Conversazioni dal basso 2 di n

Tempo fa avevo accennato al Festival dei Blog di Urbino (13/14 Ottobre 2007) che si terrà nell’ambito della manifestazione Parole in Gioco.

Oggi ho finalmente il piacere di presentare il sito ufficiale dell’evento ed il suo relativo wiki di supporto.

Il Festival, come spiegato meglio nel sito, è articolato su due eventi: la Treasure Hunt Wireless Game ed i Blog Awards.

La background story dell’evento sarà scritta da Mescaline ed Etere di One toke over the line e gli enigmi sviluppati da Federico Fasce alias Kurai.

Il comitato scientifico dei Blog Awards è costituito da: Luca Conti, Lele Dainesi, Giuseppe Granieri e Massimo Russo, già tutti protagonisti del workshop tenutosi a Pesaro in aprile.

Ape per ricercatori che studiano Internet

Solo per segnalare che dopo lunghe riflessioni e visto il numero di partecipanti abbiamo scelto di riservare una saletta interna del Magia Ciarla (via Mazzini, 7) per l’aperitivo per Internet Researchers.
L’appuntamento è per le ore 19:30.
A seguire, per chi si trattiene, si può andare a cena insieme.
Mi piace molto l’idea che oltre ai miei colleghi sociologi di tutta italia (Roma, Milano, Palermo, Bologna, etc.) abbiano aderito all’evento anche diversi blogger fra cui Luca Conti (autore, per chi non lo sapesse di Pandemia – blog secondo per popolarità solo a quello di Beppe Grillo), filosofi e ricercatori di computer science.
La rete si può studiare efficacemente solo mettendo insieme approcci e competenze diverse. Anche per questo credo che giovedì ci sarà da divertirsi.

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Non chiederti cosa il BarCamp può fare per te…

…ma cosa tu puoi fare per il BarCamp.

Credo sia in questo cambiamento di prospettiva il segreto per apprezzare al meglio questi eventi.

Io ho fatto poco per il BarCamp stavolta. Ho cercato di raccontare in maniera informale e destrutturata i temi principali della conferenza di York, descritto a chi me lo chiedeva lo sviluppo del Festival dei Blog di Urbino e condiviso alcune riflessioni su Facebook che ho in mente da qualche tempo (ricordatevi che quando installate le applicazioni di fb concedete, a meno di non deselzionare l’apposito check box, l’accesso ai dati personali del vostro profilo – tranne le contacts information – agli sviluppatori di terze parti autori dell’applicazione).

In compenso dal RomagnaCamp ho avuto parecchio. In particolare ho conosciuto Sergio Maistrello e Svaroschi. Chiacchierato a lungo con Tommaso, Adriano, Paolo e Fabio. Ho ascoltato Carlo Daniele parlare di marketing su Second Life e Stefano Vitta stuzzicare il pubblico proponendo una riflessione interessante, che ho sul momento sottovalutato, sul rapporto fra la comunità dei blogger ed il mondo mainstream a partire dal caso Grillo.

Il RomagnaCamp è stato uno sforzo organizzativo straordinario e sento di dover ringraziare Feba, Elena, Luca e Gioxx per questa due giorni utile e divertente che hanno saputo mettere in piedi.

Se esiste una via italiana ai BarCamp di sicuro l’evento di Marina Romea ne ha rappresentato, nel bene e nel male, la forma più estrema.

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Please exploit me!


Conferenza interessante e persone smart (vedi sopra).
Questa è la nostra hit.

