{"id":2262,"date":"2011-11-23T10:49:41","date_gmt":"2011-11-23T09:49:41","guid":{"rendered":"http:\/\/larica.uniurb.it\/nextmedia\/?p=2262"},"modified":"2011-11-23T10:49:41","modified_gmt":"2011-11-23T09:49:41","slug":"uloop-e-sostenibilita-sociale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/?p=2262","title":{"rendered":"Verso una definizione di sostenibilit\u00e0 sociale di una tecnologia"},"content":{"rendered":"<p><!--:it--><span style=\"text-decoration: underline\">Secondo articolo della <a href=\"http:\/\/larica.uniurb.it\/nextmedia\/taxonomy\/tags\/sociocybernetics\/nextmedia\/uloop\/\" target=\"_blank\">serie dedicata al progetto ULOOP<\/a> curato da <a href=\"http:\/\/www.linkedin.com\/in\/ericagiambitt0\" target=\"_blank\">Erica Giambitto<\/a>.<\/span><br \/>\nDopo la <a href=\"http:\/\/larica.uniurb.it\/nextmedia\/2011\/10\/un-primo-sguardo-a-uloop-alcuni-spunti-per-formulare-le-domande-di-ricerca\/\" target=\"_blank\">panoramica sul progetto ULOOP<\/a> pubblicata qualche settimana fa, cerchiamo ora di definire meglio il campo di ricerca \u00a0e di arricchirlo. Ci eravamo posti la domanda di ricerca \u201c<strong>ULOOP \u00e8 una tecnologia socialmente sostenibile?\u201d<\/strong>, abbiamo delineato <strong>alcuni aspetti della sostenibilit\u00e0 sociale<\/strong>, come ad esempio una <strong>gestione delle risorse<\/strong> che mantenga l\u2019equilibrio del sistema, ed anche una idea di sostenibilit\u00e0 sociale intesa come risorsa, come <strong>capitale sociale<\/strong>, che emerge da una rete collaborativa di relazioni. Questi, per\u00f2, sono \u00a0solo alcuni aspetti della sostenibilit\u00e0 sociale che rimane un concetto che difficilmente pu\u00f2 essere racchiuso in una definizione univoca e che pu\u00f2 invece essere pensato come un concetto sfaccettato, come suggerito da Stephen McKenzie nel suo articolo <em>\u201c<a href=\"http:\/\/www.sapo.org.au\/pub\/pub241.html\" target=\"_blank\">Social Sustainability: Towards some definitions<\/a>\u201d (S. <\/em>McKenzie, <em>Social sustainability: Towards some definitions<\/em>, Hawke Research Institute Working Paper Series n.27, Hawke Research Insitute, University of South Australia, Magill 2004). Per questo \u00e8 stato osservato da un\u2019ampia serie di punti di vista diversi.<br \/>\n<em>Come possono esserci utili questi approcci nella nostra ricerca sulla sostenibilit\u00e0 sociale di ULOOP?<\/em><br \/>\nInnanzitutto nel delineare in modo sempre pi\u00f9 preciso questo duplice aspetto della <strong>sostenibilit\u00e0 sociale<\/strong> che la vede, da un lato, <strong>come<\/strong> <strong>gestione, azione e quindi un processo in atto in una comunit\u00e0<\/strong> e, dall\u2019altro lato la vede <strong>come risorsa, come capitale sociale emergente dalle relazioni che legano la comunit\u00e0<\/strong>. \u00c8\u00a0importante, per\u00f2, tenere a mente che quando parliamo di sistema e di relazioni in ULOOP stiamo parlando di diversi tipi di soggetti che entrano in relazione. Come indicato nel <em><a href=\"http:\/\/www.uloop.eu\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/ULOOP_WP03_SocioEconomics_UniUrb.pdf\" target=\"_blank\">white paper 03<\/a><\/em> gli attori in gioco sono molteplici (ULOOP users, End-Users, Users, Subscribers, Consumers, Service Providers, Operators) e \u00a0quindi la sostenibilit\u00e0 sociale dovrebbe essere legata alla relazione fra questi soggetti.<br \/>\nCome vedremo, di per s\u00e9 la sostenibilit\u00e0 sociale \u00e8 un concetto complesso dunque cercheremo dapprima di comprenderlo meglio e in seguito di cercare dei legami con ULOOP.<br \/>\n<em>Verso uno studio della sostenibilit\u00e0 sociale<\/em><\/p>\n<blockquote><p>&lt;&lt;When discussing social sustainability, \u2018What is\u2026\u2019 or \u2018What do we mean by\u2026\u2019 are immediate and automatic responses&gt;&gt;\u00a0(McKenzie, 2004)<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Il problema di definizione della sostenibilit\u00e0 sociale nasce dall\u2019origine stessa del concetto<\/strong>.\u00a0Frutto di un lungo processo scaturito dai primi interrogativi sull\u2019impatto ambientale di un\u2019industrializzazione del mondo sempre pi\u00f9 spinta, pu\u00f2 essere considerata una conseguenza degli interrogativi sulla sostenibilit\u00e0 economica e sulla sostenibilit\u00e0 ambientale in un\u2019ottica di <em>sviluppo sostenibile. <\/em><strong>La ricerca sulla sostenibilit\u00e0 sociale \u00e8 ancora molto legata ad aspetti economici ed ambientali, e non deve esserne svincolata, ma per poterla comprendere e analizzare veramente e per poterla valorizzare adeguatamente \u00e8 necessario<\/strong>, secondo McKenzie focalizzarsi su di essa attraverso <strong>un approccio specifico realizzato dalle scienze sociali<\/strong>.<em><br \/>\n<\/em><strong>Negli anni Sessanta<\/strong> sorgevano i primi problemi di sostenibilit\u00e0 ambientale delle imprese e delle economie e, per questo, iniziava a sentirsi la <strong>necessit\u00e0 di elaborare delle politiche di sviluppo che permettessero una crescita economica non deleteria per l\u2019ambiente<\/strong> <strong>e che migliorasse le qualit\u00e0 della vita delle persone.<\/strong> Nacque per questo l\u2019Organizzazione per lo Sviluppo e la Cooperazione Economica (<a href=\"http:\/\/www.oecd.org\/home\/0,2987,en_2649_201185_1_1_1_1_1,00.html\" target=\"_blank\">OECD<\/a>).<br \/>\n<strong>Negli anni Ottanta<\/strong> si fece un notevole passo avanti nell\u2019agenda della sostenibilit\u00e0. La Commissione delle Nazioni Unite su Sviluppo e Ambiente (fondata nel 1983 dalle Nazioni Unite) inizia il suo lavoro per una nuova era di <strong>crescita economica basata su politiche che sostengono e proteggono le risorse ambientali.<\/strong> Viene riconosciuto da un lato l\u2019aggravarsi dei problemi ambientali e, dall\u2019altro, che <strong>questi problemi ambientali potevano essere dovuti anche a fattori sociali<\/strong>: <strong>degrado, povert\u00e0, pressione demografica e diseguaglianza sociale sono alcuni dei fattori sociali individuati come maggiore causa di degrado ambientale<\/strong>.<br \/>\nSi comincia a parlare di sviluppo sostenibile come mantenimento di &lt;&lt;processi ecologici essenziali e sistemi di supporto alla vita&gt;&gt; . (IUCN\/UNEP\/WWF, <a href=\"http:\/\/data.iucn.org\/dbtw-wpd\/edocs\/WCS-004.pdf\" target=\"_blank\">World conservation strategy: living resource conservation for sustainable development<\/a>, IUCN\/UNEP\/WWF, Gland, Switzerland, 1980. Citato in McKenzie 2004, p. 4).<br \/>\nDa qui il passo successivo \u00e8 rappresentato dal <strong>rapporto Brundtland<\/strong>, il quale definisce lo sviluppo sostenibile come<\/p>\n<blockquote><p>&lt;&lt;uno sviluppo che incontra i bisogni del presente senza compromettere le capacit\u00e0 delle future generazioni di soddisfare i propri bisogni&gt;&gt; (WCED, Brundtland G.H , Mansour\u00a0 K.,\u00a0 <a href=\"http:\/\/www.regjeringen.no\/upload\/SMK\/Vedlegg\/Taler%20og%20artikler%20av%20tidligere%20statsministre\/Gro%20Harlem%20Brundtland\/1987\/Address_at_Eighth_WCED_Meeting.pdf\" target=\"_blank\">1987\u00a0<em>common future<\/em><\/a>,\u00a0 Oxford University Press, Oxford, GB; Citato in Canu 2011).<\/p><\/blockquote>\n<p>Il fattore sociale viene di fatto inserito nell\u2019agenda della sostenibilit\u00e0, ma nonostante questo le critiche mosse a questo approccio mostrano alcune perplessit\u00e0.<br \/>\nMcKenzie fa notare che <strong>il fattore sociale, sebbene incluso nell\u2019agenda di ricerca \u00e8 ancora \u201csubordinato\u201d all\u2019idea dello sviluppo economico di tipo \u201ccolonialista\u201d<\/strong>, le stesse perplessit\u00e0 che sollevava Latouche e che abbiamo considerato nel nostro precedente articolo.