Pubblico = reale?

Una volta ho letto in un manuale di Sociologia della Comunicazione che “un evento di cui non si abbia notizia è come se non fosse mai avvenuto”. Il riferimento, ovviamente, era ai mezzi di comunicazione di massa.

Ma oggi i mezzi di comunicazione di massa sono a disposizione delle masse e vecchi principi come questo assumono improvisamente significati meno banali del previsto.

(…)

I was going through some notes i took when interviewing bloggers and teens about the things that they did to try to erase relationships that once existed. They went through a series of public and private erasures. De-Friend on every site imaginable. Erase all blog entries and profile posts professing love. Change from “in a relationship” to single. Erase from address book and block on the buddy list. Erase all SMSes. Erase all emails. Erase all comments. Burn all letters. The goal of course is “out of sight, out of mind” but the problem with the entwined nature of technology is that it doesn’t work out this way. People stumble across their exes on others’ profiles, in their friends’ comments. They pine away, obsessively checking their ex’s blog/MySpace to see if there’s any sign of misery that will make them feel better because even if they know better than to track them down in person, they can’t resist the anonymous stalking online, even if it prolongs the hurt.

(…)

I can’t help but wonder about the “realness” constructed by networked publics. How does persistence of some performances screw with this? How does the intertwined nature of things not allow for forgetting? How do people respond by refusing to acknowledge aspects of themselves in networked publics? Why is it that some people desperately want to make real the most sordid “intimate” details?

Source: musing on making things real
Originally published on Mon, 19 Feb 2007 15:18:10 GMT by zephoria (zephoria-vacation@zephoria.org)

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Giuseppe O. Longo a Urbino

Lunedì 26 febbraio inizia il corso di Teoria dell’informazione (che cogestisco con Giovanni Boccia Artieri) ed abbiamo subito il piacere di ospitare per un’intera settimana (26, 27 e 28) una persona che è comunemente considerata uno dei più importanti divulgatori della teoria dell’informazione in Italia (qui in una foto di qualche anno fa presa in presito dal suo sito ufficiale).

Per chi non lo sapesse Giuseppe O. Longo è ordinario di Teoria dell’Informazione all’Università di Trieste, autore di numerosi saggi (imperdibile la trilogia il nuovo Golem, Homo Technologicus e il Simbionte), romanzi e traduzioni (fra cui Verso un’ecologia della mente di Gregory Bateson ed un capitolo del capolavoro di Douglas R. Hofstadter Godel, Escher, Bach: un’eterna ghirlanda brillante).

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Semantica della società e web 2.0

Ho appena inviato la mia proposta di abstract per partecipare all’annuale convegno (TECHNOLOGY AND SOCIAL COMPLEXITY – Murcia, Spain, 18-23 June 2007 | qui la call ancora aperta fino al 20/02) della Research Committee 51 on Sociocybernetics dell’ISA.
Di seguito la proposal nella sua forma breve e disponibile per il download in pdf la versione estesa.
Ringrazio Chiara per le correzioni ed i suggerimenti.
Ulteriori commenti, indicazioni, insulti o richieste di maggiori informazioni sono ben accette.

Social semantics 2.0

During the last few years the Internet has been increasingly used by people as a read-write medium. Thanks to the dropped prices and skills necessary to afford and use technologies aimed to create digital contents, a large amount of people in the world is now able to produce persistent digital information. A large share of this information is today exposed to a mass audience on the Internet.
The aim of this paper is to present a vision and few examples of how this large amount of data might be used for sociological research.
From the theoretical point of view this kind of researches drawn on the concept of social semantics developed by Niklas Luhmann (Luhmann 1983). Social semantics, once crystallized in books is today also available in online conversations. The networks of interpersonal communications, when computer mediated, becomes observable and, as a consequence, social scientists have access to invaluable new data.
Today, the online data have four characteristics that tend to increase even more the sociological value of this conversations (Boyd 2004). As a matter of fact, the online network of communications is in fact persistent, searchable, replicable and addressed to an invisible audience. Due to these properties online conversations may be analyzed with standard content analysis qualitative or quantitative techniques.
The paper will present three examples of researches based upon the analysis of online conversations.

References

Boyd, D. (2004). Friendster and publicly articulated social networking. CHI ’04: CHI ’04 extended abstracts on Human factors in computing systems, ACM.
Luhmann, N. (1983). Struttura della società e semantica. Roma; Bari, Laterza.

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La realtà dell'IT all'italiana

Romeo, nonostante sia ormai una celebrità (e non più solo per gli affezionati lettori di questo blog) essendo stato stato citato da Punto Informatico per la questione degli stipendi medi dei lavoratori dell’IT italiana, ieri ha fatto in tempo anche a scrivere un divertente post su un personaggio incontrato durante una riunione all’Università. 

È incredibile che ci siano persone così incompetenti spacciati per esperti in giro…

Non invidio di certo quel poverino costretto a lavorare giorno dopo giorno a fianco di uno che afferma che un db possa essere scritto in PHP e che per passare i dati da un database all’altro la soluzione migliore è quella di stamparli e re-inserirli a mano.

E questo senza pensare alla figura che l’istituzione che presenta questa persona come esperta offre nei confronti dei convenuti.

Ma più di tutti non invidio chi pensa, evidentemente in tutta sincerità ma alle volte contro la più palese evidenza, che questa persona sia veramente un esperto. 

