Lo straordinario successo del social network Badoo in Italia, confermato anche dai risultati dell’annuale zeitgeist di Google, mi ha spinto ad approfondire la questione.
Vista la ragionevole correlazione fra popolarità di un social network e numero delle ricerche su Google ho deciso di fare alcune prove con Google Trends.
Intanto il quadro generale.
Badoo non rientra fra i 5 social networks più popolari stando a Google Trends. Nelle ricerche degli utenti di Google domina MySpace seguito e quasi raggiungo da Facebook nel corso degli ultimi mesi del 2007. Terzo posto per Orkut seguito da Hi5 e Bebo.
Ma la popolarità dei siti di social networks non è affatto omogenea nel mondo.

In Irlanda domani Bebo, in Canada Facebook, in Portogallo Hi5, negli Stati Uniti MySpace, in Brasile Orkut, nelle Filippine Friendster ed in Italia, come ormai noto Badoo.
Quello che ci dicono questi grafici è che in tutto il mondo i siti di social networks sono un straordinario successo.
Sarebbe ovviamente molto interessante comprendere il perchè di scelte così diverse.
Sembra chiaro tuttavia che lo spazio geografico (o la lingua?) conti molto anche nello spazio mediato di rete. Altrettanto chiaro il fatto che i gusti in fatto di social networks possono cambiare piuttosto rapidamente e che sorpassi, picchi e crolli saranno sempre possibili e probabilmente frequenti negli anni a venire. Da questo punto di vista sembra particolarmente sensata la strategia di Open Social di Google. Chiunque sarà in grado di detenere la chiave della cooperazione fra queste piattaforme e quelle che le succederanno sarà in una posizione di assoluto vantaggio perché le piattaforme cambiano ma l’interoperabilità resta.
Altro che Facebook
Se non ho fatto male i calcoli li 36,71% (431.407 profili registrati in quel range di età a fronte di 1.174.992 residenti via dati Istat) degli italiani fra 18 e 19 anni hanno un profilo su Badoo.
Un dato probabilmente sovrastimato ma di un certo interesse.
Le convenzioni dei nativi nello spazio mediato di rete
Appena tornato dall’unconventional conference.
Lo staff non convenzionale è stato delizioso ed efficiente. Mi sembra quindi doveroso ringraziare loro per l’invito e per l’impegno che hanno saputo dedicare alla realizzazione di un evento a cui credevano profondamente.
Non so se l’Università di Urbino si renda pienamente conto di quanto bene facciano eventi del genere fatti dagli studenti per gli studenti ma visto che il supporto economico per la realizzazione dell’unconventional conference arriva dai fondi che l’ateneo dedica alle attività studentesche mi sembra giusto dedicare anche allo staff istituzionale di uniurb un piccolo ringraziamento.
Dopo l’inquadramento della tematica “Marketing non Convenzionale” ad opera del Prof. Pencarelli (docente di strategia d’impresa alla Facoltà di Economia) e del Prof. Fluvio Fortezza (docente di Marketing all’Università di Ferrara), Valentina Tolomelli (Web Community Manager – Ducati Motor Holding) ha illustrato il caso di Desmoblog (il blog/community di Ducati). Mi sarebbe piaciuto avere più tempo per chiedere a Valentina di raccontare gli aspetti critici dell’esperienza di Ducati. Una domanda in questo senso c’è stata ma purtroppo il tempo per la risposta non è stato sufficiente per sviscerare l’argomento come mi sarebbe piaciuto. Forse la conversazione proseguita durante il coffee break cui ho dovuto rinunciare per provare la presentazione che avrei usato subito dopo la pausa. Ci sarà di sicuro un’altra occasione.
Dopo il mio intervento di cui parlerò in coda è stato il turno del Prof. Laerte Sorini che ha descritto la nuova piattaforma di Web TV che sarà messa a disposizione dell’Università dalla Facoltà di Economia a partire dal prossimo anno. L’intervento purtroppo è stato funestato da problemi tecnici ma da quello che sono riuscito a capire (correggetemi se sbaglio), la piattaforma (mostrata in locale) è la stessa utilizzata dalla Technogym per la sua esperienza di WebTV di cui ho sentito parlare ma non sono riuscito a trovare traccia in rete. L’interfaccia del prodotto sembra ben studiata ma non ho capito bene quale siano i contenuti che si intende veicolare. Mi sarei aspettato maggiori dettagli da questo punto di vista. La mancanza di una strategia sui contenuti non mi fa sperare nulla di buono sul futuro di questo, per altri versi encomiabile, progetto. Il rischio cattedrale nel deserto mi sembra alto ma se Laerte è in ascolto mi farebbe piacere sentire il suo parere su questo tema.