The best of

  1. Eyes On You: Pregnancy 2.0 ha riscosso un certo successo. Alla fine abbiamo concentrato lo speech sulla ricerca di Chiara (che è stata anche la nostra bravissima speaker) basata sull’analisi del contenuto dei video relativi a nascite e gravidanze pubblicati dagli utenti su YouTube. A breve sarà disponibile il webcast di questo e di gran parte degli altri interventi della conferenza.
  2. George Ritzer (al quale si ispira il titolo di questo post) – un grande –  ha accettato la sfida di confrontarsi con il pubblico sul tema del web 2.0. Lo ha fatto da persone intelligente, competente della materia mantenendo la prospettiva critica che è propria dei suoi lavori. La tesi principale è che il web 2.0, caratterizzato dal collasso della distinzione fra produttori e consumatori, si innesta in un processo sociale più ampio caratterizzato dallo sfruttamento del consumatore.
  3. I’m just a stupid monkey!. Durante il suo keynote, Andrew Keen (autore di The Cult of Amatur) ha parlato per un ora di connessioni fra la cultura hippie e il web 2.0. Ha raccontato della sua epifania durante il foocamp organizzato da Tim O’Reilly e della sua conseguente avversione nei confronti dei contenuti generati dagli utenti (giudicati crap). Potete immaginare la reazione del pubblico…
  4. Most popular topic: Facebook (risultato il più votato in un sondaggio sul sito web preferito dai partecipanti al convegno) ed in generale i social networks;
  5. Alcool. Ci avete fatto caso che in ogni convegno c’è sempre qualcuno (di solito nord europeo) che mostra di apprezzare l’alcool in modo diciamo speciale? A York abbiamo incontrato David. E’ anche grazie alla sua gentile collaborazione che, dopo la cena sociale (molto british 😉 ) io, Chiara, Stefano, Charlene e Richard siamo usciti dal ristorante riscoprendo il piacere del vino (4 bottiglie di sangiovese siciliano) e del social smoking (di sigarette!!! cosa avevate capito?).
  6. I bagni del National Science Learning Center: pulitissimi e con tutti i comfort fra cui uno specchio a persona intera e una scelta fra ben due tipi body lotions.
  7. Topic interessanti: Gli archivi digitali e la memoria oltre Focault e Deridda, Facebook, MySpace e la privacy, le analisi basate sul datamining dei profili di MySpace, la comparazione fra il pubblico di MySpace e quello di Facebook,

The worst of

  1. Il bagno delle camere del Alcuin College. Piano doccia inesistente;
  2. Il cibo (se passate da York non prendete lasagne vegetariane con contorno di patatine fritte o torte di carne patate con salse indefinite);
  3. Le presentazioni in cui si spiega nel dettaglio cos’è e come si usa Flickr.

Chiara & Fabio.

P.S. Hey guys if you are reading this dont’ forget we still need to find a tag for the content related to the conference!!! What about tssoweb2?
P.P.S. Le foto del post sono state scelte da Chiara. Alcune altre sono disponibili nel suo spazio Fickr.

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Potevo mancare un convegno con quel titolo?

Certo che no.
Infatti eccomi qui a fare le valigie (once again). Questa volta la meta è York in Uk dove il 5 e 6 Settembre è in programma Towards a Social Science of Web 2.0. Il programma, a giudicare dagli abstract e dai keynote, è veramente molto interessante. Il taglio è prevalentemente accademico.
Ci andrò con Chiara e Stefano ma l’intervento che presentiamo è il frutto di ben cinque menti. Oltre ai già citati Chiara, Stefano e me ci sono anche Romeo e Luca. Ovvero il Lab20 al completo. Non male per un gruppo di persone che poco meno di un anno fa non si conosceva neanche.
Il titolo del nostro intervento è Eyes On You: Analyzing User Generated Content for Social Science.
Nell’articolo si descrive (1) l’approccio teorico di base, (2) il design di uno strumento che Romeo sta sviluppando per il supporto all’analisi del contenuto generato dagli utenti sul web e, sopratutto, un esempio di (3) ricerca basata sull’analisi dello UGC.
La ricerca, ideata e sviluppata completamente da Chiara, è riferita ad un oggetto particolarmente intrigante ovvero i video pubblicati su YouTube riferiti alla gravidanza e alle nascite (guardate questo e questo per farvi un’idea).
Come spiega bene Chiara, di tutte le messe in scena volontarie del proprio privato di cui il web2.0 è pieno, questo caso è sicuramente uno dei casi più estremi ed intriganti.
Per chi fosse interessato ecco la bozza dell’articolo e la presentazione.

