{"id":883,"date":"2008-09-19T10:00:27","date_gmt":"2008-09-19T08:00:27","guid":{"rendered":"http:\/\/larica-virtual.soc.uniurb.it\/nextmedia\/?p=883"},"modified":"2008-09-19T10:00:27","modified_gmt":"2008-09-19T08:00:27","slug":"whats-next-3-farsi-media-mezzi-di-comunicazione-di-massa-per-le-masse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/?p=883","title":{"rendered":"What&#039;s next #3: \u201cFarsi media. Mezzi di comunicazione di massa per le masse\u201d"},"content":{"rendered":"<p><!--:it-->Era una serata di fine estate del 2005 quella durante la quale, con <a href=\"http:\/\/larica-virtual.soc.uniurb.it\/redline\/\" target=\"_blank\">Luca<\/a> e <a href=\"http:\/\/mediamondo.wordpress.com\/\" target=\"_blank\">Giovanni<\/a>, abbiamo iniziato a riflettere sul processo del &#8220;farsi media&#8221;.<br \/>\nDa allora non abbiamo pi\u00f9 smesso di parlarne anche se il libro che avevamo progettato insieme quella sera (di cui dovrebbero esistere ancora degli appunti da qualche parte) e che forse un giorno scriveremo, non \u00e8 mai stato in realt\u00e0 scritto.<br \/>\nNon che non ci fosse materiale. Piuttosto le idee e le riflessioni intorno al &#8220;farsi media&#8221; sono confluite nei post dei nostri blog ed in molti articoli scientifici che abbiamo pubblicato da allora. I tempi della pubblicazione di un libro sono sempre pi\u00f9 inconciliabili con i tempi della ricerca su fenomeni in continuo mutamento come il web.<br \/>\nNel frattempo molto \u00e8 cambiato.<br \/>\nSe avessi scritto questo post nel 2005 avrei dovuto iniziare spiegando perch\u00e9 Internet sta cambiano in modo profondo la nostra societ\u00e0. Oggi anche gli scettici (e ne ho incontrati tanti in questi anni) non possono negare che la societ\u00e0 dei &#8220;mezzi di comunicazione di massa per le masse&#8221; (questo sarebbe stato il sottotitolo del libro) \u00e8 strutturalmente diversa dalla societ\u00e0 sviluppatasi a partire dall&#8217;invenzione della stampa ed evolutati attraverso radio e TV.<br \/>\nL&#8217;accesso di massa alle comunicazioni di massa \u00e8 un classico esempio di differenza quantitativa che diventa qualitativa. Ma cosa si intende per &#8220;accesso di massa alle comunicazioni di massa&#8221;?<br \/>\nPer spiegare questo gioco di parole \u00e8 necessario comprendere l&#8217;essenza stessa della comunicazione di massa: ovvero la radicale separazione fra autore e fruitore.<br \/>\nUn giornalista, cos\u00ec come uno scrittore o l&#8217;autore di un programma televisivo, non pu\u00f2 mai conoscere con precisione e certezza il pubblico al quale si sta rivolgendo.<br \/>\nLa comunicazione di massa \u00e8 per definizione una comunicazione verso una massa ovvero un pubblico indistinto.<br \/>\nComunicare con qualcuno che non si conosce \u00e8 estremamente difficile. Per farlo \u00e8 necessario comunque avere in mente un&#8217;idea di chi sar\u00e0 il nostro pubblico per poter scegliere cosa dire e come dirlo. Per questo motivo chi si rivolge ad un pubblico costruisce, per approssimazione e sulla base dei dati che conosce e che pu\u00f2 conoscere, il pubblico nella sua mente.<br \/>\nOggi l&#8217;accesso alla comunicazione verso un pubblico indistinto non \u00e8 pi\u00f9 ristretto ad una \u00e9lite di professionisti. Chiunque, attraverso la pubblicazione dei propri contenuti in rete, pu\u00f2 conversare con le &#8220;audience invisibili&#8221;.<br \/>\nA pensarci bene il processo di scrittura di un post in un blog \u00e8 analogo, da questo punto di vista, a quello della scrittura di un articolo di un giornale.<br \/>\nOgni autore di un blog ha in mente il suo pubblico e questo pubblico \u00e8 sempre strutturalmente diverso da quello che ti puoi immaginare (avete mai dato uno sguardo alle keywords di ricerca usate dai visitatori del vostro blog?).<br \/>\nPensare di conoscere il proprio pubblico \u00e8 una presunzione rischiosa.<br \/>\nLo sanno bene quei ragazzi che hanno fatto esperienza di scrivere sul proprio blog pensando di rivolgersi alla propria cerchia di amici e scoperto in seguito con sgomento di essere stati letti dai professori o dai genitori. Un&#8217;esperienza tanto traumatica quanto formativa che serve pi\u00f9 di mille spiegazioni scientifiche a far comprendere istantaneamente quanto indistinto, imprevedibile ed inconoscibile sia l&#8217;audience di un contenuto pubblicato in rete. Credo che sia quello strano senso di invasione di un privato che non \u00e8 tale che spiega la necessit\u00e0 di cercare ambienti pi\u00f9 protetti per pubblicare in rete in propri contenuti come i siti di social network. La consapevolezza di avere di fronte un pubblico indistinto \u00e8, con tutta probabilit\u00e0, uno degli skills della <a href=\"http:\/\/newmedialiteracies.org\/\" target=\"_blank\">new media literacy<\/a> che si dovrebbe insegnare a chi usa la rete per la prima volta.