il lettore dovrà farsene una ragione. Pur rendendo il tutto molto gradevole dal punto di vista estetico temo che questa procedura mi farà perdere un sacco di tempo ed ogni suggerimento su come sveltirla (ridimensionare un immagine in batch, uploadarla via ftp in specifiche cartelle, etc) è ben accetto.

Sono benvenuti inoltre tutti i commenti ed i suggerimenti sul nuovo layout, sulla struttura delle categorie e su tutto il resto.

Sto inoltre pensando di sostuire la scritta sulla testata con un’immagine. Se vi viene in mente qualcosa o volete contribuire con una vostra proposta siete i benvenuti.

Come i più astuti di voi (fra quelli che non leggono questo blog attraverso un aggregatore di feed rss) avranno notato, ho deciso di modificare sostanzialmente l’aspetto del blog. Da tempo cercavo un template in stile magazine per questo blog e quando ho letto (via Laboratorio di Web Content) della disponibilità di questi temi gratuiti non ho saputo resistere (l’irresistibile desiderio di procrastinare altre cose che dovrei fare ha fatto il resto).

Pur iniziato come un’idea estemporanea di redisgn solo estetico mi sono ritrovato alla fine a ripensare alla struttura stessa di questo blog e degli argomenti che tratta. Per me questo blog è uno strumento di lavoro. Parlare di quello che si fa ha un doppio benefico effetto. Da una parte ti aiuta attraverso il processo di scrittura a sedimentare e raffinare idee ed intuizioni, dall’altra cosente di esporre queste idee ad un pubblico che può commentare, criticare o apprezzarle contribuendo a renderle in ogni caso migliori di prima.

Al tempo stesso mutano gli spazi dove questi confronti avvengono. Come molti da qualche tempo scrivo poco nel blog ed uso molto più Twitter, Facebook e Friendfeed per segnalare le cose che ho letto e trovato interessanti. La sintesi imposta da questi strumenti offre una rapidità di diffusione straordinaria e richiede una capacità di andare al punto che si affina nel tempo. Essere sintetici può essere difficile perchè ogni singola parola di quello che scrivi diventa importante. Quando lo fai usando una lingua non tua diventa un esercizio ancora più utile.

Di tutto questo ai lettori dei blog non arrivava nulla. Per questo ho deciso di dare ampio spazio nella sidebar al mio lifestream (tweet, segnalazioni di libri, commenti, appunti).

Penso tuttavia che usare solo questi strumenti non basti. Non basta sopratutto quando i contenuti di cui vuoi parlare non sono semplici segnalazioni accompagnate da brevi commenti ma idee tue che richiedono spazio per essere sviluppate ed argomentate. Per questo motivo rimane importante per me lo spazio di questo blog.

Negli anni la struttura di categorie che avevo creato si è accresciuta e la struttura del nuovo template ha richiesto un ripensamento ed un consolidamento.

Ne sono uscito con tre categorie principali: Next Media (che parla delle tecnologie del cambiamento), Next People (che parla dei cambiamenti a livello individuale) e Next Society che tratta dei cambiamenti a livello sociale. L’ultimo post di ciascuna di queste categorie sarà mostrato nelle tre colonne che chiudono lo spazio principale dell’home page.

Scompare per il momento il lunghissimo elenco dei feed che leggo almeno fino a quando qualcuno non mi consentirà di incrociare i dati dell’attenzione con questa lista e di mostrare un elenco più breve dei feed a cui presto più attenzione. Gli appassionati del listone trovano comunque la lista completa ed aggiornata in tempo reale nella sezione del blog cosa leggo.

Il nuovo template richiede quattro immagini di dimensioni diverse per ogni post ed un breve abstract del contenuto. Tutto questo manca ovviamente in tutti i post precedenti e tempo che il lettore dovrà farsene una ragione. Pur rendendo il tutto molto gradevole dal punto di vista estetico temo che questa procedura mi farà perdere un sacco di tempo ed ogni suggerimento su come sveltirla (ridimensionare un immagine in batch, uploadarla via ftp in specifiche cartelle, etc) è ben accetto.

Sono benvenuti inoltre tutti i commenti ed i suggerimenti sul nuovo layout, sulla struttura delle categorie e su tutto il resto.

Sto inoltre pensando di sostuire la scritta sulla testata con un’immagine. Se vi viene in mente qualcosa o volete contribuire con una vostra proposta siete i benvenuti.

I marziani scoprono la parte abitata della rete

Una risposta all’articolo scritto da Massimo Mantellini per la rubrica Contrappunti di Punto Informatico.Una risposta all’articolo scritto da Massimo Mantellini per la rubrica Contrappunti di Punto Informatico.Una risposta all’articolo scritto da Massimo Mantellini per la rubrica Contrappunti di Punto Informatico.

Ho letto attentamente l’anteprima del pezzo di Massimo Mantellini che sarà pubblicato domani su Punto Informatico e devo dire che la sua analisi non mi convince.
Premetto che le batterie di domande della ricerca LaRiCA su Internet, blog e siti di social network sono tutte traduzioni fedeli delle domande poste da Pew / Internet negli Stati Uniti. Essendo Pew lo standard di riferimento nel settore, abbiamo deciso di porre domande identiche allo scopo di avere un dato confrontabile. Identica è inoltre la metodologia di reperimento dati attraverso interviste telefoniche.
Detto questo vengo ai miei dubbi citando un piccolo estratto del post:

“a cosa mi serve, se mi riferisco alla parte abitata della rete, sapere quanti marziani l’hanno visitata almeno una volta?”