A seguire l’attesissimo Alex Giordano (Docente di Marketing creativo, co-fondatore di NinjaMarketing.it e co-autore di “Marketing non Convenzionale – Viral, Guerrilla, Tribal e i 10 principi fondamentali del marketing postmoderno”) è entrato nello specifico del tema della conferenza mostrano diversi casi interessanti (tipo il famoso video virale Ronaldinho: Touch of Gold) collegati ad alcuni dei principi fondamentali di cui tratta il libro (almeno questo è quello che ho dedotto io anche se mi sembra che la cosa sia stata detta esplicitamente). Dietro l’intervento, volutamente leggero ed in gran parte dedicato a mostrare i casi, ho avuto la sensazione che vi fossero delle interessanti riflessioni teoriche. Durante il pranzo ho inoltre scoperto che Alex ha collaborato al progetto Luther Blissett da cui poi è nata la Wu Ming Foundation.
Infine Marco Bruns (Fondatore e Presidente A-Style) ha presentato il suo caso e descritto come la sua azienda sia passato da essere un logo (seppur geniale) ad essere un business da decine di milioni di euro di fatturato. Nel percorso che va dagli adesivi costati qualche centinaia di euro attaccati sui pali dei semafori di Milano alla sponsorizzazione di due gran premi del motomonidiale c’è una storia fatta di esperienza di marketing non convenzionale ai limiti della legalità che Marco ha saputo ben raccontare con l’entusiasmo di chi ha vissuto tutto questo da protagonista.
Anche se il marketing convenzionale o no che sia non è il mio settore devo dire che mi sono divertito e ascoltato diverse cose che non conoscevo.
Il mio intervento è stato dedicato come da titolo a descrivere le convenzioni dei nativi nello spazio mediato di rete. Partendo da un titolo come questo ho deciso di soffermarmi su due aspetti. Chi sono i nativi e cos’è lo spazio mediato di rete. Il tutto, per chi fosse interessato, è riassunto nelle presentazione che segue.
Durante l’intervento ho mostrato questo video che ha riscosso applausi a scena aperta dalla platea. Avrei potuto anche mostrare quest’altro video ma visto che era stato presentato di recente da Luca Conti al seminario di Web 2.0 101 ho preferito trovare qualcosa di alternativo.
Oltre al video mi preme dare il giusto tributo a tutte le fonti che ho utilizzato:
- Digital Natives, Digital Immigrants di Marc Prensky;
- Technology & Media Use del Pew Internet & America Online Project;
- “Why Youth (Heart) Social Network Sites: The Role of Networked Publics in Teenage Social Life.” danah boyd. MacArthur Foundation on Digital Learning, Identity Volume (ed. David Buckingham). MIT Press.
Tutte le fotografie ed immagini usate nella presentazione sono tratte da Flickr (fra quelle con licenza creative commons) o realizzate ad hoc. Le vignette sono invece tratte da gapinvoid e xkcd.
P.S. Già che ci sono ringrazio anche lukval che con il suo commento al blog dei ninja mi ha dato un fantastico spunto per esemplificare le proprietà dello spazio mediato di rete.
La comunicazione in testa
Non ci avevo mai pensato ma parlare al cellulare con delle cuffie stereo nelle orecchie può veramente modificare l’esperienza di una conversazione telefonica.
Con il diffondersi dei dispositivi ibridi tipo iPhone capiterà sempre più spesso di rispondere ad una chiamata mentre si ascolta della musica con auricolari stereo progettati spesso per isolare i rumori esterni e consentire un ascolto di maggiore qualità anche in ambienti rumorosi e volumi ragionevoli.
Auricolari di questo genere creano una barriera intorno alla tua testa.