<br \/>\nLa consapevolezza di avere di fronte un pubblico indistinto pu\u00f2 atterrire ma \u00e8 anche alla base della potenzialit\u00e0 trasformative della rete. Lo sanno bene i blogger professionisti che hanno compreso per primi come sfruttare a proprio vantaggio il nuovo accesso alla comunicazione di massa (si veda, uno per tutti, il recente caso sollevato dal post <a href=\"http:\/\/blackcat.bloggy.biz\/archive\/3280.html\" target=\"_blank\">&#8220;Email che fanno male&#8221;<\/a>).<br \/>\nQuello che a volte sfugge a chi ha compreso le potenzialit\u00e0 connesse alla visibilit\u00e0 verso un pubblico indistinto, \u00e8 che esiste un&#8217;utenza che di questa visibilit\u00e0 farebbe volentieri a meno.<br \/>\nNon a caso che l&#8217;<em>invisibile audience<\/em> sia una delle <a href=\"http:\/\/larica-virtual.soc.uniurb.it\/nextmedia\/2007\/01\/08\/caratteristiche-delle-conversazioni-online\/\" target=\"_blank\">quattro propriet\u00e0<\/a> che <a href=\"http:\/\/www.mitpressjournals.org\/doi\/pdf\/10.1162\/dmal.9780262524834.119?cookieSet=1\" target=\"_blank\">danah boyd attribuisce alla comunicazione che avviene nello spazio mediato di rete<\/a>.<br \/>\nSecondo danah boyd lo spazio mediato di rete si affianca senza sostituirlo allo spazio geografico. Mentre le distanze nello spazio geografico sono misurante in metri, nello spazio mediato di rete contano i nodi della rete sociale che devi percorrere per raggiungere la risorsa di cui hai bisogno. Lo spazio di rete \u00e8 mediato nel senso che ha caratteristiche analoghe a quelle della comunicazione mediata (come ad esempio le <em>invisible audiences<\/em> e la <em>persistence<\/em>). Al tempo stesso ha una dimensione di rete grazie alla <em>replicability<\/em> (propria di tutti i contenuti digitali) e alla <em>searchability<\/em>.<br \/>\nGuardando alle quattro propriet\u00e0 in una prospettiva storica potremmo descrivere con questo schema lo scenario della societ\u00e0 moderna caratterizzata dall&#8217;avvento dei mezzi di comunicazione di massa fino all&#8217;avvento delle tecnologie della replicabilit\u00e0 digitale (anche se la replicabilit\u00e0 meccanica, come ci ha insegnato <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Walter_Benjamin\" target=\"_blank\">Walter Benjamin<\/a> inizia molto prima).<br \/>\n<a href=\"http:\/\/larica-virtual.soc.uniurb.it\/nextmedia\/wp-content\/uploads\/2008\/09\/1.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-886\" title=\"Spazio mediato di rete #1\" src=\"http:\/\/larica-virtual.soc.uniurb.it\/nextmedia\/wp-content\/uploads\/2008\/09\/1.png\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"375\" \/><\/a><br \/>\nPer la prima volta nella storia un gruppo limitato di persone (few) accede alla comunicazione di massa (ovvero verso un pubblico indistinto).<br \/>\nNon mi soffermer\u00f2 qui sulle conseguenze di questo passaggio epocale perch\u00e9, come noto, si tratta di uno dei fenomeni pi\u00f9 studiati della storia dei media e della societ\u00e0 (si veda per tutti il capitolo sul cos\u00ec detto piano del sociale del libro <a href=\"http:\/\/www.anobii.com\/books\/I_media-mondo\/9788883533211\/01f3dd25a0aed6b387\/\" target=\"_blank\">i media-mondo<\/a>).<br \/>\nL&#8217;avvento del web ha poi reso i contenuti prodotti dai professionisti delle comunicazioni di massa ricercabili.<br \/>\nSi pensi, ad esempio, al caso di <a href=\"http:\/\/books.google.com\/\" target=\"_blank\">Google Book Search<\/a> o di <a href=\"http:\/\/news.google.com\/\" target=\"_blank\">Google News<\/a>.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/larica-virtual.soc.uniurb.it\/nextmedia\/wp-content\/uploads\/2008\/09\/2.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-887\" title=\"Ricercabilit\u00e0 e MCM\" src=\"http:\/\/larica-virtual.soc.uniurb.it\/nextmedia\/wp-content\/uploads\/2008\/09\/2.png\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"375\" \/><\/a><br \/>\nMa questo era solo l&#8217;inizio.<br \/>\nPoi \u00e8 venuto il cos\u00ec detto Web 2.0 che, abbattendo i costi di produzione e distribuzione, ha portato alle masse (many) la comunicazione verso un pubblico indistinto e la ricercabilit\u00e0 di questi contenuti.