Secondo me serve a farci un’idea delle dimensioni dell’attenzione e della conoscenza verso il fenomeno “parte abitata della rete”. Se i marziani vengono a visitarci vuol dire che sanno come e dove trovarci e nutrono un qualche interesse per noi. Sapere quanti sono questi marziani è, per me, di un qualche interesse.
Sono d’accordo che sarebbe interessante sapere “quanti cittadini usano la rete per informarsi ed esprimere giudizi sullo stato delle cose, per confrontarsi su tematiche politiche o culturali, per discutere e raccogliere informazioni su prodotti e servizi in una modalità differente da quelle fino a ieri disponibili” ma, semplicemente, non era questo lo scopo della nostra ricerca. La ricerca che abbiamo svolto ha un valore puramente esplorativo ed ogni approfondimento che riguarda lo specifico dei comportamenti dei blogger richiederebbe una diversa strategia di campionamento focalizzata su queste figure.
Anche in vista di un obiettivo come questo avere una stima della numerosità di questi soggetti è essenziale per definire le dimensioni di un eventuale campione.
Ho grosse perplessità, invece, sul ragionamento del 3 milioni * 1 su 10 = 30.000.000.

“Mentre le società di ricerca stimano sul 50% circa il numero dei blog o dei social network aggiornati con una qualche frequenza, chiunque abbia potuto dare una occhiata ai numeri dei grandi fornitori di servizi di social network sa che il rapporto fra blog aperti e blog attivi è molto differente: meno di un blog ogni 10 aperti è solitamente attivo. Se davvero in Italia il numero di creatori di contenuti supera i 3 milioni allora sarebbe necessario immaginare che siano stati attivati nel nostro paese oltre 30 milioni di blog o pagine su Facebook o MySpace o Flickr.”

Non conosco i dati dei grandi fornitori di piattaforme. Conosco invece, grazie a Pew/Internet, le risposte che gli autori di blog americani hanno dato alla stessa domanda.
Ho riassunto i risultati della comparazione in questo grafico (clicca per ingrandire):
frequenza-aggiornamento-us-comp
Come si può facilmente notare non esistono grandi differenze. Questo mi porta a pensare che la domanda filtro (“Tiene un blog o un diario online”) tenda ad escludere buona parte di quei 9 blog abbandonati su 10. Solo i fornitori di piattaforme possono dirci quanti blog aperti in totale ci sono in Italia ma una cosa è certa: se quello che ci interessa è la parte abitata della rete non è fra i blog abbandonati che la troveremo.
Pur essendo molto scettico e sempre sospettoso rispetto ai dati statistici, non posso non notare che se tre ricerche diverse hanno fornito dati del tutto simili, un fondo di verità ci deve essere.
Per me quel fondo di verità è riassumibile nella considerazione che esiste un significativo numero di italiani (molto più vasto di quello che si poteva immaginare), soprattutto fra i giovani, che leggono o tengono un blog ed hanno un profilo su un sito di social network.
Questo implica che la stragrande maggioranza dei blogger (cioè delle persone che tengono un blog) rappresentano un universo largamente inesplorato che non può essere in alcun modo ricondotto al gruppo dei blogger più noti (che possiamo far coincidere a spanne con quelli iscritti a Blogbabel e sono dunque qualche migliaio). Non solo. Quando si pensa a cosa sia un blog e alle motivazioni che spingono ad aprirne uno bisognerebbe guardare a chi “spulcia il livespace pieno di farfalline della compagna di classe” (per citare un commento del post di Mantellini) e non solo al piccolo sotto insieme che è più visibile ma numericamente molto meno rappresentativo. Sono sicuro che scopriremmo universi completamente diversi ed in qualche modo incommensurabili.
Fatto sta che questa massa di persone (prevalentemente giovani, che hanno come pubblico di riferimento il loro gruppo di amici e se ricevono troppa attenzione su un post la considerano quasi un’intrusione nella loro privacy più che un evento da festeggiare) esiste al di là della visibilità che possa avere o desiderare.
Questo significa che anche quando ragioniamo sull’impatto della parte abitata della rete in Italia dovremmo guardare con una certa attenzione (molto più di quanto sia stato fatto fino ad ora) a questa parte sommersa dell’iceberg.
Se non lo facciamo un giorno non molto lontano potremmo sveglairci e scoprire con sgomento che i marziani della parte abitata della rete siamo proprio noi adulti in cerca di visibilità e iscritti a Blogbabel 🙂

Technorati tags: , , , , ,

Ho letto attentamente l’anteprima del pezzo di Massimo Mantellini che sarà pubblicato domani su Punto Informatico e devo dire che la sua analisi non mi convince.

Premetto che le batterie di domande della ricerca LaRiCA su Internet, blog e siti di social network sono tutte traduzioni fedeli delle domande poste da Pew / Internet negli Stati Uniti. Essendo Pew lo standard di riferimento nel settore, abbiamo deciso di porre domande identiche allo scopo di avere un dato confrontabile. Identica è inoltre la metodologia di reperimento dati attraverso interviste telefoniche.

Detto questo vengo ai miei dubbi citando un piccolo estratto del post:

“a cosa mi serve, se mi riferisco alla parte abitata della rete, sapere quanti marziani l’hanno visitata almeno una volta?”

Secondo me serve a farci un’idea delle dimensioni dell’attenzione e della conoscenza verso il fenomeno “parte abitata della rete”. Se i marziani vengono a visitarci vuol dire che sanno come e dove trovarci e nutrono un qualche interesse per noi. Sapere quanti sono questi marziani è, per me, di un qualche interesse.

