Le conversazioni permanenti e ricercabili che avvengono sul web si prestano a tantissime forme di analisi. London Tag Map (realizzato dal gruppo di ricerca Yahoo! di Berkeley) è un esempio che utilizza le immagini georeferenziate caricate su Flickr e le resituisce come una specie di tag cloud distribuita nello spazio dei punti turistici più interessanti di Londra.
Il post contiene tanto una presentazione quanto un paper che descrivono il progetto nei dettagli.
Ecco la mia presentazione di ieri al convegno nazionale AIS di Perugia.
P.S. Putroppo la traduzione su SlideShare ha creato qualche piccolo problema di formattazione che non credo pregiudichi la comprensione del discorso. Per chi preferisse ho comunque deciso di rendere disponibile il file della presentazione in formato pdf.
(mentre scrivo inoltre mi accorgo che Roberta in un commento al precedente post rilancia esattamente la stessa domanda)
Dunque dopo averci pensato un pò credo di aver trovato un’ipotesi di risposta in questo post di Danah Boyd di cui traduco alcuni stralci.
Se si guarda alla crescita delle tecnologie sociali fra i giovani, si vede che non si tratta di un caso di divorzio dalla realtà per vivere nel digitale. MySpace ha più a che fare con le strutture sociali offline che con il mondo virtuale. Le persone modellano le loro reti sociali offline; il digitale completa (e complica) il fisico. In un ambiente dove tutti potrebbero socializzare con tutti, questo non avviene. Si socializza con le persone che accettiamo nello “spazio di carne”. Le tecnologie mobili sono un altro esempio di questo. Le persone non chiamano chiunque nel mondo (come fantasticato da qualcuno a proposito di Skype); Esse chiamano le persone con le quali sono più vicine. Le tecnologie mobili supportano le reti sociali pre-esistenti, non quelle puramente virtuali.
Questo è il grande scherzo connesso con l’esplosione dei media sociali. I ricercatori degli anni ’80 e ’90 hanno sostenuto che Internet avrebbe estinto i concetti di razza, classe, genere. Molti hanno ritenuto che la geografia ed il linguaggio non avrebbero più contato e che l’organizzazione sociale sarebbe stata basata su qualche funzione di più alto livello. Indovina cosa? Quando le masse hanno adottato i media sociali, essi hanno replicato le stesse strutture sociali presenti nei mondi offline. Provate a dare uno sguardo a come gli Indiani si stanno organizzando in caste su Orkut. Nulla viene cancellato perchè tutto è connesso ai corpi offline che sono pesantemente regolati su base quotidiana.
Mentre i network sociali e la telefonia mobile sono tecnologie per gli adulti, essi sono solo parte dell’infrastruttura sociale per i teenagers. Vi ricordate di quello che ha detto Alan Kay? “La tecnologia non è altro che ciò che non c’era quando si è nati”. Queste tecnologie non sono usate come un alternativa allo “spazio di carne”; sono adottate a completamento di esso.
Ecco quello che penso è che i mondi virtuali online abbiano il difetto di portare con sè la metafora della separazione che ci porta a farci domande come quella da cui sono partito.
In realtà, e questa era la mia prima slide di ieri, vita quotidiana/seconda vita quotidiana. Dove “/” rappresenta una distinzione che come tutte le distinzioni implica sempre l’esistenza (ed in un certo senso la dipendenza) dell’altro lato della forma.
Penso che questo spezzone della puntata di SouthPark dedicata a World of Warcraft chiarisca bene il punto di vista dei nativi.
Un paio di giorni (ed in particolare una intensa mattinata) a parlare del rapporto fra senso comune e nuove tecnologie hanno lasciato nella mia mente un paio di certezze:
Il concetto di senso comune (come tanti altri nelle scienze sociali) non è ben definito (su questo si veda il volume Il senso comune di Ambrogio Santambrogio) e per questo motivo piuttosto inutilizzabile come fondamento sul quale costruira altra conoscenza;
Quando si affianca questo concetto indefinito alle prospettive incerte delle nuove tecnologie una cosa appare chiara. Come ha detto Daniel A. Freedman nel campo della filosofia della scienza (un grazie a Luca per avermi segnalato questa citazione): “… technology tends to overwhelm common sense” (e questo indipendentemente da cosa il common sense sia di volta in volta). Se ci si pensa il fatto che le tecnologie siano nuove (ovvero orientate al futuro) pone queste in diretto contrasto con il presente (ovvero al senso comune). Ovvero o le tecnologie non sono nuove o sono in contrasto con il senso comune 🙂
Ed in effetti questo è quello che emerso (almeno in base alla mia personale ricostruzione dei fatti), anche se su oggetti e con tagli molto diversi, nel panel sulle nuove tecnologie cui ho preso parte ieri a Perugia (programma completo dell’evento organizzato dall’AIS).