<br \/>\nL\u2019idea secondo cui portando sviluppo economico nelle aree con basso <em>capitale sociale<\/em> e cio\u00e8 con scarsa coesione sociale e povert\u00e0, si pu\u00f2 invertire la tendenza riducendo cos\u00ec l\u2019impatto ambientale, \u00e8 fortemente criticata poich\u00e9 rispecchia, secondo Joshi, un\u2019ottica colonialista e non un vero interesse per l\u2019ambiente e per una societ\u00e0 pi\u00f9 equa (M M Joshi,<a href=\"http:\/\/books.google.com\/books\/about\/Sustainable_consumption.html?id=aTggcgAACAAJ\" target=\"_blank\"> <em>Sustainable consumption: issues of a paradigm shift<\/em><\/a>, Indian Council of Social Science Research, Occasional Monograph Series, No 1, New Delhi, 2002, p 7; Citato in McKenzie 2004, p. 4). Un\u2019altra critica \u00e8 stata mossa alla \u201cvaghezza\u201d della definizione: spesso questa si trasforma in una cortina di fumo dietro la quale si nascondono le imprese per non realizzare realmente uno sviluppo pi\u00f9 equo. (Michael Jacobs, \u2018<a href=\"http:\/\/www.ingentaconnect.com\/content\/oso\/434200\/1999\/00000001\/00000001\/art00003\" target=\"_blank\">Sustainable development: a contested concept<\/a>\u2019 in A Dobson, ed, <em>Fairness and futurity: essays on environmental sustainability and social justice<\/em>, Oxford University Press, Oxford, 1999, p 24; Citato in McKenzie 2004).<br \/>\nIl problema pi\u00f9 importante ai fini della nostra ricerca continua ad essere il fatto che i <strong>principali \u201csoggetti\u201d considerati rimangono l\u2019ambiente e lo sviluppo economico. Il tentativo di creare un equilibrio tra questi due fattori, considerati come contrapposti, non ha permesso di considerare il fattore sociale come altrettanto importante. <\/strong><br \/>\n<strong>Negli anni Novanta<\/strong> le Universit\u00e0 Australiane e la ricerca Australiana, si sono mosse per realizzare un <strong>approccio sempre pi\u00f9 interdisciplinare alla sostenibilit\u00e0<\/strong>. Dove per interdisciplinare si intende una sinergia tra dipartimenti di ricerca, dedicati ognuno ad un aspetto delle scienze sociali. Tra queste il <em>Group of Eight <\/em>cio\u00e8 la rete delle otto universit\u00e0 pi\u00f9 antiche e prestigiose dell\u2019Australia, la University of Queensland Faculty of Social and Behavioural Sciences; la Australian Academy of, the Humanities; l\u2019Academy of the Social Sciences; la University of New South Wales Social Policy Research Centre e la University of New England Institute for Rural Futures.<br \/>\nDa qui, la University of South Australia ha lavorato sulla definizione di sostenibilit\u00e0:<\/p>\n<blockquote><p>&lt;&lt;<em>Sustainability\u2014including sustainable environments, sustainable societies and sustainable economies. This priority would mean attention inter alia to issues relating to water use, renewable energy, democratic citizenship, social justice, equity, impact of globalised economies on work and triple bottom line approaches<\/em>.&gt;&gt; (intervento della University of South Australia\u00a0durante il processo consultativo sulle priorit\u00e0 di ricerca nazionali Australiane, citato da McKenzie 2004 )<\/p><\/blockquote>\n<p>Successivamente ha dato vita all\u2019Hawke Research Institute proprio per dedicarsi in modo specifico ai fattori sociali che incidono sulla sostenibilit\u00e0. Nonostante questi sforzi, l\u2019impronta di ricerca a livello nazionale era ancora molto legata alle scienze economiche e tecniche, per questo la National Academy of the Humanities ha cercato di specificare riorganizzare gli obiettivi di ricerca:<\/p>\n<blockquote><p>&lt;&lt; We believe that the existing priority goals need to be re-drafted to acknowledge the fundamental human origins of environmental problems&gt;&gt; (<a href=\"http:\/\/www.humanities.org.au\/Home.aspx\" target=\"_blank\">National Academy of the Humanit<\/a><a href=\"http:\/\/www.humanities.org.au\/Home.aspx\" target=\"_blank\">ies<\/a>,<em>The humanities and Australia\u2019s National Research Priorities<\/em><em> <\/em>p.13, citato in McKenzie 2004)<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>La sostenibilit\u00e0 ambientale \u00e8, secondo questa idea, anche una questione sociale, dal momento che i problemi ambientali hanno origine dal comportamento dell\u2019uomo.<\/strong> Questo ha permesso finalmente di riconoscere il ruolo centrale degli elementi sociali e culturali nella questione della sostenibilit\u00e0. La ricerca delle scienze sociali si sta affermando come campo autonomo di analisi, anche se al momento ancora risente di questa consapevolezza giunta in un secondo momento. Le scienze sociali sono ancora considerate come qualcosa da integrare in un processo gi\u00e0 cominciato, come supporto ad un processo di analisi gi\u00e0 iniziato.<br \/>\nPer McKenzie, dunque \u00e8 s\u00ec necessaria una ricerca interdisciplinare sul concetto di sostenibilit\u00e0 ma, prima di tutto, \u00e8 necessario che le scienze sociali si interroghino in maniera autonoma e indipendente sul concetto di sostenibilit\u00e0 sociale. Una volta definita la sostenibilit\u00e0 sociale come un campo indipendente di studi, una volta elaborati dei modelli di analisi, allora la ricerca sociale, quella ambientale ed economica potranno lavorare in sinergia per lo sviluppo di una sostenibilit\u00e0 che vede i fattori ambientali, sociali ed economici come equivalenti.<br \/>\n<em>Verso una definizione di sostenibilit\u00e0 sociale<\/em><br \/>\nNel suo testo McKenzie fornisce una definizione operativa di sostenibilit\u00e0 sociale:<\/p>\n<blockquote><p>&lt;&lt;<strong><em>Social sustainability is: a life-enhancing condition within communities, and a process within communities that can achieve that condition.<\/em><\/strong>&gt;&gt; (<em>S. <\/em>McKenzie, <em>Social sustainability: Towards some definitions<\/em>, Hawke Research Institute Working Paper Series n.27, Hawke Research Insitute, University of South Australia, Magill 2004, p. 12.)<\/p><\/blockquote>\n<p>La sostenibilit\u00e0 sociale \u00e8 dunque vista <strong>come una condizione<\/strong> descritta da alcune caratteristiche che, quando presenti, sono considerate come indicatori della condizione stessa. Gli ultimi tre elementi sono invece dei meccanismi, essi descrivono delle <strong>azioni che rendono possibile il processo<\/strong> di sostenibilit\u00e0 sociale:<\/p>\n<ul>\n<li>Equit\u00e0 d\u2019accesso ai servizi chiave (incluse salute, educazione, trasporti, casa e svaghi);<\/li>\n<li>Equit\u00e0 tra le generazioni (le future generazioni non saranno svantaggiate dalle attivit\u00e0 della generazione attuale);<\/li>\n<li>Un sistema di relazioni culturali in cui gli aspetti positivi di culture diverse sono valorizzati e protetti, e in cui l\u2019integrazione culturale \u00e8 supportata e promossa quando \u00e8 desiderata da individui e gruppi;<\/li>\n<li>La diffusa partecipazione politica dei cittadini non solo nelle procedure elettorali ma anche nelle altre aree dell\u2019attivit\u00e0 politica, particolarmente a livello locale;<\/li>\n<li>Un sistema per trasmettere consapevolezza sulla sostenibilit\u00e0 sociale da una generazione alla successiva;<\/li>\n<li>Un senso di responsabilit\u00e0 di comunit\u00e0 per mantenere quel sistema di trasmissione;<\/li>\n<li>Meccanismi che permettono ad una comunit\u00e0 di identificare collettivamente le sue capacit\u00e0 e i suoi bisogni;<\/li>\n<li>Meccanismi che permettono ad una comunit\u00e0 di soddisfare i suoi stessi bisogni dove possibile attraverso\u00a0 un\u2019azione di comunit\u00e0;<\/li>\n<li>Meccanismi di difesa politica per soddisfare le esigenze che non possono essere soddisfatte con l&#8217;azione della comunit\u00e0.<\/li>\n<\/ul>\n<p><em>Sostenibilit\u00e0 come condizione misurabile e come capitale sociale emergente<\/em><br \/>\nLa sostenibilit\u00e0 \u00e8 qui intesa come una <strong>condizione misurabile<\/strong> in base alla presenza o all\u2019assenza di questi indicatori, al momento riduttivi e non esaustivi, attraverso cui \u00e8 possibile, per McKenzie, sviluppare un\u2019agenda di ricerca della sostenibilit\u00e0 sociale che faccia esclusivo riferimento all\u2019aspetto sociale.<br \/>\nUn altro studio in questo senso \u00e8 quello compiuto da Cocklin e Alston per la \u00a0Academy of the Social Sciences realizzata all\u2019interno del progetto Australia\u2019s Community Sustainability (Chris Cocklin and Margaret Alston, eds., <em><a href=\"http:\/\/www.assa.edu.au\/publications\/research\/file.php?id=21\" target=\"_blank\">Community sustainability in rural Australia: a question of capital<\/a><\/em>, Centre for Rural Social Research, Wagga Wagga, NSW, 2003; Citato in McKenzie 2004). Lo scopo degli autori \u00e8 quello di <strong>misurare e valutare le variazioni del capitale sociale in una comunit\u00e0<\/strong> monitorando le variazioni all\u2019interno dei cinque sottoinsiemi che lo compongono: capitale naturale (risorse naturali), umano (conoscenza e abilit\u00e0 dei singoli individui), sociale (reti produttive e valori condivisi), istituzionale (strutture istituzionali nel privato, nel pubblico e nel terzo settore) e di prodotto (costruzioni, beni prodotti, risorse monetarie). L\u2019ipotesi di lavoro \u00e8 che la sostenibilit\u00e0 sociale di una comunit\u00e0 sia misurabile rispetto alla presenza e al valore di questi \u201cstock\u201d di capitale in diversi settori.