{"id":26,"date":"2005-01-07T11:48:54","date_gmt":"2005-01-07T09:48:54","guid":{"rendered":"http:\/\/larica-virtual.soc.uniurb.it\/wordpress\/?p=26"},"modified":"2005-01-07T11:48:54","modified_gmt":"2005-01-07T09:48:54","slug":"96-anni-e-quattro-giorni-prima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/?p=26","title":{"rendered":"96 anni e quattro giorni prima"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Erano esattamente le cinque del mattino di luned\u00ec 28 dicembre 1908 quando un sisma spaventoso e un maremoto terrificante sconvolsero lo stretto di Messina. Due citt\u00e0, la stessa Messina e Reggio Calabria, furono completamente rase al suolo. Le vittime, accertate, si calcolarono in pi\u00f9 di settantamila. Ma le prime notizie del disastro apparvero, in maniera ancora assai vaga ed approssimativa, soltanto sulle edizioni del mattino dei giornali del successivo 29 dicembre. Non solo, ma la stessa notizia della catastrofe arriv\u00f2 nella capitale &#8211; e sotto forma di un normale telegramma &#8211; soltanto alle ore 17,45 di quel 28 dicembre: pi\u00f9 di dodici ore a distanza dell&#8217;evento. Vale la pena di citare una delle primissime informazioni giornalistiche sull&#8217;argomento: il &#8220;Giornale d&#8217;Italia&#8221; che, uscito a Roma nel pomeriggio del 29 dicembre, cos\u00ec riferiva sull&#8217;evento nei suoi dispacci romani datati, ovviamente, il giorno prima: &#8220;gravissime preoccupazioni aveva destato nel Governo il fatto che da Messina fino alle ore 18 di stasera non giunsero notizie non soltanto per telegrafo o per telefono, ma neanche per radio-telefono. Eppure esiste a Messina la stazione radiotelegrafica di Fonte Spuria che pu\u00f2 comunicare, data la sua potenza, anche con la stazione radio-telegrafica di Monte Mario di Roma. Eppure \u00e8 a Messina, nave appoggio della sqadriglia di dieci torpedinieri, l&#8217;incrociatore &#8216;Piemonte&#8217; pure dotato di apparecchi radiotelegrafici atti a comunicare con la stazione radiotelegrafica di Roma, con quella di Napoli, con la squadra navale che era oggi a Napoli. La stazione di Monte Mario &#8211; continua il servizio del &#8220;Giornale d&#8217;Italia&#8221; &#8211; ha invano chiamato disperatamente tutt&#8217;oggi la stazione di Messina e di &#8216;Piemonte&#8217;. Nessuno ha risposto!&#8221;. Il tragico silenzio preoccup\u00f2 moltissimo il Ministero della Marina. Gi\u00e0 erano stati dati ordini ad alcune navi di recarsi a Messina da Napoli per assumere informazioni e per portare eventualmente soccorsi, quando alle ore 17,45 giunse finalmente, dopo aver fatto un lunghissimo giro, il telegramma che il Comandante della &#8216;Spica&#8217;, capitano di corvetta Cerbino, sped\u00ec da Marina di Nicotera; la prima citt\u00e0 rivierasca calabrese indenne dal sisma. Ed anche questo telegramma &#8211; il primo che diede a Roma la notizia del disastro, delle due citt\u00e0 &#8220;semidistrutte&#8221; e della stessa morte del Comandante della nave &#8216;Piemonte&#8217; (sepolto insieme alla sua famiglia sotto le macerie della sua casa a Messina) &#8211; \u00e8 protagonista di una storia che ha un suo proprio posto nelle lunghe vicende della informazione a largo raggio. La torpediniera &#8216;Spica&#8217; fu l&#8217;unica a scampare al maremoto che, insieme con il terremoto, aveva sconvolto il porto di Messina. Al comando del Capitano di corvetta Cerbino, durante tutto il giorno 28 dicembre risal\u00ec la costa calabro-tirrenica della provincia diReggio trovando sempre pasei distrutti e linee telegrafiche travolte. Solo nel tardo pomeriggio, a Marina di Nicotera, in provincia di Catanzaro, dispose del primo ufficio telegrafico non distrutto dal terremoto. E da questo ufficio part\u00ec quel telegramma che. trasmesso alle 17,25, impieg\u00f2 un &#8220;lunghissimo giro&#8221; per giungere alle 17,45 sul tavolo del Ministro della Marina. I giornali quotidiani poterono, cos\u00ec, dare notizia soltanto nelle prime edizioni del mattino del 29 dicembre e solo allora, attraverso le insormontabili impedenze legate al canale grafico e alla funzione di ridondanza del circuito secondario del flusso informativo, i vasti settori di una pubblica opinione &#8211; ovviamente anche&#8217;essa diversamente stratificata &#8211; vennero a conoscenza delle prima dimensioni dell&#8217;evento. Gli stessi titoli dei giornali danno la conferma di questo difficoltoso e lento fluire delle notizie, se il &#8220;Giorno&#8221; &#8211; il quotidiano diretto a Napoli da Matilde Serao &#8211; che il 29 dicembre aveva titolato a tutta pagina: &#8220;lo spaventoso terremoto iermattina in Calabria e tutta la Sicilia&#8221; deve aspettare il successivo giorno 30 dicembre per il vero titolo informativo: &#8220;\u00e8 confermata la rovina di Messina e di Reggio&#8221;. Questa lentezza diminu\u00ec sensibilmente nei giorni successivi, mano a mano che gli &#8220;inviati speciali&#8221;, giunti con i messi di fortuna e, i pi\u00f9 veloci, in automobile, poterono arricchire di informazioni e di particolari le cronache