Sono d’accordo che sarebbe interessante sapere “quanti cittadini usano la rete per informarsi ed esprimere giudizi sullo stato delle cose, per confrontarsi su tematiche politiche o culturali, per discutere e raccogliere informazioni su prodotti e servizi in una modalità differente da quelle fino a ieri disponibili” ma, semplicemente, non era questo lo scopo della nostra ricerca. La ricerca che abbiamo svolto ha un valore puramente esplorativo ed ogni approfondimento che riguarda lo specifico dei comportamenti dei blogger richiederebbe una diversa strategia di campionamento focalizzata su queste figure.

Anche in vista di un obiettivo come questo avere una stima della numerosità di questi soggetti è essenziale per definire le dimensioni di un eventuale campione.

Ho grosse perplessità, invece, sul ragionamento del 3 milioni * 1 su 10 = 30.000.000.

“Mentre le società di ricerca stimano sul 50% circa il numero dei blog o dei social network aggiornati con una qualche frequenza, chiunque abbia potuto dare una occhiata ai numeri dei grandi fornitori di servizi di social network sa che il rapporto fra blog aperti e blog attivi è molto differente: meno di un blog ogni 10 aperti è solitamente attivo. Se davvero in Italia il numero di creatori di contenuti supera i 3 milioni allora sarebbe necessario immaginare che siano stati attivati nel nostro paese oltre 30 milioni di blog o pagine su Facebook o MySpace o Flickr.”

Non conosco i dati dei grandi fornitori di piattaforme. Conosco invece, grazie a Pew/Internet, le risposte che gli autori di blog americani hanno dato alla stessa domanda.

Ho riassunto i risultati della comparazione in questo grafico (clicca per ingrandire):

frequenza-aggiornamento-us-comp

Come si può facilmente notare non esistono grandi differenze. Questo mi porta a pensare che la domanda filtro (“Tiene un blog o un diario online”) tenda ad escludere buona parte di quei 9 blog abbandonati su 10. Solo i fornitori di piattaforme possono dirci quanti blog aperti in totale ci sono in Italia ma una cosa è certa: se quello che ci interessa è la parte abitata della rete non è fra i blog abbandonati che la troveremo.

Pur essendo molto scettico e sempre sospettoso rispetto ai dati statistici, non posso non notare che se tre ricerche diverse hanno fornito dati del tutto simili, un fondo di verità ci deve essere.

Per me quel fondo di verità è riassumibile nella considerazione che esiste un significativo numero di italiani (molto più vasto di quello che si poteva immaginare), soprattutto fra i giovani, che leggono o tengono un blog ed hanno un profilo su un sito di social network.

Questo implica che la stragrande maggioranza dei blogger (cioè delle persone che tengono un blog) rappresentano un universo largamente inesplorato che non può essere in alcun modo ricondotto al gruppo dei blogger più noti (che possiamo far coincidere a spanne con quelli iscritti a Blogbabel e sono dunque qualche migliaio). Non solo. Quando si pensa a cosa sia un blog e alle motivazioni che spingono ad aprirne uno bisognerebbe guardare a chi “spulcia il livespace pieno di farfalline della compagna di classe” (per citare un commento del post di Mantellini) e non solo al piccolo sotto insieme che è più visibile ma numericamente molto meno rappresentativo. Sono sicuro che scopriremmo universi completamente diversi ed in qualche modo incommensurabili.

Fatto sta che questa massa di persone (prevalentemente giovani, che hanno come pubblico di riferimento il loro gruppo di amici e se ricevono troppa attenzione su un post la considerano quasi un’intrusione nella loro privacy più che un evento da festeggiare) esiste al di là della visibilità che possa avere o desiderare.

Questo significa che anche quando ragioniamo sull’impatto della parte abitata della rete in Italia dovremmo guardare con una certa attenzione (molto più di quanto sia stato fatto fino ad ora) a questa parte sommersa dell’iceberg.

Se non lo facciamo un giorno non molto lontano potremmo sveglairci e scoprire con sgomento che i marziani della parte abitata della rete siamo proprio noi adulti in cerca di visibilità e iscritti a Blogbabel 🙂

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Ho letto attentamente l’anteprima del pezzo di Massimo Mantellini che sarà pubblicato domani su Punto Informatico e devo dire che la sua analisi non mi convince.

Premetto che le batterie di domande della ricerca LaRiCA su Internet, blog e siti di social network sono tutte traduzioni fedeli delle domande poste da Pew / Internet negli Stati Uniti. Essendo Pew lo standard di riferimento nel settore, abbiamo deciso di porre domande identiche allo scopo di avere un dato confrontabile. Identica è inoltre la metodologia di reperimento dati attraverso interviste telefoniche.

Detto questo vengo ai miei dubbi citando un piccolo estratto del post:

“a cosa mi serve, se mi riferisco alla parte abitata della rete, sapere quanti marziani l’hanno visitata almeno una volta?”

Secondo me serve a farci un’idea delle dimensioni dell’attenzione e della conoscenza verso il fenomeno “parte abitata della rete”. Se i marziani vengono a visitarci vuol dire che sanno come e dove trovarci e nutrono un qualche interesse per noi. Sapere quanti sono questi marziani è, per me, di un qualche interesse.

Sono d’accordo che sarebbe interessante sapere “quanti cittadini usano la rete per informarsi ed esprimere giudizi sullo stato delle cose, per confrontarsi su tematiche politiche o culturali, per discutere e raccogliere informazioni su prodotti e servizi in una modalità differente da quelle fino a ieri disponibili” ma, semplicemente, non era questo lo scopo della nostra ricerca. La ricerca che abbiamo svolto ha un valore puramente esplorativo ed ogni approfondimento che riguarda lo specifico dei comportamenti dei blogger richiederebbe una diversa strategia di campionamento focalizzata su queste figure.