<br \/>\nNel nostro primo articolo avevamo visto come <strong>ULOOP<\/strong> potesse configurarsi come una <strong>rete di relazioni da cui emerge capitale sociale<\/strong> e, quindi, tenendo come riferimento il modello di sviluppo fornito nel <a href=\"http:\/\/siti.ulusofona.pt\/~uloop\/white-paper-on-uloop-socio-economics\" target=\"_blank\">white paper 03<\/a>\u00a0e non avendo ancora un caso reale su cui lavorare, <strong>potremmo utilizzare le caratteristiche distintive di ULOOP per ipotizzare delle sottocategorie<\/strong>: <strong>Capitale di Risorse<\/strong> (ampiezza di banda, potere computazionale, livello di energia, stampanti); <strong>Capitale di Informazioni<\/strong> (info turistiche, pubblicit\u00e0, opinioni, localizzazioni); <strong>Capitale Potenziale<\/strong> (o di Disponibilit\u00e0:\u00a0 risorse computazionali, di connessione internet, di servizi, di informazioni); <strong>Capitale di Sicurezza<\/strong> (supporto alla mobilit\u00e0, trasferimenti trasparenti); potremmo aggiungere una sottocategoria dedicata al <strong>Capitale Umano<\/strong> (conoscenze, abilit\u00e0, disponibilit\u00e0 di diventare nodi) e una sottocategoria dedicata al <strong>Capitale di Struttura<\/strong> (fornita da operatori e da service provider).<br \/>\nL\u2019ipotesi di Cocklin e Alston viene approfondita da Pepperdine (Sharon Pepperdine,<strong> <\/strong><em><a href=\"http:\/\/www.regional.org.au\/au\/countrytowns\/strategies\/pepperdine.htm\" target=\"_blank\">Social Indicators of Rural Community Sustainability: An Example from the Woady Yaloak Catchment<\/a><\/em>, 2000, Department of Geography &amp; Environmental Studies, The University of Melbourne), che\u00a0 in uno studio specifico sulla comunit\u00e0 di <a href=\"http:\/\/www.woadyyaloak.com.au\/about-aims.html\" target=\"_blank\">Woady Yaloak Catchmen<\/a> (comunit\u00e0 di rinnovamento del territorio attraverso uno sviluppo sostenibile, portato avanti grazie a contributi \u201cbottom up\u201d della popolazione), cerca di sviluppare degli <strong>indicatori sociali che descrivano la sostenibilit\u00e0 sociale, anche grazie alla partecipazione degli appartenenti alla comunit\u00e0<\/strong>. Attraverso interviste, sondaggi e questionari ha identificato degli importanti temi ritenuti rilevanti che ha successivamente raggruppato in <strong>15 indicatori chiave della sostenibilit\u00e0 sociale<\/strong>.<\/p>\n<ol>\n<li>Coesione: coordinamento, abilit\u00e0 di lavorare insieme<\/li>\n<li>Senso di comunit\u00e0: vita di comunit\u00e0, partecipazione attiva<\/li>\n<li>Prosperit\u00e0: ricambio della popolazione inclusi i giovani adulti, mentalit\u00e0 positiva, rivendita di propriet\u00e0<\/li>\n<li>Senso del vicinato: comunit\u00e0 amichevole e di supporto<\/li>\n<li>Accettazione: differenti punti di vista, di idee, di nuovi arrivati; conoscenza dei vicini<\/li>\n<li>Opportunit\u00e0 di partecipare alle attivit\u00e0 sociali (intrattenimento, culturale, ricreazionale e sport) e affari pubblici; presenza di persone motivate ed entusiaste<\/li>\n<li>Opportunit\u00e0 d\u2019impiego che includano giovani e adulti<\/li>\n<li>Scarsa integrazione sociale: separazioni di famiglie, droga e crimine, suicidio<\/li>\n<li>Attaccamento all\u2019area<\/li>\n<li>Apertura mentale: apertura verso \u201cestranei\u201d e donne<\/li>\n<li>Vitalit\u00e0 economica: tempo per vacanze e svago, pensionamento, sicurezza finanziaria<\/li>\n<li>Input di comunit\u00e0: gruppi di comunit\u00e0, negozi locali, fiducia della comunit\u00e0 in se stessa<\/li>\n<li>Comunicazione: quotidiano locale<\/li>\n<li>Unit\u00e0: volontariato, valori comuni<\/li>\n<li>Stabilit\u00e0 della popolazione<\/li>\n<\/ol>\n<p>Questi indicatori forniscono, secondo Pepperdine uno strumento per ottenere una <strong>visione soggettiva, dall\u2019interno di una comunit\u00e0<\/strong> sulla sua sostenibilit\u00e0 misurando la realt\u00e0 in cui vivono. Sono indicatori sociali soggettivi e possono essere usati a fianco degli indicatori \u201coggettivi\u201d, come ad esempio i dati di censimento, per dare un\u2019immagine pi\u00f9 ampia delle tendenze nella sostenibilit\u00e0 e che la svincolano da indicatori legati principalmente allo sviluppo economico.<br \/>\nUn fatto importante da mettere in evidenza secondo Pepperdine \u00e8 <strong>che gli indicatori ritenuti pi\u00f9 rilevanti dalla popolazione riguardano la coesione sociale, il senso di appartenenza, il senso del vicinato e l\u2019accettazione della diversit\u00e0<\/strong>; indicatori molto diversi da quelli considerati tradizionalmente come \u201coggettivi\u201d (prosperit\u00e0 economica, possibilit\u00e0 d\u2019impiego e vitalit\u00e0 economica) e che, secondo la popolazione, consentono alla comunit\u00e0 di proseguire e di migliorare nel suo progetto di riqualificazione sostenibile del territorio.<br \/>\nLo studio di Pepperdine fa riferimento ad una specifica comunit\u00e0 rurale e ci rendiamo conto dei limiti che questo comporta nella nostra ricerca. \u00a0\u00c8\u00a0importante, infatti, esplicitare che gli indicatori cos\u00ec sviluppati sono specifici di quella comunit\u00e0, sebbene siano abbastanza generali da poter essere utilizzati anche in altri luoghi. Credo, dunque, che sia necessario sviluppare degli indicatori specifici per il nostro progetto. Visto per\u00f2 lo stato dell\u2019arte nella ricerca sulla sostenibilit\u00e0 sociale e la sua, ancora forte, subordinazione al concetto di sostenibilit\u00e0 ambientale in relazione ad un territorio, <strong>una cos\u00ec selettiva attenzione agli aspetti sociali messa in atto dalla comunit\u00e0 stessa ci sembra particolarmente interessante<\/strong>. \u00c8\u00a0necessario anche considerare che qui si fa riferimento ad un territorio specifico e al suo sviluppo reso possibile dal senso di comunit\u00e0 interno e dalla vicinanza fisica.<br \/>\nNel caso di ULOOP, invece, sebbene ci sia un legame con il luogo fisico (per citare alcuni esempi legati allo spazio: geolocalizzazione, estensione della copertura tra nodi vicini, advertising di prossimit\u00e0, informazioni turistiche fornite dagli abitanti locali) potrebbe non svilupparsi quella percezione di territorio fisico da condividere e valorizzare con uno sforzo comune. Ma <strong>se consideriamo un altro tipo di territorio, un altro tipo di luogo che \u00e8 quello prodotto dalla comunicazione<\/strong> (scambi comunicativi, di relazione e di dati), <strong>ULOOP potrebbe essere percepito come uno spazio, s\u00ec virtuale, ma da tenere \u201cin vita\u201d attraverso la partecipazione di ogni singolo individuo coinvolto.<\/strong><br \/>\nPotremmo, seguendo questa direzione,\u00a0 dire che questa partecipazione per essere efficace, e dunque garantire come effetto il funzionamento della rete ULOOP, dovrebbe possedere e rispecchiare gli indicatori di sostenibilit\u00e0 sociale sopra proposti. Potremmo, quindi, ricercare nei casi d\u2019uso previsti dal progetto, quei temi identificati da Pepperdine:<\/p>\n<ol>\n<li>Coesione, Senso di comunit\u00e0, Input di comunit\u00e0, Unit\u00e0 \u2013 tourist community services, attack detection by cooperation, coordination of group activities, trust driven access control;<\/li>\n<li>Prosperit\u00e0, Senso del vicinato, Accettazione, Apertura mentale verso \u201cestranei\u201d \u2013 extended broadband coverage, 3G offloading, liability support, load balancing and adaptation, Shared devices;<\/li>\n<li>Opportunit\u00e0 di partecipare alle attivit\u00e0 sociali, Opportunit\u00e0 d\u2019impiego, Vitalit\u00e0 economica \u2013 shared device, proximity advertising;<\/li>\n<li>Comunicazione \u2013 intra ULOOP communication<\/li>\n<\/ol>\n<p>Come poco sopra accennato, un\u2019altra strada da seguire in questo lavoro \u00a0potrebbe essere quella di <strong>elaborare<\/strong>, <strong>con un contributo di tipo bottom up, degli indicatori di sostenibilit\u00e0 sociale specifici di ULOOP.