Quanti sono i giocatori di WoW nel mondo?

World of Warcraft ChinaDalla mailing list dei Truants è emersa un’interessante notizia che potrebbe modificare significativamente le stime su quanti giocatori di World of Warcraft ci siano nel mondo.

Tutto è riassunto molto bene sul blog di Jill Walker ma riepilogo qui le informazioni principali. Le stime ufficiali parlano infatti di circa sette milioni di utenti nel mondo, tuttavia secondo il report pubblico relativo al secondo quadrimenstre del 2006  disponibile sul sito di The9 cui Blizzard ha licenziato WoW per il mercato cinese ci sarebbero solo in Cina ben cinque milioni di utenti.

Commenting on the second quarter 2006 results, Jun Zhu, Chairman and Chief Executive Officer of The9 Limited, said, “We are very pleased to report financial results for the second quarter 2006 with strong top line and bottom line growth. In the second quarter, Blizzard Entertainment‘s World of Warcraft attained peak and average concurrent WoW users of approximately 630,000 and 330,000, respectively, in mainland China. As of June 30, 2006, over 5 million paid accounts have been activated*.

(…)

*Activated paid accounts represent the number of CD Keys that we sold to customers and have been activated by the customers to log-on to the World of Warcraft game in China.

Ora non è chiaro se questa cifra sia già compresa nella stime ufficiali o meno.

I Truants stanno indagando…

Dieta meditteranea anche per i media?

Amara lettura del rapporto Censis LE DIETE MEDIATICHE DEGLI ITALIANI NELLO SCENARIO EUROPEO (richiede la registrazione gratuita) di Giuseppe Granieri, 

Il dato più inquietante fra questi è forse quello che ci dice che i “marginali”, vale a dire coloro che utilizzano un solo mezzo per informarsi sono in Italia il 10% della popolazione, contro il 2% dell’Inghilterra e il 4% della Germania.

Tutti quanti sappiamo che le attitudini dei cittadini ad essere informati sono strettamente legate allo sviluppo culturale del paese: l’Italia che esce dalle analisi come quella del Censis citata, ma anche dai numeri sul solo sviluppo tecnologico che l’Unione Europea pubblica con regolarità, è un paese povero ed arretrato, incapace di sostenere qualsiasi confronto con gli altri paesi occidentali. Una situazione che, ce lo dice la frase del rapporto citata in testa a questo articolo, ha ottime probabilità di peggiorare ulteriormente nei prossimi anni.

Source: Being Marginal
Originally published on Thu, 11 May 2006 12:00:00 GMT by g.granieri@bookcafe.net

Eyes on Europe: il paper

Avevo promesso mesi fa che avrei reso pubblico su questo blog l’articolo che descrive nel dettaglio la metodologia ed i risultati ottenuti con la ricerca Eyes on Europe.

A grandi linee il progetto di ricerca l’ho descritto già in passato (qui e qui e ci sono anche un paio di post in inglese che ne discutono sul blog di Luca: qui e qui).

L’articolo, pur completo, è ancora in draft perchè ci piacerebbe ricevere qualche ulteriore suggerimento e contributo dai lettori del blog prima di proporlo per la pubblicazione.

Inoltre non abbiamo ancora individuato una rivista cui proporre l’articolo quindi indicazioni e suggerimenti in questo senso sono molto ben accetti.