Anche in vista di un obiettivo come questo avere una stima della numerosità di questi soggetti è essenziale per definire le dimensioni di un eventuale campione.

Ho grosse perplessità, invece, sul ragionamento del 3 milioni * 1 su 10 = 30.000.000.

“Mentre le società di ricerca stimano sul 50% circa il numero dei blog o dei social network aggiornati con una qualche frequenza, chiunque abbia potuto dare una occhiata ai numeri dei grandi fornitori di servizi di social network sa che il rapporto fra blog aperti e blog attivi è molto differente: meno di un blog ogni 10 aperti è solitamente attivo. Se davvero in Italia il numero di creatori di contenuti supera i 3 milioni allora sarebbe necessario immaginare che siano stati attivati nel nostro paese oltre 30 milioni di blog o pagine su Facebook o MySpace o Flickr.”

Non conosco i dati dei grandi fornitori di piattaforme. Conosco invece, grazie a Pew/Internet, le risposte che gli autori di blog americani hanno dato alla stessa domanda.

Ho riassunto i risultati della comparazione in questo grafico (clicca per ingrandire):

frequenza-aggiornamento-us-comp

Come si può facilmente notare non esistono grandi differenze. Questo mi porta a pensare che la domanda filtro (“Tiene un blog o un diario online”) tenda ad escludere buona parte di quei 9 blog abbandonati su 10. Solo i fornitori di piattaforme possono dirci quanti blog aperti in totale ci sono in Italia ma una cosa è certa: se quello che ci interessa è la parte abitata della rete non è fra i blog abbandonati che la troveremo.

Pur essendo molto scettico e sempre sospettoso rispetto ai dati statistici, non posso non notare che se tre ricerche diverse hanno fornito dati del tutto simili, un fondo di verità ci deve essere.

Per me quel fondo di verità è riassumibile nella considerazione che esiste un significativo numero di italiani (molto più vasto di quello che si poteva immaginare), soprattutto fra i giovani, che leggono o tengono un blog ed hanno un profilo su un sito di social network.

Questo implica che la stragrande maggioranza dei blogger (cioè delle persone che tengono un blog) rappresentano un universo largamente inesplorato che non può essere in alcun modo ricondotto al gruppo dei blogger più noti (che possiamo far coincidere a spanne con quelli iscritti a Blogbabel e sono dunque qualche migliaio). Non solo. Quando si pensa a cosa sia un blog e alle motivazioni che spingono ad aprirne uno bisognerebbe guardare a chi “spulcia il livespace pieno di farfalline della compagna di classe” (per citare un commento del post di Mantellini) e non solo al piccolo sotto insieme che è più visibile ma numericamente molto meno rappresentativo. Sono sicuro che scopriremmo universi completamente diversi ed in qualche modo incommensurabili.

Fatto sta che questa massa di persone (prevalentemente giovani, che hanno come pubblico di riferimento il loro gruppo di amici e se ricevono troppa attenzione su un post la considerano quasi un’intrusione nella loro privacy più che un evento da festeggiare) esiste al di là della visibilità che possa avere o desiderare.

Questo significa che anche quando ragioniamo sull’impatto della parte abitata della rete in Italia dovremmo guardare con una certa attenzione (molto più di quanto sia stato fatto fino ad ora) a questa parte sommersa dell’iceberg.

Se non lo facciamo un giorno non molto lontano potremmo sveglairci e scoprire con sgomento che i marziani della parte abitata della rete siamo proprio noi adulti in cerca di visibilità e iscritti a Blogbabel 🙂

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Wii Fit… un prodotto geniale

Una recensione molto amatoriale e senza pretese della Wii Balance Board della NintendoUna recensione molto amatoriale e senza pretese della Wii Balance Board della NintendoUna recensione molto amatoriale e senza pretese della Wii Balance Board della Nintendo

Non ho altre parole per descrivere il mio primo impatto con il Wii Fit e non so bene da dove cominciare questa specie di recensione.
Unboxing the Wii Fit
Dopo l’unboxing la prima cosa da fare è inseire le 4 pile, mettere il disco nella console ed avviarlo. Schermata di configurazione
La pedana va sincronizzata con la console la prima volta che la si usa e l’operazione consiste nel premere due tastini con una procedura analoga a quella dei telecomandi. La pedana ha un bottone di accensione situato nella parte anteriore e tende a spegnersi da sola quando non utilizzata.
Schermata di configurazione
Poi inizia il divertimeno. Scelta del Mii e configurazione dei dati personali: altezza, data di nascita e peso (misurato dalla stessa pedana). Calcolato il tuo stato di forma (parte sulla quale nel mio caso tenderei a sorvolare 🙂 ) e la qualità della propria postura (con una misurazione del baricentro semplicemente geniale) si può impostare una serie di obiettivi personali e si inizia con gli esercizi. Ce ne sono di 4 tipi: yoga, esercizi per rafforzare la muscolatura, aerobici e giochi di equilibrio.
Quattro tipi di attività
Tutti le attività sono molto ben costruite e spiegate. Alcune oltre ad essere utili sono anche parecchio divertenti e mano mano che si spende tempo esercitandosi si sbloccano nuove attività ed esercizi.
Lo step
La mia preferita al momento è lo step ma anche lo jogging per il parco (che funziona senza pedana tenendo semplicemente il telecomando in tasca) è molto divertete.
Fantastico anche lo slalom, i copli di testa e tutti gli esercizi Yoga a partire dalla respirazione fino a tutti quegli altri che non sono riuscito ad eseguire (shame on me).
In definitiva la pedana Wii Fit ed il suo relativo software è un prodotto semplicemente geniale e non mi stupire di scoprire che possa davvero funzionare per migliorare il proprio stato di forma divertendosi.
LINK: Vai alla galleria di immagini su Flickr

Technorati tags: ,

Non ho altre parole per descrivere il mio primo impatto con il Wii Fit e non so bene da dove cominciare questa specie di recensione.