Phew… Per fortuna che io di gente così non ne conosco 😉

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Upcoming

Disponibile il logo definitivo del workshop seminariale “Conversazioni dal Basso”.

Appuntamento il 20 aprile a Pesaro.

Ci saranno Giuseppe, Lele, Luca, Massimo e forse (fuso orario permettendo) un importante ospite straniero a sorpresa.

A conversare con loro ci saranno GbaPierluigi, Federico e Roberta.

Da Marzo ci sarà inoltre un blog di riferimento ed un po’ di materiale promozionale.

Smoking Yahoo Pipes

Durante questo fine settimana ho passato un po’ di tempo a studiare meglio Yahoo! Pipes e ne sono venuto fuori con due esempi che credo possano essere utili a comprendere meglio questo strumento. In entrambi i casi si tratta di applicazioni che dimostrano solo la punta di un iceberg di potenzialità.

Il primo l’ho battezzato FlickrRelatedTagsPhotos e, in pratica, mostra per ogni tag inserito un’immagine relativa ad ogni tag correlato. Provatelo ma non stupitevi se le immagini mostrate non hanno a che fare con quello che si è inserito.

Le vie delle correlazioni statistiche sono misteriose 🙂

Inoltre facendo un po’ di test appare chiaro che i related tags sono spesso identici indipentemente dal tag inserito. Credo dipenda dal fatto che alcuni tag sono utilizzati molto più spesso di altri per la logica della lunga coda.

Il secondo, intitolato Conversazioni universitarie (dal basso), è un pò più complesso e mira essenzialmente ad estrarre da Technorati i post che contengono conversazioni di studenti universitari (ovvero dove ricorrono nel titolo, nel post o nei commenti una serie di parole chiave). Si può inserire una città o un corso di laurea e vedere cosa si dice in giro di quella università.

Potete provare ad esempio Urbino, Bologna, Perugia, Roma, Napoli, Lecce, etc.

Oppure per corso di laurea tipo Scienze della Comunicazione.

I risultati che vengono fuori non sono molti ma abbastanza accurati e non dimeticatevi che si tratta di feed dunque ci si può abbonare ed essere avvisati non appena qualcuno pubblica qualcosa che incontra i criteri di selezione inseriti.

Mi piacerebbe perfezionare questo servizio dunque se trovate nei risultati cose che non dovrebbero essere lì segnatemele e cercherò. se possibile, di applicare un filtro ad hoc.

Sentitevi liberi di clonare queste due applicazioni per studiarle o migliorarle.

Eyes on Yahoo pipes

Yahoo Pipes è semplicemente geniale. La definizione breve e tecnica è che si tratta di un ambiente di sviluppo per creare mashup di dati strutturati.

Ovvero si possono creare in un ambiente visuale dei feed che sono il risultato di mix, analisi, filtraggio, ordinamento, etc. di altri feed. 

Per spiegare la cosa in termini umani conviene tuttavia partire da questo esempio che ho costruito in pochi minuti per gioco. Si tratta di un feed che aggrega tutti i contenuti che riguardano Urbino disponibili online usando come fonte dati Google News, Technorati, Flickr e Google Video, li ordina cronologicamente e filtra gli eventuali doppioni che contengono lo stesso titolo.

O’Reilly Radar ha diversi articoli su quello che Tim O’Reilly ha definito “a milestone in the history of the internet”

  1. Pipes and Filters for the Internet;
  2. Yahoo! Pipes: The Modules For Building Pipes;
  3. Yahoo! Pipes: Deconstructing a Pipe.

Why Clay is right

Continua la conversazione fra Clay Shirky, Henry Jenkins e Beth Coleman su Second Life.

Personalmente credo che Clay abbia ragione. Non credo che affermare che Second Life è sopravvalutato e che è e resterà un fenomeno di nicchia (pur se su scala globale) posso in alcun modo smentire l’importanza del fenomeno delle culture partecipative.

Mi piace inoltre la distinzione fra schlemiel e schuyster. I primi sono quelli che sono stati presi in giro dai numeri imprecisi diffusi da Linden Lab e dall’uso improprio del termine popolazione. I secondi sono quelli che, pur consapevoli delle reali dimensioni del fenomeno, sfruttano la popolarità di Second Life a scopi biecamente auto-promozionali innescando e promuovendo quel meccanismo di auto-sollecitazione che caratterizza spesso i discorsi sulle tecnologie.

Si annoverano in questa ultima categoria tutte le varie aperture di sedi di organizzazioni  all’interno dell’ambiente creato da Linden Labs.

Non credo invece che la categoria Mondi Virtuali perchè penso invece che molti interessanti paralleli possano nascere dal confronto fra, ad esempio, Second Life e World of Warcraft. Penso inoltre che, in fondo, l’obiezione citata da Jenkins circa il fatto che questa categoria è così ampia da poter includere anche i giochi multiplayer online sia da accogliere.

Credo che in tutti i casi si tratta essenzialmente di ambienti fatti di comunicazione che vincolano (in modi diversi) i comportamenti degli utenti. La cosa che a me interessa di più è che negli spazi di libertà lasciati da questi vincoli strutturali emergano strutture di aspettative reciproche fra gli utenti che tendono a strutturarsi in ulteriori vincoli sociali.