Scarica Eyes on Europe

medio termine

Anyhow, i went to City Hall to vote. At first, i was pretty humored. There were people of all ages and backgrounds standing on line to do their civic duty. When i got to the front, i asked if i could use a paper ballot; they looked at me like i was the devil and told me that this was a touchscreen only station. I decided i should suck it up and figure out how this touchscreen shit works so i didn’t argue. But OMG do i not feel secure about my vote. I went in and there was a big Diebold machine laughing at me. I was given a card that i had to put into the machine so that i could click a bunch of buttons on a screen and “submit” my vote. Did it count? I have no idea. I’m not even a technophobe and i don’t trust that damn thing. One of the things that i love about voting in SF is that i have to tear off this piece of paper at the top of my ballot; that confirms my vote and i can always go back with it and say, find my vote. I’m one of those crazy people who even keeps her pieces of paper until well after the election. When i cast my ballot in SF, i get to see the machine read it and the number go up – i can always see how many people voted before me. Here in LA? I have no idea. And i’m sooo not confident about the database behind that thing. I asked if i could get a receipt for my voting and the people looked at me once again like i had horns. They said that it counted, that it was all in the computer. (Damn techno-fetishism.) I made a less-than-thrilled face. One guy say and said, here, take this and handed me a sticker. Rather than simply saying that i voted, this sticker has the gaul to say “I voted touchscreen.”

Source: voting issues, take n
Originally published on Fri, 03 Nov 2006 16:18:50 GMT by zephoria (zephoria-vacation@zephoria.org)

La scienza del web

Mentre in Italia si discute sul futuro delle scienze della comunicazione, Tim Berners-Lee lancia l’idea della Web Science come punto di incontro fra fisica, biologia, computer science, psicologia e sociologia. Traduco per chi non legge in inglese i primi due paragrafi dell’articolo pubblicato qualche mese fa su Science.

Da quando è nato il World Wide Web ha cambiato il modo in cui gli scienziati comunicano, collaborano ed insegnano. Esiste tuttavia una crescente consapevolezza fra molti ricercatori che una chiara agenda per la ricerca finalizzata a comprendere il presente, l’evoluzione e le potenzialità del Web sia necessaria. Se vogliamo modellare il Web; se desideriamo i principi architetturali che ne hanno consentito la crescita; e se desideriamo essere sicuri che questi supportino i valori sociali di base quali la fiducia, la privacy, il rispetto per i confini sociali, allora dobbiamo definire questa agenda di ricerca che abbia il Web come focus primario di attenzione.

Quando ragioniamo di un’agenda per la scienza del Web, usiamo il termine “scienza” in due modi. Le scienze fisiche e biologiche analizzano il mondo naturale e cercano di trovare leggi microscopiche che estrapolate su un livello macro possono generare il comportamento osservato. La computer science, al contrario, anche se in parte analitica è essenzialmente sintetica: si occupa della costruzione di nuovi linguaggi e algoritmi volti a produrre nuovi comportamenti desiderati. La scienza del Web è la combinazione di questi due caratteristiche. Il web è uno spazio ingegnerizzato creato attraverso linguaggi e protocolli formalmente specificati. Tuttavia, poiché sono le persone a creare le pagine Web ed i collegamenti ipertestuali fra loro, la loro interazione genera trame emergenti su scala macroscopica. Queste interazioni umane sono, a loro volta, governate da leggi e convenzioni sociali. La scienza del Web deve dunque essere inerentemente interdisciplinare; il suo obiettivo è da un lato di comprendere la crescita del Web e dall’altro di creare approcci che consentano l’emergere di nuove trame potenti ed in grado di portare un maggiore beneficio.

Lezione del giorno: una chiara definizione è la premessa per lo sviluppo di qualsiasi disciplina.

Technorati tags:

Sul voto elettronico senza carta

Come quelli che mi conoscono sanno non si può certo dire che io sia un detrattore delle nuove tecnologie. Eppure esiste un aspetto dell’informatizzazione dei processi sul quale sono sempre stato contrario: il voto elettronico senza carta.

Si tratta di un tema cruciale per la democrazia.

Comprendo perfettamente gli enormi risparmi e la maggiore velocità della versione informatizzata del processo di voto ma qui si tratta più che altro di un problema di fiducia.

Fiducia nei progettisti e costruttori delle macchine per il voto (che l’hardware e il software siano privi di bug e che non siano essi stessi a prevedere meccanismi interni di truffa o backdoor), fiducia nel fatto che queste macchine non possano essere manomesse, fiducia che i dati non siano modificati durante la trasmissione…

Tutto questo sistema di trust concatenato mi fa ritenere troppo alta la soglia di rischio.