<\/strong> Non avendo ancora un prototipo su cui lavorare, per\u00f2, potremmo seguire questa strada su una comunit\u00e0 che rispecchi in qualche modo il modello di funzionamento di ULOOP.<br \/>\n<em>Sostenibilit\u00e0 come Processo<\/em><em>\u00a0<\/em><br \/>\nTornando alla definizione di sostenibilit\u00e0 sociale data da McKenzie, egli ne parla s\u00ec come una condizione di miglioramento della vita in una comunit\u00e0, descrivibile attraverso delle caratteristiche, ma anche come un <strong>processo interno alla comunit\u00e0 che serve a raggiungere quella condizione di equilibrio e realizzato attraverso dei meccanismi.<\/strong><br \/>\nMeccanismi che contribuiscono nell\u2019identificazione <strong>collettiva dei punti di forza della comunit\u00e0 e dei suoi bisogni<\/strong>; meccanismi interni di <strong>soddisfazione dei bisogni della comunit\u00e0 attraverso azioni collettive<\/strong> e meccanismi di <strong>azione politica per soddisfare le esigenze che non possono essere soddisfatte con l&#8217;azione della comunit\u00e0<\/strong>.<br \/>\nAnche ULOOP prevede dei meccanismi, chiamati <strong><em>meccanismi di incentivo alla cooperazione<\/em><\/strong>, necessari per motivare le persone in modo che prendano parte a ULOOP, e dunque per far raggiungere una condizione di sostenibilit\u00e0 che ne permetta il funzionamento. I meccanismi di incentivo possono essere di vario tipo, in particolare: benefici che vengono dall\u2019utilizzo di ULOOP per ogni soggetto, il coinvolgimento nella creazione di valore per s\u00e9 e per gli altri, lo scambio di ruoli che permette un\u2019equa distribuzione di vantaggi e svantaggi il meccanismo di creazione della reputazione, e aspetti pi\u00f9 tecnici come la monetizzazione del valore prodotto. Seguendo il ragionamento di McKenzie, se la sostenibilit\u00e0 sociale considerata come risorsa o come quantit\u00e0 <strong>misurabile <\/strong>\u00e8 descritta e definita da una serie di indicatori, per osservarla come processo dobbiamo, invece, rivolgere la nostra attenzione a quelle <strong>azioni<\/strong> prodotte dalla comunit\u00e0 stessa che danno forma e sviluppo al processo.<br \/>\nTrovo utile, dunque, approfondire la riflessione sugli stessi interrogativi di ricerca che si pone McKenzie a questo punto della sua analisi e cio\u00e8:<\/p>\n<blockquote>\n<ul>\n<li>What are the main mechanisms by which the community collectively identifies its own needs?<\/li>\n<li>How have these mechanisms developed?<\/li>\n<li>Is the community satisfied with these mechanisms, and what are some ways in which they think these might be improved?<\/li>\n<li>Does this community\u2019s means to identify its needs provide a suitable model for consideration by other communities?<\/li>\n<\/ul>\n<\/blockquote>\n<div>Ancora, dunque, non abbiamo risposte ma il nostro sguardo per osservare ULOOP si \u00e8 allargato, oltre che approfondito.<\/div>\n<div>\u00c8\u00a0un processo che si sviluppa di volta in volta, perci\u00f2 per gli step successivi, stay tuned! \ud83d\ude09<\/div>\n<p><!--:--><!--:en--><span style=\"text-decoration: underline\">Secondo articolo della <a href=\"http:\/\/larica.uniurb.it\/nextmedia\/tag\/uloopproject\/\" target=\"_blank\">serie dedicata al progetto ULOOP<\/a> curato da <a href=\"http:\/\/www.linkedin.com\/in\/ericagiambitt0\" target=\"_blank\">Erica Giambitto<\/a>.<\/span><br \/>\nDopo la <a href=\"http:\/\/larica.uniurb.it\/nextmedia\/2011\/10\/un-primo-sguardo-a-uloop-alcuni-spunti-per-formulare-le-domande-di-ricerca\/\" target=\"_blank\">panoramica sul progetto ULOOP<\/a> pubblicata qualche settimana fa, cerchiamo ora di definire meglio il campo di ricerca \u00a0e di arricchirlo. Ci eravamo posti la domanda di ricerca \u201c<strong>ULOOP \u00e8 una tecnologia socialmente sostenibile?\u201d<\/strong>, abbiamo delineato <strong>alcuni aspetti della sostenibilit\u00e0 sociale<\/strong>, come ad esempio una <strong>gestione delle risorse<\/strong> che mantenga l\u2019equilibrio del sistema, ed anche una idea di sostenibilit\u00e0 sociale intesa come risorsa, come <strong>capitale sociale<\/strong>, che emerge da una rete collaborativa di relazioni. Questi, per\u00f2, sono \u00a0solo alcuni aspetti della sostenibilit\u00e0 sociale che rimane un concetto che difficilmente pu\u00f2 essere racchiuso in una definizione univoca e che pu\u00f2 invece essere pensato come un concetto sfaccettato, come suggerito da Stephen McKenzie nel suo articolo <em>\u201c<a href=\"http:\/\/www.sapo.org.au\/pub\/pub241.html\" target=\"_blank\">Social Sustainability: Towards some definitions<\/a>\u201d (S. <\/em>McKenzie, <em>Social sustainability: Towards some definitions<\/em>, Hawke Research Institute Working Paper Series n.27, Hawke Research Insitute, University of South Australia, Magill 2004). Per questo \u00e8 stato osservato da un\u2019ampia serie di punti di vista diversi.<br \/>\n<em>Come possono esserci utili questi approcci nella nostra ricerca sulla sostenibilit\u00e0 sociale di ULOOP?<\/em><br \/>\nInnanzitutto nel delineare in modo sempre pi\u00f9 preciso questo duplice aspetto della <strong>sostenibilit\u00e0 sociale<\/strong> che la vede, da un lato, <strong>come<\/strong> <strong>gestione, azione e quindi un processo in atto in una comunit\u00e0<\/strong> e, dall\u2019altro lato la vede <strong>come risorsa, come capitale sociale emergente dalle relazioni che legano la comunit\u00e0<\/strong>. \u00c8\u00a0importante, per\u00f2, tenere a mente che quando parliamo di sistema e di relazioni in ULOOP stiamo parlando di diversi tipi di soggetti che entrano in relazione. Come indicato nel <em><a href=\"http:\/\/www.uloop.eu\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/ULOOP_WP03_SocioEconomics_UniUrb.pdf\" target=\"_blank\">white paper 03<\/a><\/em> gli attori in gioco sono molteplici (ULOOP users, End-Users, Users, Subscribers, Consumers, Service Providers, Operators) e \u00a0quindi la sostenibilit\u00e0 sociale dovrebbe essere legata alla relazione fra questi soggetti.<br \/>\nCome vedremo, di per s\u00e9 la sostenibilit\u00e0 sociale \u00e8 un concetto complesso dunque cercheremo dapprima di comprenderlo meglio e in seguito di cercare dei legami con ULOOP.<br \/>\n<em>Verso uno studio della sostenibilit\u00e0 sociale<\/em><\/p>\n<blockquote><p>&lt;&lt;When discussing social sustainability, \u2018What is\u2026\u2019 or \u2018What do we mean by\u2026\u2019 are immediate and automatic responses&gt;&gt;\u00a0(McKenzie, 2004)<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Il problema di definizione della sostenibilit\u00e0 sociale nasce dall\u2019origine stessa del concetto<\/strong>.\u00a0Frutto di un lungo processo scaturito dai primi interrogativi sull\u2019impatto ambientale di un\u2019industrializzazione del mondo sempre pi\u00f9 spinta, pu\u00f2 essere considerata una conseguenza degli interrogativi sulla sostenibilit\u00e0 economica e sulla sostenibilit\u00e0 ambientale in un\u2019ottica di <em>sviluppo sostenibile. <\/em><strong>La ricerca sulla sostenibilit\u00e0 sociale \u00e8 ancora molto legata ad aspetti economici ed ambientali, e non deve esserne svincolata, ma per poterla comprendere e analizzare veramente e per poterla valorizzare adeguatamente \u00e8 necessario<\/strong>, secondo McKenzie focalizzarsi su di essa attraverso <strong>un approccio specifico realizzato dalle scienze sociali<\/strong>.<em><br \/>\n<\/em><strong>Negli anni Sessanta<\/strong> sorgevano i primi problemi di sostenibilit\u00e0 ambientale delle imprese e delle economie e, per questo, iniziava a sentirsi la <strong>necessit\u00e0 di elaborare delle politiche di sviluppo che permettessero una crescita economica non deleteria per l\u2019ambiente<\/strong> <strong>e che migliorasse le qualit\u00e0 della vita delle persone.<\/strong> Nacque per questo l\u2019Organizzazione per lo Sviluppo e la Cooperazione Economica (<a href=\"http:\/\/www.oecd.org\/home\/0,2987,en_2649_201185_1_1_1_1_1,00.html\" target=\"_blank\">OECD<\/a>).