Il mondo esterno diventa silenzioso (o molto meno rumoroso) e ci si può spostare nell’ambiente in una condizione di isolamento acustico.
Il nostro spazio privato portatile si muove con noi come una bolla che ci racchiude all’interno di uno spazio pubblico (nel quale ci si trova di solito quando di usano lettori di musica portatili).
Noi e la nostra colonna sonora personale.
Soli.
A meno che…
A meno che qualuno, da qualche parte componga il nostro numero penetrando oltre la barriera acustica e raggiungendoci metaforicamente all’interno della nostra bolla.
E se anche il vostro interlocutore sta usando degli auricolari simili è come se le vostre bolle fossero in qualche modo connesse.

You’re inside of their head, and they’re inside of yours.
(via O’Reilly Radar)
A voi è mai capitato di parlare al telefono con degli auricolari stereo nelle orecchie?
Technorati tags: telefoninio, cellulare, auricolari, o’reilly
Verso una multiculturalità digitale
Ci sono post in grado di cambiare la prospettiva sul mondo.
L’ultimo di Henry Jenkins, per me, è uno di questi.
Di recente ho parlato spesso della dialettica fra “conversazioni dal basso” e “myspace per adulti”. L’ho fatto descrivendo quello che ho chiamato per semplicità espressiva e non senza un certo sarcasmo il “myspace per adulti” osservato dalla prospettiva delle “conversazioni dal basso”.
Raccontare l’epica lotta fra grassroots David e mainstream Golia è di certo affascinante. Prendere le parti del più debole in una lotta impari è una reazione naturale. Eppure Jenkins ci insegna in questo post che può esistere un obiettivo al tempo stesso più importante e difficile che (ab)battere Golia. Si può e si deve provare la strada della contaminazione e del dialogo. Sopratutto quando il divide fra Davide e Golia rischia di diventare una insanabile frattura culturale prima che generazionale.
Può essere utile ed anche divertente prendere in giro su un blog come questo “Il Corriere Adriatico” perché pubblica un trafiletto come questo.
Dare a David del nativo digitale e a Golia dell’immigrante può essere utile in una prima fase per ribaltare metaforicamente i rapporti di potere evidenziando che il fattore campo è decisamente a favore di David.
Può essere utile dimostrare le potenzialità di David nel mobilitare le masse (ma meglio sarebbe dire la moltitudine) attraverso le reti.
Tutto questo può contribuire a rendere Golia consapevole che nella diversità di David non c’è solo “la peggio gioventù” ma anche alcune “abilità straordinarie” che possono “salvare il mondo”.
Ma ribaltare semplicemente il rapporto asimmetrico non è abbastanza e non è affatto privo di insidie.
C’è il rischio che la distinzione nativi/immigrati faccia perdere di vista le differenze che ci sono nell’uno e nell’altro campo. Se essere immigrati è di certo difficile essere anagraficamente nativi senza averne le capacità e le caratteristiche è drammatico.
Ponendo tutta l’attenzione sul divario generazionale e digitale si rischia inoltre di perdere di vista il contesto di convergenza ed il ruolo importante che in tutto questo giocano e giocheranno i media tradizionali.
Ma la cosa peggiore è che nel ribaltare simmetricamente un rapporto asimmetrico si rischia di sottolineare una diversità ormai evidente laddove bisognerebbe cercare invece le vie del dialogo e della contaminazione culturale.
Ho la sensazione che il tema della multiculturalità digitale fra nativi e migranti assumerà nei prossimi anni (sopratutto nel nostro Paese dove il divario digitale si innesta su quello determinato dalla ingombrante presenza de “La Casta™”) un ruolo fondamentale.
Forse non c’è molto da imparare dal “MySpace per adulti” ma da alcuni adulti, specie quelli come Henry, certamente si.
Nuovo sistema di commenti
Ieri dopo aver letto questo post di Scoble ho provato ad installare Disqus.
Si tratta in pratica di un nuovo sistema di commenti che consente lo svilupparsi di thread strutturati (come in un forum di discussione) nei commenti dei post.
Il sistema è in funzione nei post nuovi o in quelli che non avevano alcun commento. Negli altri post ho lasciato in piedi il vecchio sistema.