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/larica-virtual.soc.uniurb.it\/nextmedia\/wp-content\/uploads\/2008\/09\/3.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-889\" title=\"Farsi media #3\" src=\"http:\/\/larica-virtual.soc.uniurb.it\/nextmedia\/wp-content\/uploads\/2008\/09\/3.png\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"375\" \/><\/a><br \/>\nPenso che questa sequenza di schemi (che uso da qualche mese nelle mie presentazioni) spieghi bene il processo che abbiamo chiamato &#8220;Farsi Media&#8221; su un piano sociale.<br \/>\nCosa ne pensate?<br \/>\n***<br \/>\nLo so che avevo promesso di parlare della conferenza <a href=\"http:\/\/www.oii.ox.ac.uk\/microsites\/eresearch08\/\" target=\"_blank\">e-Research &#8217;08<\/a> della scorsa settimana ma sinceramente non avevo molto da dire. L&#8217;evento si \u00e8 dimostrato alquanto deludente e l&#8217;<a href=\"http:\/\/www.oii.ox.ac.uk\/\" target=\"_blank\">Oxford Internet Institute<\/a> stesso, per quel poco che ho potuto vedere, non mi ha impressionato particolarmente. L&#8217;e-social science \u00e8 in pratica l&#8217;applicazione degli strumenti computerizzati allo studio delle scienze sociali ed il risultato &#8220;sorprendente&#8221; a cui sono giunti dopo un programma di investimenti in ricerca che ci \u00e8 parso molto ingente (a giudicare dai gadget che i vari progetti distribuivano) \u00e8 che, applicando questi metodi, le scienze sociali si trovano ad affrontare gli stessi problemi di complessit\u00e0 con cui sono alle prese le discipline scientifiche dalla meccanica statistica in poi \ud83d\ude2e<br \/>\nL&#8217;unico progetto degno di nota \u00e8 questo social network per ricercatori: <a href=\"http:\/\/www.myexperiment.org\/\" target=\"_blank\">http:\/\/www.myexperiment.org\/<\/a>.<br \/>\n***<br \/>\nProssimo appuntamento con What\u2019s Next #4 \u00e8 per venerd\u00ec 26 settembre.<br \/>\nRacconter\u00f2 i dietro le quinte dell&#8217;organizzazione degli eventi della serie <a href=\"http:\/\/conversazionidalbasso.wordpress.com\/\" target=\"_blank\">&#8220;Conversazioni dal Basso&#8221;<\/a> ed in particolare del <a href=\"http:\/\/www.festivaldeiblog.it\/\" target=\"_blank\">Festival dei Blog<\/a> approfittandone per fare una riflessione pi\u00f9 generale a partire dalle riflessioni contenute nell&#8217;ultimo libro di Clay Shirky <a href=\"http:\/\/www.amazon.com\/gp\/product\/1594201536?ie=UTF8&amp;tag=fgonnextmedis-20&amp;linkCode=as2&amp;camp=1789&amp;creative=9325&amp;creativeASIN=1594201536\">Here Comes Everybody: The Power of Organizing Without Organizations<\/a><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"border: none !important; margin: 0px !important;\" src=\"http:\/\/www.assoc-amazon.com\/e\/ir?t=fgonnextmedis-20&amp;l=as2&amp;o=1&amp;a=1594201536\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"1\" height=\"1\" \/>.<br \/>\nPer chi non pu\u00f2 aspettare una settimana consiglio, come al solito, di seguire <a onclick=\"javascript:urchinTracker ('\/outbound\/article\/beta.friendfeed.com');\" href=\"http:\/\/beta.friendfeed.com\/fabiogiglietto\" target=\"_blank\">FriendFeed<\/a>.<!--:--><!--:en--><\/p>\n<p>Era una serata di fine estate del 2005 quella durante la quale, con <a href=\"http:\/\/larica-virtual.soc.uniurb.it\/redline\/\" target=\"_blank\">Luca<\/a> e <a href=\"http:\/\/mediamondo.wordpress.com\/\" target=\"_blank\">Giovanni<\/a>, abbiamo iniziato a riflettere sul processo del &#8220;farsi media&#8221;.<\/p>\n<p>Da allora non abbiamo pi\u00f9 smesso di parlarne anche se il libro che avevamo progettato insieme quella sera (di cui dovrebbero esistere ancora degli appunti da qualche parte) e che forse un giorno scriveremo, non \u00e8 mai stato in realt\u00e0 scritto.<\/p>\n<p>Non che non ci fosse materiale. Piuttosto le idee e le riflessioni intorno al &#8220;farsi media&#8221; sono confluite nei post dei nostri blog ed in molti articoli scientifici che abbiamo pubblicato da allora. I tempi della pubblicazione di un libro sono sempre pi\u00f9 inconciliabili con i tempi della ricerca su fenomeni in continuo mutamento come il web.<\/p>\n<p>Nel frattempo molto \u00e8 cambiato.<\/p>\n<p>Se avessi scritto questo post nel 2005 avrei dovuto iniziare spiegando perch\u00e9 Internet sta cambiano in modo profondo la nostra societ\u00e0. Oggi anche gli scettici (e ne ho incontrati tanti in questi anni) non possono negare che la societ\u00e0 dei &#8220;mezzi di comunicazione di massa per le masse&#8221; (questo sarebbe stato il sottotitolo del libro) \u00e8 strutturalmente diversa dalla societ\u00e0 sviluppatasi a partire dall&#8217;invenzione della stampa ed evolutati attraverso radio e TV.