dei giornali, ma occorre attendere il 10 gennaio 1909 per avere i primi messaggi iconici, le prime fotografie, cio\u00e8, pubblicate in una edizione speciale di 32 pagine della &#8220;Illustrazione Italiana&#8221; il settimanale illustrato che allora era all&#8217;avanguardia nella informazione commentata e documentata, sopratutto, da fotografie, o disegni.L'&#8221;Illustrazione&#8221; era, in verit\u00e0, uscita regolarmente il 3 gennaio 1909, primo numero utile dopo il disastro, ma si era dovuta limitare ad un ampio &#8220;reportage&#8221; scritto, corredato solo da una cartina geografica della Calabria per indicare, almeno, il luogo del sisma. Ci\u00f2 aveva, evidentemente, suscitato reazioni e proteste nei lettori, se il numero successivo, quello appunto del 10 gennaio (uscito cio\u00e8, non in &#8220;straordinaria&#8221;, ma in edizione &#8220;speciale&#8221; alla data prevista settimanale) apriva il suo eccezionale foto-reportage con questo commento, che \u00e8 un autentico &#8216;squarcio&#8217; su ci\u00f2 che la tecnologia della comunicazione e dei collegamenti consentiva, appena settant&#8217;anni fa, al giornalismo illustrato certamente, allora fra i d&#8217;avanguardia.L&#8217;editoriale, in corsivo, cos\u00ec &#8211; anche in maniera risentita &#8211; si esprime: &#8220;\u00e8 incredibile la difficolt\u00e0 che anno anco persone colte ed intelligenti a rendersi conto di due elementi di primissima importanza in ogni caso: il tempo e la distanza. Cos\u00ec \u00e8 capitato questo stranissimo fatto, che parecchidei nostri lettori, anche fra i pi\u00f9 intelligenti, ci hanno espresso la loro sorpresa di non aver trovato nel numero scorso del 3 gennaio, fotografie o disegni dellagrande catastrofe di Reggio e Messina! E non si sono accorti che ci\u00f2 era materialmente impossibile per ragioni di tempo e distanza. Le prime notizie assai vaghe e confuse del terremoto, e che si speravano esagerate, furono date dai giornali quotidiani marted\u00ec mattina 29 dicembre. In tempi normali e con treni direttissimi occorrono due giorni di viaggio da Reggio Calabria a Milano, vale a dire che, se un fotografo sopravvisssuto con la sua macchina avesse spedito qualche negativa a Messina, questa avrebbe potuto arrivare a Milano venerd\u00ec 1 gennaio, gi\u00e0 troppo tardi per i giornali illustrati che a Milano, come a Parigi, a Londra, a Lipsia e a New York, vanno in macchina al pi\u00f9 tard\u00ec gioved\u00ec. Ma purtroppo a Messina in quell&#8217;alba tragica di dicembre si combatteva per la vita: la citt\u00e0 per ben quattro giorni fu isolata dal mondo; ogni comunicazione telegrafica era interrotta; figuratevi dunque il reportage fotografico! Marted&#8217; sera &#8211; prosegue, spiegando sempre, l&#8217;editoriale dell&#8217;Illustrazione&#8221; &#8211; part\u00ec il nostro primo &#8216;inviato speciale&#8217; e pot\u00e8 portare a Milano soltanto la Domenica 3 gennaio le prime negative del disastro: mercoled\u00ec (30 dicembre) part\u00ec per la Sicilia il nostro Ximenes, reduce quella mattina stessa da Costantinopoli, e la sera Mario Morazzo partiva con la sua automobile per l&#8217;estrema Calabria. Avremmo potuto forse saziare la prima curiosit\u00e0 dei lettori facendo seseguire un disegno impressionante e fantastico della catastrofe come fanno di solito i giornali popolari. Ma questi sistemi di &#8220;imagerie populaire&#8221; che stanno benissimo nei giornali colorati da due soldi, i quali vengono fatti a base di immaginazione, non di convengono pi\u00f9 ai giornali grandi e importanti, come il nostro, che sono fatti a base di documenti veri, di fotografie prese sul posto. I lettori dei giornali serii vogliono la verit\u00e0 e il documento. Il numero che oggi soltanto siamo in grado di pubblicare &#8211; conclue sentenziosamente, con sussiego e con quel tocco di esterofilia cos\u00ec trionfante nel nuovo giornalismo di allora, il &#8220;commento&#8221; dell'&#8221;Illustrazione Italiana&#8221; &#8211; \u00e8 di ben 32 pagine e presenta un quadro completo e palpitante dell&#8217;immane catastrofe in tuee le sue fasi, in tutti i suoi episodi pi\u00f9 commoventi e drammatici, tale da costituire un documento storico, unico e definitivo, dell&#8217;ora tragica che at<br \/>\ntraversiamo. Prova ne sia che di questi giorni tutti i grandi giornali di Francia, d&#8217;Inghilterra e d&#8217;America hanno fatto appello alla Illustrazione Italiana per poter illustrare contemporanemente, con documenti vivi e interessanti, la nostra grande sciagura.&#8221;<br \/>\ntratto da Enrico Mascilli Migliorini, La comunicazione istantanea, Guida Editori, Napoli 1987.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Erano esattamente le cinque del mattino di luned\u00ec 28 dicembre 1908 quando un sisma spaventoso e un maremoto terrificante sconvolsero lo stretto di Messina. Due citt\u00e0, la stessa Messina e Reggio Calabria, furono completamente rase al suolo. Le vittime, accertate, si calcolarono in pi\u00f9 di settantamila. 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