Davide Bennato ha presentato i risultati di una imponente ricerca (con interviste telefoniche su un campione rappresentativo di utenti Internet in Italia integrate da una websurvey) sull’utente del file sharing da cui emergono molti dati interessanti che contribuiscono a sfatare una serie di luoghi comuni sul profilo e sulle motivazioni di chi scarica file legalmente o illegalmente attraverso le reti peer-to-peer.
Davide Borrelli, prendendo spunto dall’articolo We the Web di Kevin Kelly pubblicato ad agosto del 2005 su Wired, ha evidenziato alcuni aspetti dell’impatto sociale del web 2.0 sopratutto in relazione alla distinzione fra tassonomie e folksonomie. Interessante su questo una domanda di Alberto Marinelli (moderatore insieme a GBA della sessione) sul rapporto fra folksonomie e web semantico come due forme contrapposte di costruzione del senso comune in rete. Qualcosa su questo avevo scritto in passato su questo blog.
Barbara Scifo ha descritto limiti e possibilità dell’utilizzo della media and technology domestication applicata ai new media. I new media decostruiscono la distinzione pubblico/privato e di conseguenza rendono problematico l’utilizzo di una serie di framework metodologici e teorici di costruiti proprio in base a questa distinzione. Barbara, che ha scritto di recente molto sugli usi sociali, sopratutto fra i giovani, della telefonia mobile (qui una sua intervista pubblicata su apogeoonline e qui un articolo in inglese), ritiene possa dire ancora molto se non altro come tool per comprendere le fasi di adozione di una certa tecnologia.
Luigi Spedicato ha parlato del rapporto fra arte e design delle interfaccie dei siti web citando una vasta letteratura ed in particolare Walter Benjamin a supporto delle sue riflessioni.
Last but no least, Laura Corradi ha affrontato il difficile rapporto fra scienza e tecnologia descrivendo il caso delle tecnologie per la riproduzione artificiale.
Secondo i suoi calcoli (basati sul rapporto fra server e numero medio di giocatori connessi) ogni avatar di Second Life consuma in media 1,752 kWh all’anno ovvero qualcosa di meno della media di un essere umano (2,436 kWh), più di un essere umano medio che vive in un paese in via di sviluppo (1,015 kWh) e circa lo stesso di un abitate del Brasile (1,884 kWh).
se non esistessero i funghi riuscireste ad immaginarmi?
cavolo voglio fare la criminologa!
Questi sono i messaggi personali che hanno tutti i miei contatti di messenger alla data di pubblicazione di questo post. Credo che questa forma di espressività, per quanto delirante, sia interessante… Ognuno può leggerci quello che vuole e pensare che sia indirizzato a sè, costruirci intorno una realtà, magari rispondere nel suo messaggio personale… Sono messaggi nella bottiglia e riserva di temi per la comunicazione…
Anche Microsoft apre il suo sito di ricerca nei libri. Mi pare che sia la visualizzazione delle pagine sia l’archivio di libri (risalenti quasi tutti, da quanto ho visto, all’800 o primi del 900) sia interessante.
Fa un certo effetto leggere su uno schermo di computer volumi come The Principles of Sociology (1897) di Herbert Spencer.
Qualcuno ha pensato bene di utilizzare in modo creativo il lavoro distribuito della rete offrendo due cent per disegnare una pecora. Sono arrivate 10.000 pecore esposte ed in vendita (a 20 dollari l’una) sul sito di Aaron Koblin che ha anche scritto una tesi (download gratuito in formato word) su questa esperienza.
Alcuni dati:
Media di pecore ricevute per ora: 11;
Periodo di raccolta: 40 giorni;
Pecore non accettate: 662;
Salario orario medio: $ 0,69/ora;
Tempo medio impiegato per disegnare la pecora: 105 secondi;
Sempre sul tema del così detto human computation, se avete un pò di tempo libero, vale veramente la pena guardare questo speech dove Luis von Ahn (assistant professor in the Computer Science Department at Carnegie Mellon University) racconta in modo divertente come si possono utilizzare efficacemente le specifiche capacità umane all’interno di un software.