<\/p>\n<p>L&#8217;accesso di massa alle comunicazioni di massa \u00e8 un classico esempio di differenza quantitativa che diventa qualitativa. Ma cosa si intende per &#8220;accesso di massa alle comunicazioni di massa&#8221;?<\/p>\n<p>Per spiegare questo gioco di parole \u00e8 necessario comprendere l&#8217;essenza stessa della comunicazione di massa: ovvero la radicale separazione fra autore e fruitore.<\/p>\n<p>Un giornalista, cos\u00ec come uno scrittore o l&#8217;autore di un programma televisivo, non pu\u00f2 mai conoscere con precisione e certezza il pubblico al quale si sta rivolgendo.<\/p>\n<p>La comunicazione di massa \u00e8 per definizione una comunicazione verso una massa ovvero un pubblico indistinto.<\/p>\n<p>Comunicare con qualcuno che non si conosce \u00e8 estremamente difficile. Per farlo \u00e8 necessario comunque avere in mente un&#8217;idea di chi sar\u00e0 il nostro pubblico per poter scegliere cosa dire e come dirlo. Per questo motivo chi si rivolge ad un pubblico costruisce, per approssimazione e sulla base dei dati che conosce e che pu\u00f2 conoscere, il pubblico nella sua mente.<\/p>\n<p>Oggi l&#8217;accesso alla comunicazione verso un pubblico indistinto non \u00e8 pi\u00f9 ristretto ad una \u00e9lite di professionisti. Chiunque, attraverso la pubblicazione dei propri contenuti in rete, pu\u00f2 conversare con le &#8220;audience invisibili&#8221;.<\/p>\n<p>A pensarci bene il processo di scrittura di un post in un blog \u00e8 analogo, da questo punto di vista, a quello della scrittura di un articolo di un giornale.<\/p>\n<p>Ogni autore di un blog ha in mente il suo pubblico e questo pubblico \u00e8 sempre strutturalmente diverso da quello che ti puoi immaginare (avete mai dato uno sguardo alle keywords di ricerca usate dai visitatori del vostro blog?).<\/p>\n<p>Pensare di conoscere il proprio pubblico \u00e8 una presunzione rischiosa.<\/p>\n<p>Lo sanno bene quei ragazzi che hanno fatto esperienza di scrivere sul proprio blog pensando di rivolgersi alla propria cerchia di amici e scoperto in seguito con sgomento di essere stati letti dai professori o dai genitori. Un&#8217;esperienza tanto traumatica quanto formativa che serve pi\u00f9 di mille spiegazioni scientifiche a far comprendere istantaneamente quanto indistinto, imprevedibile ed inconoscibile sia l&#8217;audience di un contenuto pubblicato in rete. Credo che sia quello strano senso di invasione di un privato che non \u00e8 tale che spiega la necessit\u00e0 di cercare ambienti pi\u00f9 protetti per pubblicare in rete in propri contenuti come i siti di social network. La consapevolezza di avere di fronte un pubblico indistinto \u00e8, con tutta probabilit\u00e0, uno degli skills della <a href=\"http:\/\/newmedialiteracies.org\/\" target=\"_blank\">new media literacy<\/a> che si dovrebbe insegnare a chi usa la rete per la prima volta.<\/p>\n<p>La consapevolezza di avere di fronte un pubblico indistinto pu\u00f2 atterrire ma \u00e8 anche alla base della potenzialit\u00e0 trasformative della rete. Lo sanno bene i blogger professionisti che hanno compreso per primi come sfruttare a proprio vantaggio il nuovo accesso alla comunicazione di massa (si veda, uno per tutti, il recente caso sollevato dal post <a href=\"http:\/\/blackcat.bloggy.biz\/archive\/3280.html\" target=\"_blank\">&#8220;Email che fanno male&#8221;<\/a>).<\/p>\n<p>Quello che a volte sfugge a chi ha compreso le potenzialit\u00e0 connesse alla visibilit\u00e0 verso un pubblico indistinto, \u00e8 che esiste un&#8217;utenza che di questa visibilit\u00e0 farebbe volentieri a meno.<\/p>\n<p>Non a caso che l&#8217;<em>invisibile audience<\/em> sia una delle <a href=\"http:\/\/larica-virtual.soc.uniurb.it\/nextmedia\/2007\/01\/08\/caratteristiche-delle-conversazioni-online\/\" target=\"_blank\">quattro propriet\u00e0<\/a> che <a href=\"http:\/\/www.mitpressjournals.org\/doi\/pdf\/10.1162\/dmal.9780262524834.119?cookieSet=1\" target=\"_blank\">danah boyd attribuisce alla comunicazione che avviene nello spazio mediato di rete<\/a>.