Unboxing the Wii Fit

Dopo l’unboxing la prima cosa da fare è inseire le 4 pile, mettere il disco nella console ed avviarlo. Schermata di configurazione

La pedana va sincronizzata con la console la prima volta che la si usa e l’operazione consiste nel premere due tastini con una procedura analoga a quella dei telecomandi. La pedana ha un bottone di accensione situato nella parte anteriore e tende a spegnersi da sola quando non utilizzata.

Schermata di configurazione

Poi inizia il divertimeno. Scelta del Mii e configurazione dei dati personali: altezza, data di nascita e peso (misurato dalla stessa pedana). Calcolato il tuo stato di forma (parte sulla quale nel mio caso tenderei a sorvolare 🙂 ) e la qualità della propria postura (con una misurazione del baricentro semplicemente geniale) si può impostare una serie di obiettivi personali e si inizia con gli esercizi. Ce ne sono di 4 tipi: yoga, esercizi per rafforzare la muscolatura, aerobici e giochi di equilibrio.

Quattro tipi di attività

Tutti le attività sono molto ben costruite e spiegate. Alcune oltre ad essere utili sono anche parecchio divertenti e mano mano che si spende tempo esercitandosi si sbloccano nuove attività ed esercizi.

Lo step

La mia preferita al momento è lo step ma anche lo jogging per il parco (che funziona senza pedana tenendo semplicemente il telecomando in tasca) è molto divertete.

Fantastico anche lo slalom, i copli di testa e tutti gli esercizi Yoga a partire dalla respirazione fino a tutti quegli altri che non sono riuscito ad eseguire (shame on me).

In definitiva la pedana Wii Fit ed il suo relativo software è un prodotto semplicemente geniale e non mi stupire di scoprire che possa davvero funzionare per migliorare il proprio stato di forma divertendosi.

LINK: Vai alla galleria di immagini su Flickr

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Non ho altre parole per descrivere il mio primo impatto con il Wii Fit e non so bene da dove cominciare questa specie di recensione.

Unboxing the Wii Fit

Dopo l’unboxing la prima cosa da fare è inseire le 4 pile, mettere il disco nella console ed avviarlo. Schermata di configurazione

La pedana va sincronizzata con la console la prima volta che la si usa e l’operazione consiste nel premere due tastini con una procedura analoga a quella dei telecomandi. La pedana ha un bottone di accensione situato nella parte anteriore e tende a spegnersi da sola quando non utilizzata.

Schermata di configurazione

Poi inizia il divertimeno. Scelta del Mii e configurazione dei dati personali: altezza, data di nascita e peso (misurato dalla stessa pedana). Calcolato il tuo stato di forma (parte sulla quale nel mio caso tenderei a sorvolare 🙂 ) e la qualità della propria postura (con una misurazione del baricentro semplicemente geniale) si può impostare una serie di obiettivi personali e si inizia con gli esercizi. Ce ne sono di 4 tipi: yoga, esercizi per rafforzare la muscolatura, aerobici e giochi di equilibrio.

Quattro tipi di attività

Tutti le attività sono molto ben costruite e spiegate. Alcune oltre ad essere utili sono anche parecchio divertenti e mano mano che si spende tempo esercitandosi si sbloccano nuove attività ed esercizi.

Lo step

La mia preferita al momento è lo step ma anche lo jogging per il parco (che funziona senza pedana tenendo semplicemente il telecomando in tasca) è molto divertete.

Fantastico anche lo slalom, i copli di testa e tutti gli esercizi Yoga a partire dalla respirazione fino a tutti quegli altri che non sono riuscito ad eseguire (shame on me).

In definitiva la pedana Wii Fit ed il suo relativo software è un prodotto semplicemente geniale e non mi stupire di scoprire che possa davvero funzionare per migliorare il proprio stato di forma divertendosi.

LINK: Vai alla galleria di immagini su Flickr

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La via italiana ai siti di social network

Presentazione dello stato di avanzamento di una ricerca sull’uso dei siti di social network in Italia.