L’idea alla base di Disqus è piuttosto semplice (in pratica i commenti sono ospitati da un forum e mostrati selettivamente in calce ai post) ma alle volte le cose semplici possono anche funzionare.
Provatelo e fatemi sapere se funziona e se vi piace.
Come volevasi dimostrare
How we fooled “the adults myspace” (Originally uploaded by FG@flickr.com)
Le locandine esposte fuori dalle edicole sono sicuramente l’espressione più pura del “My Space per Adulti™”.
Questa foto rappresenta il risultato dello scherzo che avevo annunciato qualche giorno fa.
Il seminario è stato molto seguito da un pubblico attento e silenzioso di almeno una sessantina di studenti di Scienze della Comunicazione ed Informatica Applicata (ma ho riconosciuto anche alcuni studenti di economia, i tecnici della facoltà ed alcuni blogger). La struttura domanda/risposta a quattro voci ha funzionato a mio avviso particolarmente bene ed i video del prof. Welsh hanno fatto il resto.
Alla fine ho proprio la sensazione che si sia riusciti a restituire lo spirito del Web 2.0 nella forma della conversazione oltre che nei contenuti trattati.
Abbiamo parlato di Web 2.0 in generale, di social software, di rapporto fra conversazioni dal basso e MySpace per adulti, di Web 2.0 in ambito politico, aziendale ed universitario.
Molto interessanti anche le domande finali poste dagli studenti (relative alla spontaneità nel rapporto col pubblico di un blogger di successo e alla incomprensione fra logiche dei mezzi di comunicazione di massa e blog).
Purtroppo non abbiamo alcuna registrazione della cosa (shame on me).
Luca Conti ha però promesso agli studenti e agli interessanti che molti dei materiali utilizzati durante il seminario saranno resi disponibili sul blog che ha deciso di dedicare alle esperienze didattiche in corso.
0,66% of 16-19-year-old Italians are on Facebook
Ho provato a imitare Jill. In Norvegia l’83,5% della popolazione fra i 16 e 19 anni usa Facebook.
Volete sapere la percentuale in Italia? Siete proprio sicuri?
Dunque a oggi su Facebook ci sono 14.920 profili di utenti italiani che hanno fra i 16 ed il 19 anni (Jill spiega anche come ricavare in modo semplicissimo questi dati statistici e molti altri via Facebook Ads)

Una rapida visita al sito ISTAT ci dice che al primo gennaio 2006 in Italia abbiamo 2.321.462 cittadini compresi nella stessa fascia d’età.
Secondo i miei calcoli fa lo 0,66%.
Immagino che il resto usi MySpace… quello per adulti 😉
Defender of new media vs "The Adults Myspace"
Maz Hardey è una studentessa di dottorato all’Università di York, una consulente sul Web 2.0, una scrittrice freelance, una blogger e una ragazza geek.
Ma queste sono solo le sue identità non segrete.
Un intrepido giornalista del Sydney Morning Herald ha infatti scoperto la sua vera identità segreta di “Defender of new media”.
Mentre Maz si attrezza nella sua nuova tutina da super eroe, compra una spada su eBay e cerca di sviluppare un maggiore controllo su i suoi nuovi super poteri, vale forse la pena mettere ragionare su un paio di cose.
La prima è che il “MySpace per adulti” non ha confini nazionali (basti vedere come il giornalista in questione abbia sistematicamente sbagliato i nomi delle persone citate). In Italia tuttavia la cosa assume una valenza particolare per la specifica situazione legata alla scarsa dinamicità generazionale della nostra società. Articoli critici come quello del Sydney Morning Herald non mancano, come è giusto che sia, anche nelle società a più alto tasso di penetrazione e cultura di rete. Quello che di solito avviene è che all’opinione critica si cerca di affiancare anche il punto di vista di qualcuno che possa raccontare la rete dall’interno. Penso sia una regola base del giornalismo e non credo si tratti di una cosa che riguardi specificamente il rapporto fra mezzi di comunicazione di massa e Internet.