<\/p>\n<p>Secondo danah boyd lo spazio mediato di rete si affianca senza sostituirlo allo spazio geografico. Mentre le distanze nello spazio geografico sono misurante in metri, nello spazio mediato di rete contano i nodi della rete sociale che devi percorrere per raggiungere la risorsa di cui hai bisogno. Lo spazio di rete \u00e8 mediato nel senso che ha caratteristiche analoghe a quelle della comunicazione mediata (come ad esempio le <em>invisible audiences<\/em> e la <em>persistence<\/em>). Al tempo stesso ha una dimensione di rete grazie alla <em>replicability<\/em> (propria di tutti i contenuti digitali) e alla <em>searchability<\/em>.<\/p>\n<p>Guardando alle quattro propriet\u00e0 in una prospettiva storica potremmo descrivere con questo schema lo scenario della societ\u00e0 moderna caratterizzata dall&#8217;avvento dei mezzi di comunicazione di massa fino all&#8217;avvento delle tecnologie della replicabilit\u00e0 digitale (anche se la replicabilit\u00e0 meccanica, come ci ha insegnato <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Walter_Benjamin\" target=\"_blank\">Walter Benjamin<\/a> inizia molto prima).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/larica-virtual.soc.uniurb.it\/nextmedia\/wp-content\/uploads\/2008\/09\/1.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-886\" title=\"Spazio mediato di rete #1\" src=\"http:\/\/larica-virtual.soc.uniurb.it\/nextmedia\/wp-content\/uploads\/2008\/09\/1.png\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"375\" \/><\/a><\/p>\n<p>Per la prima volta nella storia un gruppo limitato di persone (few) accede alla comunicazione di massa (ovvero verso un pubblico indistinto).<\/p>\n<p>Non mi soffermer\u00f2 qui sulle conseguenze di questo passaggio epocale perch\u00e9, come noto, si tratta di uno dei fenomeni pi\u00f9 studiati della storia dei media e della societ\u00e0 (si veda per tutti il capitolo sul cos\u00ec detto piano del sociale del libro <a href=\"http:\/\/www.anobii.com\/books\/I_media-mondo\/9788883533211\/01f3dd25a0aed6b387\/\" target=\"_blank\">i media-mondo<\/a>).<\/p>\n<p>L&#8217;avvento del web ha poi reso i contenuti prodotti dai professionisti delle comunicazioni di massa ricercabili.<\/p>\n<p>Si pensi, ad esempio, al caso di <a href=\"http:\/\/books.google.com\/\" target=\"_blank\">Google Book Search<\/a> o di <a href=\"http:\/\/news.google.com\/\" target=\"_blank\">Google News<\/a>.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/larica-virtual.soc.uniurb.it\/nextmedia\/wp-content\/uploads\/2008\/09\/2.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-887\" title=\"Ricercabilit\u00e0 e MCM\" src=\"http:\/\/larica-virtual.soc.uniurb.it\/nextmedia\/wp-content\/uploads\/2008\/09\/2.png\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"375\" \/><\/a><\/p>\n<p>Ma questo era solo l&#8217;inizio.<\/p>\n<p>Poi \u00e8 venuto il cos\u00ec detto Web 2.0 che, abbattendo i costi di produzione e distribuzione, ha portato alle masse (many) la comunicazione verso un pubblico indistinto e la ricercabilit\u00e0 di questi contenuti.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/larica-virtual.soc.uniurb.it\/nextmedia\/wp-content\/uploads\/2008\/09\/3.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-889\" title=\"Farsi media #3\" src=\"http:\/\/larica-virtual.soc.uniurb.it\/nextmedia\/wp-content\/uploads\/2008\/09\/3.png\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"375\" \/><\/a><\/p>\n<p>Penso che questa sequenza di schemi (che uso da qualche mese nelle mie presentazioni) spieghi bene il processo che abbiamo chiamato &#8220;Farsi Media&#8221; su un piano sociale.<\/p>\n<p>Cosa ne pensate?<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Lo so che avevo promesso di parlare della conferenza <a href=\"http:\/\/www.oii.ox.ac.uk\/microsites\/eresearch08\/\" target=\"_blank\">e-Research &#8217;08<\/a> della scorsa settimana ma sinceramente non avevo molto da dire. L&#8217;evento si \u00e8 dimostrato alquanto deludente e l&#8217;<a href=\"http:\/\/www.oii.ox.ac.uk\/\" target=\"_blank\">Oxford Internet Institute<\/a> stesso, per quel poco che ho potuto vedere, non mi ha impressionato particolarmente. L&#8217;e-social science \u00e8 in pratica l&#8217;applicazione degli strumenti computerizzati allo studio delle scienze sociali ed il risultato &#8220;sorprendente&#8221; a cui sono giunti dopo un programma di investimenti in ricerca che ci \u00e8 parso molto ingente (a giudicare dai gadget che i vari progetti distribuivano) \u00e8 che, applicando questi metodi, le scienze sociali si trovano ad affrontare gli stessi problemi di complessit\u00e0 con cui sono alle prese le discipline scientifiche dalla meccanica statistica in poi \ud83d\ude2e<\/p>\n<p>L&#8217;unico progetto degno di nota \u00e8 questo social network per ricercatori: <a href=\"http:\/\/www.myexperiment.org\/\" target=\"_blank\">http:\/\/www.myexperiment.org\/<\/a>.