P.S. Venerdì, quando torno, mi fermo al RomagnaCamp per seguire le giornate di sabato e domenica. Con chi c’è ci vediamo lì!

Ma che cavolo è heroes??

Fantastica la critica in diretta dei Twitters all’episodio 1 di Heroes doppiato in Italiano e trasmesso da Italia 1 ieri sera (per chi non lo ha visto c’è sempre il videoregistratore universale).
Molte le critiche al doppiaggio e adattamento: delusione per la voce di Peter Petrelli, Mohinder non ho nessuna inflessione particolare, il nome del cane della mamma di Claire è stato tradotto da Mister Muggles a Mister Babbani fra lo stupore (ma direi quasi l’indignazione) generale dei twittersgrande attesa con sospiro di sollievo finale per il delicato doppiaggio di Hiro.
Generalmente Heroes sembra piaciuto agli utenti di Twitter (sopratutto a quelli che non avevano visto la serie in lingua originale).
A questo punto sono ancora più curioso di vedere i dati di ascolto.
Vi lascio con il twit più bello che ho trovato fra i molti che parlano di Heroes:

Traffyk Ma che cavolo è heroes?? Nessuno è andato a farsi un sano giretto fuori casa?? Vado a posare la bestia nera in garage e dopo gelatone 😀 7 hours ago

 UPDATE Segnalo questi due (1 2)post sul blog i media-mondo ed i relativi commenti.

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Second Life literature

La mailing list dell’Association of Internet Researcher è una miniera di informazioni e riflessioni interessanti.
Ultimamente qualcuno ha chiesto una bibliografia di riferimento su Second Life e, fino a questo momento, sono arrivate le seguenti segnalazioni:

  1. Proceedings e audiocast del Second Life Education Workshop 2007;
  2. E-3: Virtual Worlds offerto dall’Harvard Extension School (inizia a Settembre 2008 2007);
  3. Society and Information Technology in SL (vis-à-vis Manuel Castells’
    research on the Network Society)
    offerto dalla Penn State University (inizia il 29 agosto!);
  4. Emergent Forms of Life and the Anthropological Voice by Michael M.J. Fischer (Paperback – 31 Mar 2004);
  5. Il blog Terranova;
  6. Second Life Annotated Bibliography.

Spero che possa essere utile a chi, come il gruppo Italian Bloggers Sindycate organizzato da Giuseppe Granieri, sta riflettendo su Second Life.
Se fossi un dottorando che vuole fare la tesi su Second Life mi unirei a questo gruppo e seguirei almeno alcune delle lezioni dei corsi segnalati al punto 2 e 3.
A buon intenditor…