<br \/>\n<strong>Negli anni Ottanta<\/strong> si fece un notevole passo avanti nell\u2019agenda della sostenibilit\u00e0. La Commissione delle Nazioni Unite su Sviluppo e Ambiente (fondata nel 1983 dalle Nazioni Unite) inizia il suo lavoro per una nuova era di <strong>crescita economica basata su politiche che sostengono e proteggono le risorse ambientali.<\/strong> Viene riconosciuto da un lato l\u2019aggravarsi dei problemi ambientali e, dall\u2019altro, che <strong>questi problemi ambientali potevano essere dovuti anche a fattori sociali<\/strong>: <strong>degrado, povert\u00e0, pressione demografica e diseguaglianza sociale sono alcuni dei fattori sociali individuati come maggiore causa di degrado ambientale<\/strong>.<br \/>\nSi comincia a parlare di sviluppo sostenibile come mantenimento di &lt;&lt;processi ecologici essenziali e sistemi di supporto alla vita&gt;&gt; . (IUCN\/UNEP\/WWF, <a href=\"http:\/\/data.iucn.org\/dbtw-wpd\/edocs\/WCS-004.pdf\" target=\"_blank\">World conservation strategy: living resource conservation for sustainable development<\/a>, IUCN\/UNEP\/WWF, Gland, Switzerland, 1980. Citato in McKenzie 2004, p. 4).<br \/>\nDa qui il passo successivo \u00e8 rappresentato dal <strong>rapporto Brundtland<\/strong>, il quale definisce lo sviluppo sostenibile come<\/p>\n<blockquote><p>&lt;&lt;uno sviluppo che incontra i bisogni del presente senza compromettere le capacit\u00e0 delle future generazioni di soddisfare i propri bisogni&gt;&gt; (WCED, Brundtland G.H , Mansour\u00a0 K.,\u00a0 <a href=\"http:\/\/www.regjeringen.no\/upload\/SMK\/Vedlegg\/Taler%20og%20artikler%20av%20tidligere%20statsministre\/Gro%20Harlem%20Brundtland\/1987\/Address_at_Eighth_WCED_Meeting.pdf\" target=\"_blank\">1987\u00a0<em>common future<\/em><\/a>,\u00a0 Oxford University Press, Oxford, GB; Citato in Canu 2011).<\/p><\/blockquote>\n<p>Il fattore sociale viene di fatto inserito nell\u2019agenda della sostenibilit\u00e0, ma nonostante questo le critiche mosse a questo approccio mostrano alcune perplessit\u00e0.<br \/>\nMcKenzie fa notare che <strong>il fattore sociale, sebbene incluso nell\u2019agenda di ricerca \u00e8 ancora \u201csubordinato\u201d all\u2019idea dello sviluppo economico di tipo \u201ccolonialista\u201d<\/strong>, le stesse perplessit\u00e0 che sollevava Latouche e che abbiamo considerato nel nostro precedente articolo.<br \/>\nL\u2019idea secondo cui portando sviluppo economico nelle aree con basso <em>capitale sociale<\/em> e cio\u00e8 con scarsa coesione sociale e povert\u00e0, si pu\u00f2 invertire la tendenza riducendo cos\u00ec l\u2019impatto ambientale, \u00e8 fortemente criticata poich\u00e9 rispecchia, secondo Joshi, un\u2019ottica colonialista e non un vero interesse per l\u2019ambiente e per una societ\u00e0 pi\u00f9 equa (M M Joshi,<a href=\"http:\/\/books.google.com\/books\/about\/Sustainable_consumption.html?id=aTggcgAACAAJ\" target=\"_blank\"> <em>Sustainable consumption: issues of a paradigm shift<\/em><\/a>, Indian Council of Social Science Research, Occasional Monograph Series, No 1, New Delhi, 2002, p 7; Citato in McKenzie 2004, p. 4). Un\u2019altra critica \u00e8 stata mossa alla \u201cvaghezza\u201d della definizione: spesso questa si trasforma in una cortina di fumo dietro la quale si nascondono le imprese per non realizzare realmente uno sviluppo pi\u00f9 equo. (Michael Jacobs, \u2018<a href=\"http:\/\/www.ingentaconnect.com\/content\/oso\/434200\/1999\/00000001\/00000001\/art00003\" target=\"_blank\">Sustainable development: a contested concept<\/a>\u2019 in A Dobson, ed, <em>Fairness and futurity: essays on environmental sustainability and social justice<\/em>, Oxford University Press, Oxford, 1999, p 24; Citato in McKenzie 2004).<br \/>\nIl problema pi\u00f9 importante ai fini della nostra ricerca continua ad essere il fatto che i <strong>principali \u201csoggetti\u201d considerati rimangono l\u2019ambiente e lo sviluppo economico. Il tentativo di creare un equilibrio tra questi due fattori, considerati come contrapposti, non ha permesso di considerare il fattore sociale come altrettanto importante. <\/strong><br \/>\n<strong>Negli anni Novanta<\/strong> le Universit\u00e0 Australiane e la ricerca Australiana, si sono mosse per realizzare un <strong>approccio sempre pi\u00f9 interdisciplinare alla sostenibilit\u00e0<\/strong>. Dove per interdisciplinare si intende una sinergia tra dipartimenti di ricerca, dedicati ognuno ad un aspetto delle scienze sociali. Tra queste il <em>Group of Eight <\/em>cio\u00e8 la rete delle otto universit\u00e0 pi\u00f9 antiche e prestigiose dell\u2019Australia, la University of Queensland Faculty of Social and Behavioural Sciences; la Australian Academy of, the Humanities; l\u2019Academy of the Social Sciences; la University of New South Wales Social Policy Research Centre e la University of New England Institute for Rural Futures.<br \/>\nDa qui, la University of South Australia ha lavorato sulla definizione di sostenibilit\u00e0:<\/p>\n<blockquote><p>&lt;&lt;<em>Sustainability\u2014including sustainable environments, sustainable societies and sustainable economies. This priority would mean attention inter alia to issues relating to water use, renewable energy, democratic citizenship, social justice, equity, impact of globalised economies on work and triple bottom line approaches<\/em>.&gt;&gt; (intervento della University of South Australia\u00a0durante il processo consultativo sulle priorit\u00e0 di ricerca nazionali Australiane, citato da McKenzie 2004 )<\/p><\/blockquote>\n<p>Successivamente ha dato vita all\u2019Hawke Research Institute proprio per dedicarsi in modo specifico ai fattori sociali che incidono sulla sostenibilit\u00e0. Nonostante questi sforzi, l\u2019impronta di ricerca a livello nazionale era ancora molto legata alle scienze economiche e tecniche, per questo la National Academy of the Humanities ha cercato di specificare riorganizzare gli obiettivi di ricerca:<\/p>\n<blockquote><p>&lt;&lt; We believe that the existing priority goals need to be re-drafted to acknowledge the fundamental human origins of environmental problems&gt;&gt; (<a href=\"http:\/\/www.humanities.org.au\/Home.aspx\" target=\"_blank\">National Academy of the Humanit<\/a><a href=\"http:\/\/www.humanities.org.au\/Home.aspx\" target=\"_blank\">ies<\/a>,<em>The humanities and Australia\u2019s National Research Priorities<\/em><em> <\/em>p.13, citato in McKenzie 2004)<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>La sostenibilit\u00e0 ambientale \u00e8, secondo questa idea, anche una questione sociale, dal momento che i problemi ambientali hanno origine dal comportamento dell\u2019uomo.<\/strong> Questo ha permesso finalmente di riconoscere il ruolo centrale degli elementi sociali e culturali nella questione della sostenibilit\u00e0. La ricerca delle scienze sociali si sta affermando come campo autonomo di analisi, anche se al momento ancora risente di questa consapevolezza giunta in un secondo momento. Le scienze sociali sono ancora considerate come qualcosa da integrare in un processo gi\u00e0 cominciato, come supporto ad un processo di analisi gi\u00e0 iniziato.<br \/>\nPer McKenzie, dunque \u00e8 s\u00ec necessaria una ricerca interdisciplinare sul concetto di sostenibilit\u00e0 ma, prima di tutto, \u00e8 necessario che le scienze sociali si interroghino in maniera autonoma e indipendente sul concetto di sostenibilit\u00e0 sociale. Una volta definita la sostenibilit\u00e0 sociale come un campo indipendente di studi, una volta elaborati dei modelli di analisi, allora la ricerca sociale, quella ambientale ed economica potranno lavorare in sinergia per lo sviluppo di una sostenibilit\u00e0 che vede i fattori ambientali, sociali ed economici come equivalenti.<br \/>\n<em>Verso una definizione di sostenibilit\u00e0 sociale<\/em><br \/>\nNel suo testo McKenzie fornisce una definizione operativa di sostenibilit\u00e0 sociale:<\/p>\n<blockquote><p>&lt;&lt;<strong><em>Social sustainability is: a life-enhancing condition within communities, and a process within communities that can achieve that condition.<\/em><\/strong>&gt;&gt; (<em>S. <\/em>McKenzie, <em>Social sustainability: Towards some definitions<\/em>, Hawke Research Institute Working Paper Series n.27, Hawke Research Insitute, University of South Australia, Magill 2004, p. 12.)