Da qui il secondo punto. In Italia il “MySpace per adulti” non ha ancora individuato un rappresentate delle conversazioni dal basso da consultare ed al limite cercare di ridicolizzare in uno dei tanti salotti televisivi. Nei salotti del “MySpace per adulti” di solito appare in questo ruolo di “esperto” l’ammuffito psicologo di turno buono per tutte le stagioni. Il problema è che questi di solito non ha idea di cosa significhi vivere nello spazio mediato di rete. In pratica c’è uno straordinario spazio mediatico disponibile per una figura di questo genere (un “Defender of new media”) in Italia.
Ma c’è di più.
Pensate a Maz o Danah… cosa hanno in comune?
Sono ragazze, fanno un dottorato, sono carine, sono genuinamente geek…
Già il fatto di essere geek e carine susciterebbe scalpore ed interesse nel “MySpace per adulti” assuefatto al classico stereotipo del nerd. Poi sono anche degli esperti che possono rimpiazzare gli psicologi impolverati senza farli rimpiangere, certo sono giovani… ma dovranno farsene una ragione 😉
Al momento una figura del genere non mi sembra che esista in Italia.
Quindi se siete ragazze+carine+geek+accademiche e avete scelto i social media come vostro campo di studi sappiate di avere davanti a voi uno straordinario spazio di opportunità per diventare il “Defender of new media” del “MySpace per adulti” italiano.
Se invece siete ragazze+carine+geek e vi interessano i social media, adesso avete un motivo in più per fare un dottorato di ricerca…
P.S. A seguire si aprirà anche uno spazio per una voce critica ma informata sui social media alla Andrew Keen.
Poi non dite che io non vi avevo avvertito 😉
Facciamo uno scherzo al "myspace per adulti"™?
La dialettica fra conversazioni dal basso e “myspace per adulti”™ è stata più che mai viva di recente.
Giornali, settimanali e TV non hanno mancato occasione per fare bella mostra della loro ignoranza rispetto al rapporto fra giovani ed Internet cercando e trovando continui collegamenti fra fatti di cronaca nera e contenuti generati dagli utenti (di solito le persone coinvolte).
L’idea neanche tanto velata che viene fuori è che vi sia un rapporto fra l’uso di Internet e questi episodi di violenza.
Ora il fatto che il “myspace per adulti”
non abbia mai visto di buon occhio le nuove tecnologie non è certo una novità (si pensi agli articoli sui videogames degli anni ’80) né una specificità italiana (si pensi al caso degli adescatori di ragazzini via MySpace negli Stati Uniti).
Ho però come la sensazione che in questa incapacità di comprendere il cambiamento si incrocino in Italia due dimensioni. La prima è quella della paura del nuovo, la seconda è quella generazionale.
In una società dove tutti i posti di potere sono solo “per adulti” le due dinamiche tendono ad incrociarsi e l’incomunicabilità generazionale si acuisce. MySpace (ma direi i social networks e a volte lo spazio di rete tout court) viene vissuto dai giovani come uno spazio generazionale che andrebbe protetto e preservato dall’invasione degli adulti. Sul versante opposto, il “myspace per adulti”™ raggiunge lo stesso obiettivo di auto-isolamento rendendosi sempre più progressivamente irrilevante per il pubblico giovane che passa sempre meno ore davanti alla TV e sempre più tempo con i propri amici nello spazio mediato di rete.
Forse entrambe la parti dovrebbero imparare ad ascoltarsi a vicenda ma non va dimenticato che esiste una forte asimmetria nell’accesso alle posizioni di potere. In altri termini le iniziative per favorire il dialogo devono arrivare dal “myspace per adulti”™ perché l’altro lato non ha né la forza né la voglia di farlo.
Tutto il progetto “Conversazioni dal Basso” nasce con lo scopo di favorire questa forma di conversazione.
Abbiamo iniziato leggendo e poi iniziando a scrivere blog.
Frequentando oltre alle conferenze anche le non-conferenze.
Ad aprile a Pesaro abbiamo aperto le porte del “myspace per adulti”
accademico facendo salire in cattedra chi poteva raccontarci (con le parole ma anche con lo stile) il cambiamento che stava avvenendo là fuori meglio di molti eminenti studiosi.
Ad ottobre a Urbino abbiamo provato a mettere insieme i due mondi con un Festival bifronte che sapesse parlare il linguaggio delle Hit, delle classifiche e dei premi propri del “myspace per adulti”™ (dove non solo metaforicamente conta solo arrivare uno) e quello dell’ibridazione fra spazio geografico e di rete proprio dei ragazzi che frequentano e frequenteranno le nostre aule universitarie.