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Prossimo appuntamento con What\u2019s Next #4 \u00e8 per venerd\u00ec 26 settembre.<\/p>\n<p>Racconter\u00f2 i dietro le quinte dell&#8217;organizzazione degli eventi della serie <a href=\"http:\/\/conversazionidalbasso.wordpress.com\/\" target=\"_blank\">&#8220;Conversazioni dal Basso&#8221;<\/a> ed in particolare del <a href=\"http:\/\/www.festivaldeiblog.it\/\" target=\"_blank\">Festival dei Blog<\/a> approfittandone per fare una riflessione pi\u00f9 generale a partire dalle riflessioni contenute nell&#8217;ultimo libro di Clay Shirky <a href=\"http:\/\/www.amazon.com\/gp\/product\/1594201536?ie=UTF8&amp;tag=fgonnextmedis-20&amp;linkCode=as2&amp;camp=1789&amp;creative=9325&amp;creativeASIN=1594201536\">Here Comes Everybody: The Power of Organizing Without Organizations<\/a><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"border:none !important; margin:0px !important;\" src=\"http:\/\/www.assoc-amazon.com\/e\/ir?t=fgonnextmedis-20&amp;l=as2&amp;o=1&amp;a=1594201536\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"1\" height=\"1\" \/>.<\/p>\n<p>Per chi non pu\u00f2 aspettare una settimana consiglio, come al solito, di seguire <a onclick=\"javascript:urchinTracker ('\/outbound\/article\/beta.friendfeed.com');\" href=\"http:\/\/beta.friendfeed.com\/fabiogiglietto\" target=\"_blank\">FriendFeed<\/a>.<\/p>\n<p><!--:--><!--:zh--><\/p>\n<p>Era una serata di fine estate del 2005 quella durante la quale, con <a href=\"http:\/\/larica-virtual.soc.uniurb.it\/redline\/\" target=\"_blank\">Luca<\/a> e <a href=\"http:\/\/mediamondo.wordpress.com\/\" target=\"_blank\">Giovanni<\/a>, abbiamo iniziato a riflettere sul processo del &#8220;farsi media&#8221;.<\/p>\n<p>Da allora non abbiamo pi\u00f9 smesso di parlarne anche se il libro che avevamo progettato insieme quella sera (di cui dovrebbero esistere ancora degli appunti da qualche parte) e che forse un giorno scriveremo, non \u00e8 mai stato in realt\u00e0 scritto.<\/p>\n<p>Non che non ci fosse materiale. Piuttosto le idee e le riflessioni intorno al &#8220;farsi media&#8221; sono confluite nei post dei nostri blog ed in molti articoli scientifici che abbiamo pubblicato da allora. I tempi della pubblicazione di un libro sono sempre pi\u00f9 inconciliabili con i tempi della ricerca su fenomeni in continuo mutamento come il web.<\/p>\n<p>Nel frattempo molto \u00e8 cambiato.<\/p>\n<p>Se avessi scritto questo post nel 2005 avrei dovuto iniziare spiegando perch\u00e9 Internet sta cambiano in modo profondo la nostra societ\u00e0. Oggi anche gli scettici (e ne ho incontrati tanti in questi anni) non possono negare che la societ\u00e0 dei &#8220;mezzi di comunicazione di massa per le masse&#8221; (questo sarebbe stato il sottotitolo del libro) \u00e8 strutturalmente diversa dalla societ\u00e0 sviluppatasi a partire dall&#8217;invenzione della stampa ed evolutati attraverso radio e TV.<\/p>\n<p>L&#8217;accesso di massa alle comunicazioni di massa \u00e8 un classico esempio di differenza quantitativa che diventa qualitativa. Ma cosa si intende per &#8220;accesso di massa alle comunicazioni di massa&#8221;?<\/p>\n<p>Per spiegare questo gioco di parole \u00e8 necessario comprendere l&#8217;essenza stessa della comunicazione di massa: ovvero la radicale separazione fra autore e fruitore.<\/p>\n<p>Un giornalista, cos\u00ec come uno scrittore o l&#8217;autore di un programma televisivo, non pu\u00f2 mai conoscere con precisione e certezza il pubblico al quale si sta rivolgendo.<\/p>\n<p>La comunicazione di massa \u00e8 per definizione una comunicazione verso una massa ovvero un pubblico indistinto.<\/p>\n<p>Comunicare con qualcuno che non si conosce \u00e8 estremamente difficile. Per farlo \u00e8 necessario comunque avere in mente un&#8217;idea di chi sar\u00e0 il nostro pubblico per poter scegliere cosa dire e come dirlo. Per questo motivo chi si rivolge ad un pubblico costruisce, per approssimazione e sulla base dei dati che conosce e che pu\u00f2 conoscere, il pubblico nella sua mente.<\/p>\n<p>Oggi l&#8217;accesso alla comunicazione verso un pubblico indistinto non \u00e8 pi\u00f9 ristretto ad una \u00e9lite di professionisti. Chiunque, attraverso la pubblicazione dei propri contenuti in rete, pu\u00f2 conversare con le &#8220;audience invisibili&#8221;.<\/p>\n<p>A pensarci bene il processo di scrittura di un post in un blog \u00e8 analogo, da questo punto di vista, a quello della scrittura di un articolo di un giornale.