Ora se queste macchine per il voto (a quanto pare ce ne sono molte diverse versioni in uso degli Stati Uniti) rilasciassero una stampata del voto e questa venisse comunque deposta in un’urna, potrei anche accettare il rischio. Infatti il backup carteceo consentirebbe il ricalcolo manuale del voto in caso di contestazione (anche se questo avverrebbe appunto solo e soltanto in questo caso).

Eppure c’è qualcosa d’altro.

Il voto come inteso comunemente oggi, infatti, è una forma specifica di selezione fatta da una singola persona ma che deve rimanere disgiunta, per questioni di privacy dalla persona stessa.

La scrittura come medium ha tutte le caratteristiche per supportare questa forma di disgiuzione.

La logica operativa dei sistemi informativi, almeno per come si è andata sviluppando, invece è diversa. La mia sensazione è che sia intrinsecamente basata sul meccanismo di autenticazione/autorizzazione. Ovvero prima dici chi sei e poi fai delle cose. Questo consente al sistema di ricondurre ogni azione ad un singolo e consente livelli di autorizzazioni differenziati anche a seconda del propietario dell’oggetto sul quale si vuole agire. 

Ora il modo in cui il voto elettronico senza carta è stato concepito mi sembra l’ennessima dimostrazione che un processo organizzativo non può essere informatizzato senza essere trasformato. Bisogna cercare di pensare out of the box, in modo creativo sforzandosi di guardare oltre al modo cui siamo abiutuati a concepire le cose e di accettare la logica delle tecnologie senza cercare di adattarla ai canoni cui siamo abituati.

Mi spiego meglio. In teoria un modo per rendere più sicuro il voto elettronico senza carta potrebbe essere quello di consentire al votante di ricontrollare, anche dopo aver effettuato il voto, il contenuto di quanto effettivamente registrato da queste macchine. Il problema qui è che dovrebbe esistere da qualche parte un database delle preferenze politiche dei cittadini e questo rappresenta ovviamente un grande rischio per la privacy.

Come al solito ad un certo punto c’è da un lato la privacy e dall’altro il funzionamento del sistema.

Alle volte mi chiedo se l’eterno ritorno di questo attrito fra privacy ed affidabilità sia un sintomo del fatto che la privacy è un concetto tipico della società moderna e che come tale va in crisi nella next society.

Unconventional Research System

Interessante idea questo URS anche perchè si avvicina molto a quello che vorremmo realizzare con il Lab20. Per ora si tratta di una specie di meta-motore di ricerca nelle conversazioni dei blog e nei preferiti condivisi di del.icio.us. Le fonti sono Google Blog Ricerca, Technorati, del.icio.us e the Network journal.

In realtà i risultati riportati da URS non sembrano uguali a quelli dei singoli motori di ricerca. Prendete ad esempio questa ricerca su Urbino e guardate i singoli risultati per la stessa ricerca su technorati, google blog ricerca, del.icio.us.

Un bug o una feature non documentata?

Wisdom of the few?

Interessante il commento di Granieri all’articolo È davvero collettiva l’intelligenza del web 2.0? di Nicola Bruno su Apogeonline.

Personalmente il fatto che ci sia una forte asimmetria fra chi contribuisce e chi fuisce dei contenuti sul web 2.0 non mi sorprende affatto e non mi preoccupa. 

Credo che il criterio egualitario importante risieda nel concedere a tutti la possibilità tanto di pubblicare quanto di fruire di contenuti. Il fatto che non tutti quelli che leggono, pubblicano è più che altro un sintomo della salute di questi sistemi. Cosa sarebbe Wikipedia se tutti gli utenti, anche quelli che nulla sanno di nessun argomento, inserissero delle informazioni?

In ogni caso è molto difficile fare discorsi generali su un fenomeno articolato poichè non è affatto la stessa cosa parlare della partecipazione in Digg o in Wikipedia.