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The Erving Goffman plugin

Durante le scorse due settimane ho letto molto ma scritto poco.
Mentre il belpaese era chiuso per ferie il resto del mondo ha continuato a funzionare più o meno a pieno regime sfornando interviste, articoli e post interessanti.
Nonostante le difficoltà logistiche (ero in una zona coperta solo da gprs) sono riuscito a prendere nota delle cose più interessanti lette nel mio spazio su tumblr: FG-notes.
Il filo conduttore è sicuramente l’idea di privacy proposto dai social networks.
In un recente esperimento, un’azienda che si occupa di sicurezza informatica ha provato a creare un profilo fake ed invitare casualmente 200 utenti di Facebook come amici. Il 41% degli invitati ha accettato l’invito garantendo a questa utenza l’accesso ai propri dati personali disponibili sul proprio profilo.
Se un contenuto pubblicato sul web è esposto ad un pubblico indistinto, simile a quello delle comunicazioni di massa, con i social networks, però, si torna a parlare (anche) di contesto sociale e di un pubblico, quindi, non più indistinto.
Detto così potrebbe sembrare un passo indietro, una modalità più simile a quella del mondo reale, ma a guardarle con attenzione le cose sono particolarmente intricate.
Aggiornare il proprio status su Facebook significa rivolgersi al pubblico costituito dall’insieme dei propri amici ma scrivere sul wall di un profilo di Facebook, ad esempio, significa conversare con quella persona in presenza di un pubblico costituito dall’insieme di tutti gli utenti che possono avere accesso a quel profilo, ovvero gli amici del mio amico. Alcuni di questi saranno amici in comune, altri no. Dunque le conversazioni wall-to-wall mantengono un certo grado di serendipity ed indeterminatezza dell’audicence.
Muoversi efficientemente in un social network può richiedere competenze anche più complesse rispetto quelle di un blog. Chi possederà queste competenze in futuro sarà avvantaggiato tanto nella vita personale quanto in quella lavorativa. Per questo è importante, come mette bene in evidenza in questa intervista su CNET Henry Jenkins, inserire nei curricula le competenze relative alla new media literacy. A quanto pare, almeno negli Stati Uniti (dove il 97% dei teens ha accesso a Internet) non è tanto il digital devide a preoccupare quanto questo “partecipation gap” (ovvero la differenza fra chi conosce e sa usare i social media partecipando e non solo fruendo cultura e chi invece fa, anche di Internet, un uso a sola lettura).
Dunque su Internet la questione è anche più complessa del “semplice” farsi media (ovvero l’apprendimento di massa delle capacità di produrre e pubblicare contenuti per le masse). 
Ne parla Danah Boyd a partire dalla propria esperienza d’uso di Facebook e MySpace. Si è veramente liberi di rifiutare una richiesta di “amicizia” o esiste una forma di regola non scritta per cui bisogna accettare tutti? Cosa accade quando gli adulti entrano nel contesto dei giovani e giovanissimi? Cosa significa per un professore, essere amico di uno studente in Facebook?
In questo senso il caso di Facebook è esemplare poichè questo social network è passato attraverso progressivi livelli di apertura (prima Harvard, poi le Università americane più importanti, poi tutte le università americane ed infine la recente apertura a tutti).

I can’t help but wonder if Facebook will have the same passionate college user base next school year now that it’s the hip adult thing. I don’t honestly know. But so far, American social network sites haven’t supported multiple social contexts tremendously well. Maybe the limited profile and privacy settings help, but I’m not so sure. Especially when profs are there to hang out with their friends, not just spy on their students. I’m wondering how prepared students are to see their profs’ Walls filled with notes from their friends. Hmmm…
apophenia: loss of context for me on Facebook

Molto interessante, per questo, lo studio comparativo che Charlene Croft ha fatto fra Facebook e MySpace.
Forse ha ragione Henry Jenkins quando evidenzia le potenzialità che i social media hanno di offrire uno spazio per la collaborazione intergenerazionale privo di quei vincoli propri del mondo reale e, come afferma un lettore del blog di Danah Boyd:

(…) the real trend is the gradual loss of “context” — where people are less differentiated in their persona between school, work, and social worlds. (…)
Posted by Nathan D | August 10, 2007 11:41 PM Posted on August 10, 2007 23:41
apophenia: loss of context for me on Facebook

O forse, come ho scrive Jason Mittell in un commento ad un altro bell’articolo: Ian Bogost – A Professor’s Impressions of Facebook, abbiamo bisogno di piattaforme in grado di supportare, come avviene nella vita reale, diversi contesti sociali (Pulse, il social network di Plaxo implementa qualcosa del genere).
Una sorta di “plugin di Erving Goffman”.

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Not so subliminal propaganda

Just spotted this frame in Simpson The Movie.

They managed to be politically incorrect even this time.

Love Them!

Actually the frame is not exactly from Simpson the Movie but from Itchy and Scratchy: The Movie… well it’s a long story… run to the closer theater and watch it yourself!

P.S. If Itchy is running for democrats, is Scratchy running for republicans?


Useful tool for researcher

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It’s easy. Just insert a tag and get the results from both sources. Duplicated results (paper with same title) are automatically deleted by the pipe. Once you have the results you can decide to subscribe to the feed by clicking the RSS icon.

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