<\/p>\n<p>Ogni autore di un blog ha in mente il suo pubblico e questo pubblico \u00e8 sempre strutturalmente diverso da quello che ti puoi immaginare (avete mai dato uno sguardo alle keywords di ricerca usate dai visitatori del vostro blog?).<\/p>\n<p>Pensare di conoscere il proprio pubblico \u00e8 una presunzione rischiosa.<\/p>\n<p>Lo sanno bene quei ragazzi che hanno fatto esperienza di scrivere sul proprio blog pensando di rivolgersi alla propria cerchia di amici e scoperto in seguito con sgomento di essere stati letti dai professori o dai genitori. Un&#8217;esperienza tanto traumatica quanto formativa che serve pi\u00f9 di mille spiegazioni scientifiche a far comprendere istantaneamente quanto indistinto, imprevedibile ed inconoscibile sia l&#8217;audience di un contenuto pubblicato in rete. Credo che sia quello strano senso di invasione di un privato che non \u00e8 tale che spiega la necessit\u00e0 di cercare ambienti pi\u00f9 protetti per pubblicare in rete in propri contenuti come i siti di social network. La consapevolezza di avere di fronte un pubblico indistinto \u00e8, con tutta probabilit\u00e0, uno degli skills della <a href=\"http:\/\/newmedialiteracies.org\/\" target=\"_blank\">new media literacy<\/a> che si dovrebbe insegnare a chi usa la rete per la prima volta.<\/p>\n<p>La consapevolezza di avere di fronte un pubblico indistinto pu\u00f2 atterrire ma \u00e8 anche alla base della potenzialit\u00e0 trasformative della rete. Lo sanno bene i blogger professionisti che hanno compreso per primi come sfruttare a proprio vantaggio il nuovo accesso alla comunicazione di massa (si veda, uno per tutti, il recente caso sollevato dal post <a href=\"http:\/\/blackcat.bloggy.biz\/archive\/3280.html\" target=\"_blank\">&#8220;Email che fanno male&#8221;<\/a>).<\/p>\n<p>Quello che a volte sfugge a chi ha compreso le potenzialit\u00e0 connesse alla visibilit\u00e0 verso un pubblico indistinto, \u00e8 che esiste un&#8217;utenza che di questa visibilit\u00e0 farebbe volentieri a meno.<\/p>\n<p>Non a caso che l&#8217;<em>invisibile audience<\/em> sia una delle <a href=\"http:\/\/larica-virtual.soc.uniurb.it\/nextmedia\/2007\/01\/08\/caratteristiche-delle-conversazioni-online\/\" target=\"_blank\">quattro propriet\u00e0<\/a> che <a href=\"http:\/\/www.mitpressjournals.org\/doi\/pdf\/10.1162\/dmal.9780262524834.119?cookieSet=1\" target=\"_blank\">danah boyd attribuisce alla comunicazione che avviene nello spazio mediato di rete<\/a>.<\/p>\n<p>Secondo danah boyd lo spazio mediato di rete si affianca senza sostituirlo allo spazio geografico. Mentre le distanze nello spazio geografico sono misurante in metri, nello spazio mediato di rete contano i nodi della rete sociale che devi percorrere per raggiungere la risorsa di cui hai bisogno. Lo spazio di rete \u00e8 mediato nel senso che ha caratteristiche analoghe a quelle della comunicazione mediata (come ad esempio le <em>invisible audiences<\/em> e la <em>persistence<\/em>). Al tempo stesso ha una dimensione di rete grazie alla <em>replicability<\/em> (propria di tutti i contenuti digitali) e alla <em>searchability<\/em>.<\/p>\n<p>Guardando alle quattro propriet\u00e0 in una prospettiva storica potremmo descrivere con questo schema lo scenario della societ\u00e0 moderna caratterizzata dall&#8217;avvento dei mezzi di comunicazione di massa fino all&#8217;avvento delle tecnologie della replicabilit\u00e0 digitale (anche se la replicabilit\u00e0 meccanica, come ci ha insegnato <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Walter_Benjamin\" target=\"_blank\">Walter Benjamin<\/a> inizia molto prima).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/larica-virtual.soc.uniurb.it\/nextmedia\/wp-content\/uploads\/2008\/09\/1.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-886\" title=\"Spazio mediato di rete #1\" src=\"http:\/\/larica-virtual.soc.uniurb.it\/nextmedia\/wp-content\/uploads\/2008\/09\/1.png\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"375\" \/><\/a><\/p>\n<p>Per la prima volta nella storia un gruppo limitato di persone (few) accede alla comunicazione di massa (ovvero verso un pubblico indistinto).<\/p>\n<p>Non mi soffermer\u00f2 qui sulle conseguenze di questo passaggio epocale perch\u00e9, come noto, si tratta di uno dei fenomeni pi\u00f9 studiati della storia dei media e della societ\u00e0 (si veda per tutti il capitolo sul cos\u00ec detto piano del sociale del libro <a href=\"http:\/\/www.anobii.com\/books\/I_media-mondo\/9788883533211\/01f3dd25a0aed6b387\/\" target=\"_blank\">i media-mondo<\/a>).