<\/p><\/blockquote>\n<p>La sostenibilit\u00e0 sociale \u00e8 dunque vista <strong>come una condizione<\/strong> descritta da alcune caratteristiche che, quando presenti, sono considerate come indicatori della condizione stessa. Gli ultimi tre elementi sono invece dei meccanismi, essi descrivono delle <strong>azioni che rendono possibile il processo<\/strong> di sostenibilit\u00e0 sociale:<\/p>\n<ul>\n<li>Equit\u00e0 d\u2019accesso ai servizi chiave (incluse salute, educazione, trasporti, casa e svaghi);<\/li>\n<li>Equit\u00e0 tra le generazioni (le future generazioni non saranno svantaggiate dalle attivit\u00e0 della generazione attuale);<\/li>\n<li>Un sistema di relazioni culturali in cui gli aspetti positivi di culture diverse sono valorizzati e protetti, e in cui l\u2019integrazione culturale \u00e8 supportata e promossa quando \u00e8 desiderata da individui e gruppi;<\/li>\n<li>La diffusa partecipazione politica dei cittadini non solo nelle procedure elettorali ma anche nelle altre aree dell\u2019attivit\u00e0 politica, particolarmente a livello locale;<\/li>\n<li>Un sistema per trasmettere consapevolezza sulla sostenibilit\u00e0 sociale da una generazione alla successiva;<\/li>\n<li>Un senso di responsabilit\u00e0 di comunit\u00e0 per mantenere quel sistema di trasmissione;<\/li>\n<li>Meccanismi che permettono ad una comunit\u00e0 di identificare collettivamente le sue capacit\u00e0 e i suoi bisogni;<\/li>\n<li>Meccanismi che permettono ad una comunit\u00e0 di soddisfare i suoi stessi bisogni dove possibile attraverso\u00a0 un\u2019azione di comunit\u00e0;<\/li>\n<li>Meccanismi di difesa politica per soddisfare le esigenze che non possono essere soddisfatte con l&#8217;azione della comunit\u00e0.<\/li>\n<\/ul>\n<p><em>Sostenibilit\u00e0 come condizione misurabile e come capitale sociale emergente<\/em><br \/>\nLa sostenibilit\u00e0 \u00e8 qui intesa come una <strong>condizione misurabile<\/strong> in base alla presenza o all\u2019assenza di questi indicatori, al momento riduttivi e non esaustivi, attraverso cui \u00e8 possibile, per McKenzie, sviluppare un\u2019agenda di ricerca della sostenibilit\u00e0 sociale che faccia esclusivo riferimento all\u2019aspetto sociale.<br \/>\nUn altro studio in questo senso \u00e8 quello compiuto da Cocklin e Alston per la \u00a0Academy of the Social Sciences realizzata all\u2019interno del progetto Australia\u2019s Community Sustainability (Chris Cocklin and Margaret Alston, eds., <em><a href=\"http:\/\/www.assa.edu.au\/publications\/research\/file.php?id=21\" target=\"_blank\">Community sustainability in rural Australia: a question of capital<\/a><\/em>, Centre for Rural Social Research, Wagga Wagga, NSW, 2003; Citato in McKenzie 2004). Lo scopo degli autori \u00e8 quello di <strong>misurare e valutare le variazioni del capitale sociale in una comunit\u00e0<\/strong> monitorando le variazioni all\u2019interno dei cinque sottoinsiemi che lo compongono: capitale naturale (risorse naturali), umano (conoscenza e abilit\u00e0 dei singoli individui), sociale (reti produttive e valori condivisi), istituzionale (strutture istituzionali nel privato, nel pubblico e nel terzo settore) e di prodotto (costruzioni, beni prodotti, risorse monetarie). L\u2019ipotesi di lavoro \u00e8 che la sostenibilit\u00e0 sociale di una comunit\u00e0 sia misurabile rispetto alla presenza e al valore di questi \u201cstock\u201d di capitale in diversi settori.<br \/>\nNel nostro primo articolo avevamo visto come <strong>ULOOP<\/strong> potesse configurarsi come una <strong>rete di relazioni da cui emerge capitale sociale<\/strong> e, quindi, tenendo come riferimento il modello di sviluppo fornito nel <a href=\"http:\/\/siti.ulusofona.pt\/~uloop\/white-paper-on-uloop-socio-economics\" target=\"_blank\">white paper 03<\/a>\u00a0e non avendo ancora un caso reale su cui lavorare, <strong>potremmo utilizzare le caratteristiche distintive di ULOOP per ipotizzare delle sottocategorie<\/strong>: <strong>Capitale di Risorse<\/strong> (ampiezza di banda, potere computazionale, livello di energia, stampanti); <strong>Capitale di Informazioni<\/strong> (info turistiche, pubblicit\u00e0, opinioni, localizzazioni); <strong>Capitale Potenziale<\/strong> (o di Disponibilit\u00e0:\u00a0 risorse computazionali, di connessione internet, di servizi, di informazioni); <strong>Capitale di Sicurezza<\/strong> (supporto alla mobilit\u00e0, trasferimenti trasparenti); potremmo aggiungere una sottocategoria dedicata al <strong>Capitale Umano<\/strong> (conoscenze, abilit\u00e0, disponibilit\u00e0 di diventare nodi) e una sottocategoria dedicata al <strong>Capitale di Struttura<\/strong> (fornita da operatori e da service provider).<br \/>\nL\u2019ipotesi di Cocklin e Alston viene approfondita da Pepperdine (Sharon Pepperdine,<strong> <\/strong><em><a href=\"http:\/\/www.regional.org.au\/au\/countrytowns\/strategies\/pepperdine.htm\" target=\"_blank\">Social Indicators of Rural Community Sustainability: An Example from the Woady Yaloak Catchment<\/a><\/em>, 2000, Department of Geography &amp; Environmental Studies, The University of Melbourne), che\u00a0 in uno studio specifico sulla comunit\u00e0 di <a href=\"http:\/\/www.woadyyaloak.com.au\/about-aims.html\" target=\"_blank\">Woady Yaloak Catchmen<\/a> (comunit\u00e0 di rinnovamento del territorio attraverso uno sviluppo sostenibile, portato avanti grazie a contributi \u201cbottom up\u201d della popolazione), cerca di sviluppare degli <strong>indicatori sociali che descrivano la sostenibilit\u00e0 sociale, anche grazie alla partecipazione degli appartenenti alla comunit\u00e0<\/strong>. Attraverso interviste, sondaggi e questionari ha identificato degli importanti temi ritenuti rilevanti che ha successivamente raggruppato in <strong>15 indicatori chiave della sostenibilit\u00e0 sociale<\/strong>.<\/p>\n<ol>\n<li>Coesione: coordinamento, abilit\u00e0 di lavorare insieme<\/li>\n<li>Senso di comunit\u00e0: vita di comunit\u00e0, partecipazione attiva<\/li>\n<li>Prosperit\u00e0: ricambio della popolazione inclusi i giovani adulti, mentalit\u00e0 positiva, rivendita di propriet\u00e0<\/li>\n<li>Senso del vicinato: comunit\u00e0 amichevole e di supporto<\/li>\n<li>Accettazione: differenti punti di vista, di idee, di nuovi arrivati; conoscenza dei vicini<\/li>\n<li>Opportunit\u00e0 di partecipare alle attivit\u00e0 sociali (intrattenimento, culturale, ricreazionale e sport) e affari pubblici; presenza di persone motivate ed entusiaste<\/li>\n<li>Opportunit\u00e0 d\u2019impiego che includano giovani e adulti<\/li>\n<li>Scarsa integrazione sociale: separazioni di famiglie, droga e crimine, suicidio<\/li>\n<li>Attaccamento all\u2019area<\/li>\n<li>Apertura mentale: apertura verso \u201cestranei\u201d e donne<\/li>\n<li>Vitalit\u00e0 economica: tempo per vacanze e svago, pensionamento, sicurezza finanziaria<\/li>\n<li>Input di comunit\u00e0: gruppi di comunit\u00e0, negozi locali, fiducia della comunit\u00e0 in se stessa<\/li>\n<li>Comunicazione: quotidiano locale<\/li>\n<li>Unit\u00e0: volontariato, valori comuni<\/li>\n<li>Stabilit\u00e0 della popolazione<\/li>\n<\/ol>\n<p>Questi indicatori forniscono, secondo Pepperdine uno strumento per ottenere una <strong>visione soggettiva, dall\u2019interno di una comunit\u00e0<\/strong> sulla sua sostenibilit\u00e0 misurando la realt\u00e0 in cui vivono. Sono indicatori sociali soggettivi e possono essere usati a fianco degli indicatori \u201coggettivi\u201d, come ad esempio i dati di censimento, per dare un\u2019immagine pi\u00f9 ampia delle tendenze nella sostenibilit\u00e0 e che la svincolano da indicatori legati principalmente allo sviluppo economico.<br \/>\nUn fatto importante da mettere in evidenza secondo Pepperdine \u00e8 <strong>che gli indicatori ritenuti pi\u00f9 rilevanti dalla popolazione riguardano la coesione sociale, il senso di appartenenza, il senso del vicinato e l\u2019accettazione della diversit\u00e0<\/strong>; indicatori molto diversi da quelli considerati tradizionalmente come \u201coggettivi\u201d (prosperit\u00e0 economica, possibilit\u00e0 d\u2019impiego e vitalit\u00e0 economica) e che, secondo la popolazione, consentono alla comunit\u00e0 di proseguire e di migliorare nel suo progetto di riqualificazione sostenibile del territorio.