Dallo scorso anno il corso di laurea in Scienze della Comunicazione ha inserito nel proprio piano di studi (fra lo stupore e gli sguardi interrogativi di molti colleghi) un insegnamento di “Laboratorio di Web 2.0”.
Per festeggiare al meglio l’edizione 2007/2008 di questo insegnamento e dare il benvenuto al nuovo docente, abbiamo deciso di organizzare un piccolo evento in stile “pillole di Conversazioni dal Basso”.
Il primo giorno di lezione, venerdì 30 novembre alle ore 9, chiederemo a Luca Conti di riuscire, nel corso di due sole ore, nella difficilissima impresa di rispondere nel modo più esauriente e chiaro possibile alle seguenti due domande:
- Cos’è il Web 2.0?
- Come cambieranno (o sono cambiate) Internet, la società e le persone in seguito all’utilizzo dei social software?
Ad aiutarlo, organizzando la chiacchierata e facendo domande, ci saranno (oltre agli studenti di Scienze della Comunicazione e di Informatica Applicata) Giovanni Boccia Artieri, Alessandro Bogliolo (responsabile del progetto Urbino Wireless Campus) ed io.
Ma un evento “pillole di conversazioni dal basso” che si rispetti non poteva fermarsi qui.
Per questo abbiamo pensato ad un invito molto speciale indirizzato al “myspace per adulti”
.
Eccovi il testo che diffonderemo (e che vi invitiamo a diffondere ai vostri contatti nel “myspace per adulti”™) a partire da lunedì nella tradizionale forma del comunicato stampa.
Alcuni recenti episodi di cronaca hanno attirato l’attenzione di televisioni, quotidiani e settimanali sul mondo della rete e sui comportamenti devianti della generazione che usa quotidianamente Internet.
Per la prima volta, anche in Italia, i mezzi di comunicazione di massa aprono agli adulti una finestra di visibilità sullo sconosciuto e a volte inquietante ambiente in cui i loro figli spendono molte ore al giorno compiendo azioni che per molti genitori rimangono misteriose ed inaccessibili.
Dall’assassinio di Meredith a Perugia fino alla strage compiuta da uno studente finlandese in un istituto scolastico, dal blog del tifoso laziale ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia fino alle macabre riprese dei compagni della studentessa travolta ed uccisa da un autobus, tutto lascia supporre un legame fra l’uso di Internet ed i comportamenti devianti delle giovani generazioni.
Ma esiste davvero una relazione fra l’anonimato consentito dall’uso dei personal computer come mezzo di comunicazione e la devianza giovanile? Come cambia l’idea di privato quando la logica del reality diventata propria di un’intera generazione? Cosa ci riserva il futuro in un mondo in cui tutti dispongono di un megafono e sono pronti ad usarlo per dire qualunque cosa gli passi per la testa? Cosa ne sarà della nostra cultura quando gli esperti vengono sostituiti da una massa di non professionisti come nel caso di Wikipedia o delle diverse forme di giornalismo dal basso?
Di questo e di altri temi discuteranno Venerdì 30 Novembre dalle 9 alle 11 presso l’aula B1 della Facoltà di Sociologia Luca Conti (conversational media consultant e autore del blog Pandemia), Giovanni Boccia Artieri (presidente del corso di Laurea in Scienze della Comunicazione e docente di Sociologia dei New Media), Alessandro Bogliolo (coordinatore del progetto Urbino Wireless Campus e docente di Sistemi di elaborazione delle informazioni) e Fabio Giglietto (docente di Teoria dell’Informazione).
L’incontro è promosso e organizzato dal corso di laurea in Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo” in occasione della prima lezione dell’edizione 2007/2008 dell’insegnamento, primo e unico in Italia, di “Laboratorio di Web 2.0”.
QUANDO: 30 NOVEMBRE 2007 ORE 9-11
DOVE: AULA B1 / VIA SAFFI, 15 – 61029 URBINO (PU)
Scarica la versione in PDF da inviare come allegato, stampare o inviare via fax.
Ci aiutate a fare questo scherzo al “myspace per adulti”
?