<\/p>\n<p>L&#8217;avvento del web ha poi reso i contenuti prodotti dai professionisti delle comunicazioni di massa ricercabili.<\/p>\n<p>Si pensi, ad esempio, al caso di <a href=\"http:\/\/books.google.com\/\" target=\"_blank\">Google Book Search<\/a> o di <a href=\"http:\/\/news.google.com\/\" target=\"_blank\">Google News<\/a>.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/larica-virtual.soc.uniurb.it\/nextmedia\/wp-content\/uploads\/2008\/09\/2.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-887\" title=\"Ricercabilit\u00e0 e MCM\" src=\"http:\/\/larica-virtual.soc.uniurb.it\/nextmedia\/wp-content\/uploads\/2008\/09\/2.png\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"375\" \/><\/a><\/p>\n<p>Ma questo era solo l&#8217;inizio.<\/p>\n<p>Poi \u00e8 venuto il cos\u00ec detto Web 2.0 che, abbattendo i costi di produzione e distribuzione, ha portato alle masse (many) la comunicazione verso un pubblico indistinto e la ricercabilit\u00e0 di questi contenuti.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/larica-virtual.soc.uniurb.it\/nextmedia\/wp-content\/uploads\/2008\/09\/3.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-889\" title=\"Farsi media #3\" src=\"http:\/\/larica-virtual.soc.uniurb.it\/nextmedia\/wp-content\/uploads\/2008\/09\/3.png\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"375\" \/><\/a><\/p>\n<p>Penso che questa sequenza di schemi (che uso da qualche mese nelle mie presentazioni) spieghi bene il processo che abbiamo chiamato &#8220;Farsi Media&#8221; su un piano sociale.<\/p>\n<p>Cosa ne pensate?<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Lo so che avevo promesso di parlare della conferenza <a href=\"http:\/\/www.oii.ox.ac.uk\/microsites\/eresearch08\/\" target=\"_blank\">e-Research &#8217;08<\/a> della scorsa settimana ma sinceramente non avevo molto da dire. L&#8217;evento si \u00e8 dimostrato alquanto deludente e l&#8217;<a href=\"http:\/\/www.oii.ox.ac.uk\/\" target=\"_blank\">Oxford Internet Institute<\/a> stesso, per quel poco che ho potuto vedere, non mi ha impressionato particolarmente. L&#8217;e-social science \u00e8 in pratica l&#8217;applicazione degli strumenti computerizzati allo studio delle scienze sociali ed il risultato &#8220;sorprendente&#8221; a cui sono giunti dopo un programma di investimenti in ricerca che ci \u00e8 parso molto ingente (a giudicare dai gadget che i vari progetti distribuivano) \u00e8 che, applicando questi metodi, le scienze sociali si trovano ad affrontare gli stessi problemi di complessit\u00e0 con cui sono alle prese le discipline scientifiche dalla meccanica statistica in poi \ud83d\ude2e<\/p>\n<p>L&#8217;unico progetto degno di nota \u00e8 questo social network per ricercatori: <a href=\"http:\/\/www.myexperiment.org\/\" target=\"_blank\">http:\/\/www.myexperiment.org\/<\/a>.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Prossimo appuntamento con What\u2019s Next #4 \u00e8 per venerd\u00ec 26 settembre.<\/p>\n<p>Racconter\u00f2 i dietro le quinte dell&#8217;organizzazione degli eventi della serie <a href=\"http:\/\/conversazionidalbasso.wordpress.com\/\" target=\"_blank\">&#8220;Conversazioni dal Basso&#8221;<\/a> ed in particolare del <a href=\"http:\/\/www.festivaldeiblog.it\/\" target=\"_blank\">Festival dei Blog<\/a> approfittandone per fare una riflessione pi\u00f9 generale a partire dalle riflessioni contenute nell&#8217;ultimo libro di Clay Shirky <a href=\"http:\/\/www.amazon.com\/gp\/product\/1594201536?ie=UTF8&amp;tag=fgonnextmedis-20&amp;linkCode=as2&amp;camp=1789&amp;creative=9325&amp;creativeASIN=1594201536\">Here Comes Everybody: The Power of Organizing Without Organizations<\/a><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"border:none !important; margin:0px !important;\" src=\"http:\/\/www.assoc-amazon.com\/e\/ir?t=fgonnextmedis-20&amp;l=as2&amp;o=1&amp;a=1594201536\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"1\" height=\"1\" \/>.<\/p>\n<p>Per chi non pu\u00f2 aspettare una settimana consiglio, come al solito, di seguire <a onclick=\"javascript:urchinTracker ('\/outbound\/article\/beta.friendfeed.com');\" href=\"http:\/\/beta.friendfeed.com\/fabiogiglietto\" target=\"_blank\">FriendFeed<\/a>.<\/p>\n<p><!--:--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><!--:it-->L&#8217;accesso di massa alla comunicazione verso un pubblico indistinto \u00e8 a fondamento della rivoluzione dei social media. 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