<br \/>\nLo studio di Pepperdine fa riferimento ad una specifica comunit\u00e0 rurale e ci rendiamo conto dei limiti che questo comporta nella nostra ricerca. \u00a0\u00c8\u00a0importante, infatti, esplicitare che gli indicatori cos\u00ec sviluppati sono specifici di quella comunit\u00e0, sebbene siano abbastanza generali da poter essere utilizzati anche in altri luoghi. Credo, dunque, che sia necessario sviluppare degli indicatori specifici per il nostro progetto. Visto per\u00f2 lo stato dell\u2019arte nella ricerca sulla sostenibilit\u00e0 sociale e la sua, ancora forte, subordinazione al concetto di sostenibilit\u00e0 ambientale in relazione ad un territorio, <strong>una cos\u00ec selettiva attenzione agli aspetti sociali messa in atto dalla comunit\u00e0 stessa ci sembra particolarmente interessante<\/strong>. \u00c8\u00a0necessario anche considerare che qui si fa riferimento ad un territorio specifico e al suo sviluppo reso possibile dal senso di comunit\u00e0 interno e dalla vicinanza fisica.<br \/>\nNel caso di ULOOP, invece, sebbene ci sia un legame con il luogo fisico (per citare alcuni esempi legati allo spazio: geolocalizzazione, estensione della copertura tra nodi vicini, advertising di prossimit\u00e0, informazioni turistiche fornite dagli abitanti locali) potrebbe non svilupparsi quella percezione di territorio fisico da condividere e valorizzare con uno sforzo comune. Ma <strong>se consideriamo un altro tipo di territorio, un altro tipo di luogo che \u00e8 quello prodotto dalla comunicazione<\/strong> (scambi comunicativi, di relazione e di dati), <strong>ULOOP potrebbe essere percepito come uno spazio, s\u00ec virtuale, ma da tenere \u201cin vita\u201d attraverso la partecipazione di ogni singolo individuo coinvolto.<\/strong><br \/>\nPotremmo, seguendo questa direzione,\u00a0 dire che questa partecipazione per essere efficace, e dunque garantire come effetto il funzionamento della rete ULOOP, dovrebbe possedere e rispecchiare gli indicatori di sostenibilit\u00e0 sociale sopra proposti. Potremmo, quindi, ricercare nei casi d\u2019uso previsti dal progetto, quei temi identificati da Pepperdine:<\/p>\n<ol>\n<li>Coesione, Senso di comunit\u00e0, Input di comunit\u00e0, Unit\u00e0 \u2013 tourist community services, attack detection by cooperation, coordination of group activities, trust driven access control;<\/li>\n<li>Prosperit\u00e0, Senso del vicinato, Accettazione, Apertura mentale verso \u201cestranei\u201d \u2013 extended broadband coverage, 3G offloading, liability support, load balancing and adaptation, Shared devices;<\/li>\n<li>Opportunit\u00e0 di partecipare alle attivit\u00e0 sociali, Opportunit\u00e0 d\u2019impiego, Vitalit\u00e0 economica \u2013 shared device, proximity advertising;<\/li>\n<li>Comunicazione \u2013 intra ULOOP communication<\/li>\n<\/ol>\n<p>Come poco sopra accennato, un\u2019altra strada da seguire in questo lavoro \u00a0potrebbe essere quella di <strong>elaborare<\/strong>, <strong>con un contributo di tipo bottom up, degli indicatori di sostenibilit\u00e0 sociale specifici di ULOOP.<\/strong> Non avendo ancora un prototipo su cui lavorare, per\u00f2, potremmo seguire questa strada su una comunit\u00e0 che rispecchi in qualche modo il modello di funzionamento di ULOOP.<br \/>\n<em>Sostenibilit\u00e0 come Processo<\/em><em>\u00a0<\/em><br \/>\nTornando alla definizione di sostenibilit\u00e0 sociale data da McKenzie, egli ne parla s\u00ec come una condizione di miglioramento della vita in una comunit\u00e0, descrivibile attraverso delle caratteristiche, ma anche come un <strong>processo interno alla comunit\u00e0 che serve a raggiungere quella condizione di equilibrio e realizzato attraverso dei meccanismi.<\/strong><br \/>\nMeccanismi che contribuiscono nell\u2019identificazione <strong>collettiva dei punti di forza della comunit\u00e0 e dei suoi bisogni<\/strong>; meccanismi interni di <strong>soddisfazione dei bisogni della comunit\u00e0 attraverso azioni collettive<\/strong> e meccanismi di <strong>azione politica per soddisfare le esigenze che non possono essere soddisfatte con l&#8217;azione della comunit\u00e0<\/strong>.<br \/>\nAnche ULOOP prevede dei meccanismi, chiamati <strong><em>meccanismi di incentivo alla cooperazione<\/em><\/strong>, necessari per motivare le persone in modo che prendano parte a ULOOP, e dunque per far raggiungere una condizione di sostenibilit\u00e0 che ne permetta il funzionamento. I meccanismi di incentivo possono essere di vario tipo, in particolare: benefici che vengono dall\u2019utilizzo di ULOOP per ogni soggetto, il coinvolgimento nella creazione di valore per s\u00e9 e per gli altri, lo scambio di ruoli che permette un\u2019equa distribuzione di vantaggi e svantaggi il meccanismo di creazione della reputazione, e aspetti pi\u00f9 tecnici come la monetizzazione del valore prodotto. Seguendo il ragionamento di McKenzie, se la sostenibilit\u00e0 sociale considerata come risorsa o come quantit\u00e0 <strong>misurabile <\/strong>\u00e8 descritta e definita da una serie di indicatori, per osservarla come processo dobbiamo, invece, rivolgere la nostra attenzione a quelle <strong>azioni<\/strong> prodotte dalla comunit\u00e0 stessa che danno forma e sviluppo al processo.<br \/>\nTrovo utile, dunque, approfondire la riflessione sugli stessi interrogativi di ricerca che si pone McKenzie a questo punto della sua analisi e cio\u00e8:<\/p>\n<blockquote>\n<ul>\n<li>What are the main mechanisms by which the community collectively identifies its own needs?<\/li>\n<li>How have these mechanisms developed?<\/li>\n<li>Is the community satisfied with these mechanisms, and what are some ways in which they think these might be improved?<\/li>\n<li>Does this community\u2019s means to identify its needs provide a suitable model for consideration by other communities?<\/li>\n<\/ul>\n<\/blockquote>\n<div>Ancora, dunque, non abbiamo risposte ma il nostro sguardo per osservare ULOOP si \u00e8 allargato, oltre che approfondito.<\/div>\n<div>\u00c8\u00a0un processo che si sviluppa di volta in volta, perci\u00f2 per gli step successivi, stay tuned! \ud83d\ude09<\/div>\n<p><!--:--><!--:zh--><span style=\"text-decoration: underline\">Secondo articolo della <a href=\"http:\/\/larica.uniurb.it\/nextmedia\/tag\/uloopproject\/\" target=\"_blank\">serie dedicata al progetto ULOOP<\/a> curato da <a href=\"http:\/\/www.linkedin.com\/in\/ericagiambitt0\" target=\"_blank\">Erica Giambitto<\/a>.<\/span><br \/>\nDopo la <a href=\"http:\/\/larica.uniurb.it\/nextmedia\/2011\/10\/un-primo-sguardo-a-uloop-alcuni-spunti-per-formulare-le-domande-di-ricerca\/\" target=\"_blank\">panoramica sul progetto ULOOP<\/a> pubblicata qualche settimana fa, cerchiamo ora di definire meglio il campo di ricerca \u00a0e di arricchirlo. Ci eravamo posti la domanda di ricerca \u201c<strong>ULOOP \u00e8 una tecnologia socialmente sostenibile?\u201d<\/strong>, abbiamo delineato <strong>alcuni aspetti della sostenibilit\u00e0 sociale<\/strong>, come ad esempio una <strong>gestione delle risorse<\/strong> che mantenga l\u2019equilibrio del sistema, ed anche una idea di sostenibilit\u00e0 sociale intesa come risorsa, come <strong>capitale sociale<\/strong>, che emerge da una rete collaborativa di relazioni. Questi, per\u00f2, sono \u00a0solo alcuni aspetti della sostenibilit\u00e0 sociale che rimane un concetto che difficilmente pu\u00f2 essere racchiuso in una definizione univoca e che pu\u00f2 invece essere pensato come un concetto sfaccettato, come suggerito da Stephen McKenzie nel suo articolo <em>\u201c<a href=\"http:\/\/www.sapo.org.au\/pub\/pub241.html\" target=\"_blank\">Social Sustainability: Towards some definitions<\/a>\u201d (S. <\/em>McKenzie, <em>Social sustainability: Towards some definitions<\/em>, Hawke Research Institute Working Paper Series n.27, Hawke Research Insitute, University of South Australia, Magill 2004). Per questo \u00e8 stato osservato da un\u2019ampia serie di punti di vista diversi.<br \/>\n<em>Come possono esserci utili questi approcci nella nostra ricerca sulla sostenibilit\u00e0 sociale di ULOOP?