Venerdì ho presentato nel corso di un workshop pomeridiano del convegno “La vita online. Trasformazioni nello/dello spazio pubblico” lo stato di avanzamento dell’analisi comparativa fra Facebook e Badoo.
In particolare ho affinato il background teorico, formulato due ipotesi di ricerca e definito la metodologia.
Le due ipotesi ruotano intorno all’idea che stiamo assistendo ad una fase di passaggio nell’uso dei social media in Italia. I social media, come in tutto il mondo, sono utilizzati moltissimo da giovani e giovanissimi.
In una prima fase Internet rappresenta per una certa generazione di giovani e giovanissimi uno spazio dove socializzare con i propri coetanei e sperimentare la loro identità a riparo dagli occhi indiscreti dei genitori e degli adulti (leggi docenti, marketing e malintenzionati) in genere.
Questa prima fase si esaurisce presto. Sono segnali inequivocabili della fine di questo primo periodo di socializzazione ai nuovi media gli articoli di giornali e l’attenzione che i mezzi di comunicazione di massa dedicano ai giovani ed il loro uso della rete.
A questo punto i teens trovano riparo dentro i social network. I social network corrispondono perfettamente alle esigenze di comunicazione “con gli amici che si vede più spesso” che emerge dall’analisi di quello che i teenagers fanno con questi siti e al tempo stesso garantiscono una certa protezione.
In questo senso MySpace è un nome che più azzeccato non poteva essere.
Penso che in Italia siamo alle soglie di questo passaggio. L’uso massiccio di SNSs come Badoo (dove il profilo è del tutto pubblico) e delle piattaforme di blog rappresenta la prima fase del “tutto pubblico tanto non mi troveranno mai”. Una fase nella quale l’utente non ha chiaro quanto pubblico possa essere ciò che è in rete (grazie alla ricercabilità). Una fase nella quale si apprende, spesso sulla propria pelle, come usare la distinzione pubblico/privato in rete.
Da qui la mia prima ipotesi.
La seconda riguarda invece la tendenza ad usare Internet per aumentare la quantità dei propri contatti (aggiungendo gente sconosciuta ed accettando ogni invito) vs rafforzare i legami sociali esistenti creando intorno alla propria rete sociale un confine che ne definisca i criteri di appartenenza. Tecnicamente nei termini di Putnam si parla rispettivamente di bridging e di bonding del capitale sociale. Anche in questo caso ho la sensazione che la fase del bridging selvaggio (vedi siti tipo Neurona) sia destinata a breve durata. Anche in questo caso ho la sensazione che studiando le differenze fra Facebook e Badoo in Italia si possa imparare molto.
Tutto questo ragionamento è riassunto nel set di slide che condivido volentieri qui sotto.

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Per il proseguio della ricerca l’idea è quella di intervistare i responsabili di Badoo con i quali sono già in contatto ed iniziare subito dopo una serie di focus group su utenti italiani di FB e di Badoo.
Cosa ne pensate? Suggerimenti? Domande? Esperienze dirette che vale la pena raccontare?

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BlogLab 2008

BlogLab è un progetto semplice ed ambizioso al tempo stesso.
Semplice perchè si tratta, in pratica, di insegnare ad un gruppo di studenti a gestire in modo professionale un blog e garantire agli autori delle migliori idee un periodo di stage su progetti ad hoc di aziende del settore.
Ambisioso perchè è il frutto della collaborazione fra docenti universitari che provengono da background ed atenei diversi ed un manipolo di blogger esperti.
L’esperienza dello scorso anno ed i nomi degli organizzatori ed ideatori del progetto (Stefano Epifani/Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza e Antonio Sofi/Facoltà di Media e Giornalismo dell’Università di Firenze) sono, per chi frequenta il web, un’assoluta garanzia di serietà ed efficenza.
A queste motivazioni si aggiunge poi la presenza di colleghi che stimo: Andrea Toso (Università di Torino), Roberta Milano (Università di Genova / Campus di Savona) e Vittorio Pasteris (Università di Torino).
Partecipare è piuttosto semplice. Bisogna essere studenti di uniurb o di uno degli altri atenei segnalati sopra, compilare il modulo di presentazione progetti ed inviare il tutto a bloglabmail@gmail.com entro il 18 domenica 20 aprile 2008.
Ai progetti selezionati sarà assegnato un fellow (o tutor che dir si voglia) fra i blogger che si sono resi disponibili ed insieme cercheremo di curare al meglio e far crescere le loro idee.
Per contatti e collaborazioni o per aziende interessate a proporre stage: bloglabmail@gmail.com.
LINK: BlogLab sito ufficiale, Modulo di iscrizione a BlogLab 2008

Io sostengo Walter Veltroni

Ho scelto di votare, senza entusiasmo, per il partito democratico.

Una scelta semplice perchè la possibile alternativa è praticamente l’identikit di tutto quello che vorrei che cambiasse in Italia.

Una scelta difficile perchè il partito democratico non mi offre una speranza precisa di cambiamento.

Eppure il cambiamento in Italia è necessario ed è un peccato che questa esigenza che si respira nell’aria non abbia trovato una chiara rappresentanza politica fra i candidati delle elezioni del 13 e 14 aprile.

La politica ha dimostrato di non essere in grado di ascoltare (o ignorare volutamente) questo grido silenzioso (o lo ha fatto in modo troppo blando e forse stumentale) e per questo la maggior parte dei cittadini che cercano il cambiamento sono delusi.

Molti sono tanto delusi da considerare, come ho fatto anche io, l’ipotesi di non votare per dare un segnare di sfiducia collettivo al mondo politico. Purtroppo dopo averci pensato su sono arrivato alla conclusione che, per quanto alta possa eotrà essere l’astensione, sarebbe una strategia efficace. Non c’è peggior sordo di quello che non vuol sentire.

Per questo ho deciso di manifestare il mio disagio in un modo diverso parecipando e sostenendo il V2-day del 25 aprile.

A proposito di conversazioni dal basso

Un esempio di visualizzazione delle conversazioni online realizzato con Yahoo!Pipes e Twitter in occasione delle elezioni politiche italiane di aprile 2008.

Giusto per provare i nuovi widget di Yahoo!Pipes.

Vi piace? Clonatelo e perfezionatelo a vostro piacimento.
UPDATE: E’ disponibile una versione migliorata ed aggiornata di Italian Elections Twitter Map. Al solito sentitevi liberi di consultatarla, clonarla e perfezionata.

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Il 9 maggio vota David

Venerdì 9 maggio a Pesaro ci sarà “Conversazioni dal Basso ’08”.
Come lo scorso anno si parlerà di blog e social media.
A differenza dello scorso anno ci concentreremo su un solo argomento.
Il tema sarà “Come blog e social media cambiano la politica”.
Di questo tema, dell’evento e dei suoi partecipanti si parlerà abbondantemente nei prossimi giorni sul blog ufficiale.
In questo post voglio invece raccontarvi un dietro le quinte.
Quando con i miei colleghi abbiamo ideato “Conversazioni dal Basso” abbiamo sempre cercato di organizzare un evento che parlasse del basso facendolo dal basso. Questo essere dal basso (ovvero aperti all’esterno e all’ascolto) si è concretizzato ad aprile 2007 nell’invitare, prima Università in Italia, quattro blogger a raccontarci da protagonisti dell’evento il loro punto di vista interno al cambiamento sociale che stavamo osservando.
Da allora, grazie anche al Festival dei Blog che è seguito e tante altre piccole e grandi occasioni di collaborazione, abbiamo stretto con Giuseppe, Luca, Massimo (che a dire il vero è un giornalista più che un blogger) e Lele una preziosa e divertente forma di scambio continuo.
Per il 2008 abbiamo deciso di dare a dal basso un significato se possibile ancora più radicale organizzando il workshop stesso, oltre che con i nostri amici blogger, anche con alcuni nostri studenti.
Thomas, Miriam, Arianna, Sara, Paola, Edoardo, Anna, Serena, Michele ed Antonio porteranno a cdb il loro diverso punto di vista, renderanno l’esperienza più interessante per noi e forse anche l’evento più vicino alle esigenze ed interessi degli studenti. Forse impareranno anche qualcosa su come si organizza un evento. Forse si divertiranno persino.
Il loro entusiasmo contagioso per ora si è materializzato negli oltre 150 messaggi che ci siamo scambiati in pochissimi giorni nello spazio di collaborazione online (un BaseCamp per chi fosse interessato) ed in questa straordinaria galleria di divertenti idee creative che adornano questo post su come personalizzare il logo di “Conversazioni dal Basso” per il seminario del 9 Maggio.
Io lavorerei sull’idea di Thomas di David come simbolo elettorale (in alto a destra).
E voi quale piace di più?

Volete provarci anche voi? Scaricate David in vettoriale (.ai) e buon divertimento.

Panel SNSs in National Context accepted!

Qualche tempo fa su iniziativa di Ewa Callahan e grazie alla fantastica e consigliatissima Air-L, un gruppo di ricercatori che studiano i social networks in diverse parti del mondo si è organizzato per presentare una proposta di panel per il convegno Internet Research 9.0: Rethinking Community, Rethinking Place.
Ora che la proposta è stata accettata ed il processo di review anonimo completato, ne posso parlare nel blog.
Il panel sarà composto da 5 paper che presentareanno ricerche sull’uso dei siti di social network rispettivamente nel contesto nazionale italiano, brasiliano, polacco, americano e coreano.
Darren Purcell (University of Oklahoma US) aprirà il panel con un paper che si discosta leggermente da questa prospettiva nazionale o meglio la declina in modo originale presentando uno studio che indaga l’impatto di Internet sulla creazione di identità nazionali di popoli privi di uno stato. Il caso di studi è su Facebook e consiste, in particolare, di un’analisi comparativa dei gruppi Baschi, Curdi, Palestinesi ed Hawaiani creati su questa piattaforma di social network.
Io presenterò la ricerca comparativa fra Facebook e Badoo di cui ho più volte parlato in questo blog. Potete leggere l’abstract qui.
A seguire Ewa Callahan presenterà uno studio su Nasza-Klasa (la nostra classe). Si tratta di un SNS polacco focalizzato sul ricostruire le reti sociali scolastiche. Il sito ha avuto un successo straordinario raccogliendo oltre 7 milioni di utenti ad un anno dal lancio e l’utilizzo che ne viene fatto trascende di molto lo scopo iniziale per il quale era stato progettato. Il paper presenterà i risultati di una ricerca realizzata in due fasi. Nella prima è stata realizzata una survey sugli utenti per comprendere meglio le motivazioni che spingono ad usare questo SN, nella seconda una content analysis di quanto si dice di Nasza-Klasa fuori dai suoi confini allo scopo di comprendere anche i motivi alla base dell’auto-esclusione.
Dalla Polonia si passa poi al Brasile con il paper di Raquel Recuero (PhD and a professor in the Communication Department at Catholic University of Pelotas UCPel, Brazil) che analizza Orkut (il social network di Google). Il 75% degli utenti di Orkut nel 2005 erano Brasiliani e secondo comScore, oltre 12 milioni di Brasiliani (oltre il 68% degli utenti Internet di quel Paese), hanno visitato il sito di Orkut nel dicembre 2007. La ricerca che presenta Raquel è di tipo etnografico (osservazione partecipante ed intervite) con un periodo di osservazione che va dal 2004 al 2007. Grazie a questo ampio periodo di tempo la ricerca indaga come è cambiato nel corso di questi anni l’uso di Orkut in Brasile e le differenze fra gli erarly e late adopoters.
Si preannuncia molto interessante anche l’intervento di Seong Eun Cho (Ph.D. candidate in School of Communication, Information, and Library Studies at Rutgers University in the United States) che presenta uno studio cross-culturale comparativo fra l’utenza di SNSs Coreana e Americana. In tutto sono state realizzate 30 interviste in profondità a studenti universitari coreani (18 utenti di Cyworld) ed americani (12 utenti di Facebook o MySpace). Differenze significative emergono sopratutto in relazione all’intensità d’uso di questi sistemi e sul concetto stesso di friends. In particolare gli americani tendono a mantenere attive con un basso livello di interazione un numero maggiore di contatti (pur senza accettare richeiste da sconosciuti) (bridging social capital) mentre gli utenti coreani prediligono gruppi più piccoli con un livello alto di intensità (bonding social capital).
L’ultimo paper del panel riguarda specificamente la Corea e YouTube. Gli autori Yeon-ok Lee, (PhD candidate in the Department of Politics and International Relations at Royal Holloway, University of London, UK) e Han Woo Park (Assistant Professor at YeungNam University, South Korea) hanno analizzato l’uso di YouTube durante le elezioni presidenziali del 2007 in Corea. In sintesi si tratta del così detto ‘BBK scandal’ nel quale uno il candidato favorito Lee è stato coinvolto. Poichè la regolamentazione della campagna proibiva di pubblicare video fino a 180 giorni prima del voto, i supporter degli altri candidati hanno iniziato muoversi fuori dai confini nazionali per aggirare l’ostacolo finendo per usare in massa YouTube. Molto interessante la metodologia utilizzata: (i) hyperlink analysis, (ii) interaction network analysis and (iii) semantic network analysis. In sono curioso di vedere i risultati di quella che viene definita semantic networks analysis basata su metodologia KWIC (keywords in context) ed applicata ai commenti dei video.
In sintesi non vedo l’ora che venga ottobre!

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Il Guru e la commodity

Bella lezione di Giuseppe Granieri nel corso di Sociologia dei New Media di GBA.

Tema: Second Life.

A cena la sera prima abbiamo parlato di unacademy e fra un bicchiere di rosso ed una grappa è venuta fuori l’idea di proporre 5 critiche a Second Life come spunto per la lezione.

Fra il gioco di ruolo e la realtà ho fatto i compiti e sono venuto fuori con questi 5 punti sul perchè Second Life per me non conta:

  1. Second Life altro non è che una chat con i pupazzi;
  2. Ogni avatar di Second Life consuma in media 1,752 kWh all’anno ovvero qualcosa di meno della media di un essere umano (2,436 kWh), più di un essere umano medio che vive in un paese in via di sviluppo (1,015 kWh) e circa lo stesso di un abitate del Brasile (1,884 kWh);
  3. I giovani usano i social networks e non Second Life;
  4. Second Life è una piattaforma proprietaria, un mondo con le sue regole e vincoli. Cosa ci garantisce che studiando le relazioni in quel mondo potremo estendere le nostre conoscenze in futuro ad altri mondi online?;
  5. Mondi Virtuali 3d? Esistono da anni, perchè Second Life dovrebbe essere meglio di ActiveWorlds?

Nel rispodondere Giuseppe ha spiegato in modo molto lucido perchè secondo lui Second Life conta e non poco.

Molte delle argomentazioni possono essere lette in questi due articoli:

Provando biecamente a risassumere potremmo dire che Second Life (e più in generale i mondi metaforici) rappresentano per lui una tecnologia in mano oggi agli early adopters un pò come i blog negli anni ’90.

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Non è ancora chiaro cosa farne ma le potenzialità sono grandi ed arrivare prima significa aquisire in prospettiva vantaggi di posizione spendibili quando la tecnologia uscirà dalla nicchia per diventare d’uso comune. I mondi metaforici sono dei fogli bianchi sta a noi riempirli di idee per sperimentare,  comprenderli e dargli senso

Al contrario i blog, sempre seguendo l’argomentazione di Giuseppe, sono ormai diventati una commodity. La tarda maggioranza ormai ha capito cosa sono e a volte li usa.

Come a dire lì non c’è più niente da innovare nè da inventare.

E qui la mia prospettiva di ricercatore e quella di un guru dell’innovazione divergono.

Per me una tecnologia inizia a diventare interessante quando se ne possono studiare gli effetti sulla società. Blog e social networks diventano interessanti ora in Italia per la prima volta dal punto di vista della ricerca. Prima si poteva speculare e riflettere sulla domestication americana. Oggi si può studiare l’effetto dell’introduzione di questa tecnologia in Italia.

Il fatto che una tecnologia diventi commodity è infatti, dalla mia prospettiva di ricercatore, una condizione per iniziare a lavorarci sopra efficacemente.

Per questo al momento blog e social networks sono per me più importanti dei mondi metaforici Second Life Like.

Ma visto che questo blog si chiama nextmedia and society non voglio neanche sottrarmi a giocare anche io a fare il guru dell’innovazione.

[guru mode on]

Non credo affatto che non vi siano margini di innovazione sul Web.

Le applicazioni sociali supportate dalla semantica delle macchine (tipo Twine) mi sembrano ad esempio una prospettiva particolarmente interessante. La portabilità del grafo sociale e la possibilità di creare un proprio lifestream al di fuori dei walled gardens mi sembra un’altra prospettiva di particolare interesse. Infine la possibilità di collezionare ed esporre in un formato standard la distribuzione dell’attenzione che un utente dedica alla fruizione dei contenuti (APML) mi sembra una terza prospettiva di innovazione di potenziale interesse.

Certo anche i mondi metaforici hanno delle potenzialità. Di sicuro un accesso dal mondo metaforico a Internet potrebbe aprire degli spazi interessanti per costruire interfacce tridimensionali per servizi fruibili ora solo dal web.

[guru mode off]

In fondo non essere un guru è un gran vantaggio. Sono terrorizzato al solo pensiero di dover sopravvivere cercando di prevedere oggi quali tecnolgie saranno mainstream domani. Del resto se c’è una cosa che ho imparato dai miei studi è che i sistemi complessi sono estremamente difficili da prevedere.

Fortuna che faccio ricerca sociologica 🙂