<\/em><br \/>\nInnanzitutto nel delineare in modo sempre pi\u00f9 preciso questo duplice aspetto della <strong>sostenibilit\u00e0 sociale<\/strong> che la vede, da un lato, <strong>come<\/strong> <strong>gestione, azione e quindi un processo in atto in una comunit\u00e0<\/strong> e, dall\u2019altro lato la vede <strong>come risorsa, come capitale sociale emergente dalle relazioni che legano la comunit\u00e0<\/strong>. \u00c8\u00a0importante, per\u00f2, tenere a mente che quando parliamo di sistema e di relazioni in ULOOP stiamo parlando di diversi tipi di soggetti che entrano in relazione. Come indicato nel <em><a href=\"http:\/\/www.uloop.eu\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/ULOOP_WP03_SocioEconomics_UniUrb.pdf\" target=\"_blank\">white paper 03<\/a><\/em> gli attori in gioco sono molteplici (ULOOP users, End-Users, Users, Subscribers, Consumers, Service Providers, Operators) e \u00a0quindi la sostenibilit\u00e0 sociale dovrebbe essere legata alla relazione fra questi soggetti.<br \/>\nCome vedremo, di per s\u00e9 la sostenibilit\u00e0 sociale \u00e8 un concetto complesso dunque cercheremo dapprima di comprenderlo meglio e in seguito di cercare dei legami con ULOOP.<br \/>\n<em>Verso uno studio della sostenibilit\u00e0 sociale<\/em><\/p>\n<blockquote><p>&lt;&lt;When discussing social sustainability, \u2018What is\u2026\u2019 or \u2018What do we mean by\u2026\u2019 are immediate and automatic responses&gt;&gt;\u00a0(McKenzie, 2004)<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Il problema di definizione della sostenibilit\u00e0 sociale nasce dall\u2019origine stessa del concetto<\/strong>.\u00a0Frutto di un lungo processo scaturito dai primi interrogativi sull\u2019impatto ambientale di un\u2019industrializzazione del mondo sempre pi\u00f9 spinta, pu\u00f2 essere considerata una conseguenza degli interrogativi sulla sostenibilit\u00e0 economica e sulla sostenibilit\u00e0 ambientale in un\u2019ottica di <em>sviluppo sostenibile. <\/em><strong>La ricerca sulla sostenibilit\u00e0 sociale \u00e8 ancora molto legata ad aspetti economici ed ambientali, e non deve esserne svincolata, ma per poterla comprendere e analizzare veramente e per poterla valorizzare adeguatamente \u00e8 necessario<\/strong>, secondo McKenzie focalizzarsi su di essa attraverso <strong>un approccio specifico realizzato dalle scienze sociali<\/strong>.<em><br \/>\n<\/em><strong>Negli anni Sessanta<\/strong> sorgevano i primi problemi di sostenibilit\u00e0 ambientale delle imprese e delle economie e, per questo, iniziava a sentirsi la <strong>necessit\u00e0 di elaborare delle politiche di sviluppo che permettessero una crescita economica non deleteria per l\u2019ambiente<\/strong> <strong>e che migliorasse le qualit\u00e0 della vita delle persone.<\/strong> Nacque per questo l\u2019Organizzazione per lo Sviluppo e la Cooperazione Economica (<a href=\"http:\/\/www.oecd.org\/home\/0,2987,en_2649_201185_1_1_1_1_1,00.html\" target=\"_blank\">OECD<\/a>).<br \/>\n<strong>Negli anni Ottanta<\/strong> si fece un notevole passo avanti nell\u2019agenda della sostenibilit\u00e0. La Commissione delle Nazioni Unite su Sviluppo e Ambiente (fondata nel 1983 dalle Nazioni Unite) inizia il suo lavoro per una nuova era di <strong>crescita economica basata su politiche che sostengono e proteggono le risorse ambientali.<\/strong> Viene riconosciuto da un lato l\u2019aggravarsi dei problemi ambientali e, dall\u2019altro, che <strong>questi problemi ambientali potevano essere dovuti anche a fattori sociali<\/strong>: <strong>degrado, povert\u00e0, pressione demografica e diseguaglianza sociale sono alcuni dei fattori sociali individuati come maggiore causa di degrado ambientale<\/strong>.<br \/>\nSi comincia a parlare di sviluppo sostenibile come mantenimento di &lt;&lt;processi ecologici essenziali e sistemi di supporto alla vita&gt;&gt; . (IUCN\/UNEP\/WWF, <a href=\"http:\/\/data.iucn.org\/dbtw-wpd\/edocs\/WCS-004.pdf\" target=\"_blank\">World conservation strategy: living resource conservation for sustainable development<\/a>, IUCN\/UNEP\/WWF, Gland, Switzerland, 1980. Citato in McKenzie 2004, p. 4).<br \/>\nDa qui il passo successivo \u00e8 rappresentato dal <strong>rapporto Brundtland<\/strong>, il quale definisce lo sviluppo sostenibile come<\/p>\n<blockquote><p>&lt;&lt;uno sviluppo che incontra i bisogni del presente senza compromettere le capacit\u00e0 delle future generazioni di soddisfare i propri bisogni&gt;&gt; (WCED, Brundtland G.H , Mansour\u00a0 K.,\u00a0 <a href=\"http:\/\/www.regjeringen.no\/upload\/SMK\/Vedlegg\/Taler%20og%20artikler%20av%20tidligere%20statsministre\/Gro%20Harlem%20Brundtland\/1987\/Address_at_Eighth_WCED_Meeting.pdf\" target=\"_blank\">1987\u00a0<em>common future<\/em><\/a>,\u00a0 Oxford University Press, Oxford, GB; Citato in Canu 2011).<\/p><\/blockquote>\n<p>Il fattore sociale viene di fatto inserito nell\u2019agenda della sostenibilit\u00e0, ma nonostante questo le critiche mosse a questo approccio mostrano alcune perplessit\u00e0.<br \/>\nMcKenzie fa notare che <strong>il fattore sociale, sebbene incluso nell\u2019agenda di ricerca \u00e8 ancora \u201csubordinato\u201d all\u2019idea dello sviluppo economico di tipo \u201ccolonialista\u201d<\/strong>, le stesse perplessit\u00e0 che sollevava Latouche e che abbiamo considerato nel nostro precedente articolo.<br \/>\nL\u2019idea secondo cui portando sviluppo economico nelle aree con basso <em>capitale sociale<\/em> e cio\u00e8 con scarsa coesione sociale e povert\u00e0, si pu\u00f2 invertire la tendenza riducendo cos\u00ec l\u2019impatto ambientale, \u00e8 fortemente criticata poich\u00e9 rispecchia, secondo Joshi, un\u2019ottica colonialista e non un vero interesse per l\u2019ambiente e per una societ\u00e0 pi\u00f9 equa (M M Joshi,<a href=\"http:\/\/books.google.com\/books\/about\/Sustainable_consumption.html?id=aTggcgAACAAJ\" target=\"_blank\"> <em>Sustainable consumption: issues of a paradigm shift<\/em><\/a>, Indian Council of Social Science Research, Occasional Monograph Series, No 1, New Delhi, 2002, p 7; Citato in McKenzie 2004, p. 4). Un\u2019altra critica \u00e8 stata mossa alla \u201cvaghezza\u201d della definizione: spesso questa si trasforma in una cortina di fumo dietro la quale si nascondono le imprese per non realizzare realmente uno sviluppo pi\u00f9 equo. (Michael Jacobs, \u2018<a href=\"http:\/\/www.ingentaconnect.com\/content\/oso\/434200\/1999\/00000001\/00000001\/art00003\" target=\"_blank\">Sustainable development: a contested concept<\/a>\u2019 in A Dobson, ed, <em>Fairness and futurity: essays on environmental sustainability and social justice<\/em>, Oxford University Press, Oxford, 1999, p 24; Citato in McKenzie 2004).<br \/>\nIl problema pi\u00f9 importante ai fini della nostra ricerca continua ad essere il fatto che i <strong>principali \u201csoggetti\u201d considerati rimangono l\u2019ambiente e lo sviluppo economico. Il tentativo di creare un equilibrio tra questi due fattori, considerati come contrapposti, non ha permesso di considerare il fattore sociale come altrettanto importante. <\/strong><br \/>\n<strong>Negli anni Novanta<\/strong> le Universit\u00e0 Australiane e la ricerca Australiana, si sono mosse per realizzare un <strong>approccio sempre pi\u00f9 interdisciplinare alla sostenibilit\u00e0<\/strong>. Dove per interdisciplinare si intende una sinergia tra dipartimenti di ricerca, dedicati ognuno ad un aspetto delle scienze sociali. Tra queste il <em>Group of Eight <\/em>cio\u00e8 la rete delle otto universit\u00e0 pi\u00f9 antiche e prestigiose dell\u2019Australia, la University of Queensland Faculty of Social and Behavioural Sciences; la Australian Academy of, the Humanities; l\u2019Academy of the Social Sciences; la University of New South Wales Social Policy Research Centre e la University of New England Institute for Rural Futures.<br \/>\nDa qui, la University of South Australia ha lavorato sulla definizione di sostenibilit\u00e0:<\/p>\n<blockquote><p>&lt;&lt;<em>Sustainability\u2014including sustainable environments, sustainable societies and sustainable economies. This priority would mean attention inter alia to issues relating to water use, renewable energy, democratic citizenship, social justice, equity, impact of globalised economies on work and triple bottom line approaches<\/em>.&gt;&gt; (intervento della University of South Australia\u00a0durante il processo consultativo sulle priorit\u00e0 di ricerca nazionali Australiane, citato da McKenzie 2004 )<\/p><\/blockquote>\n<p>Successivamente ha dato vita all\u2019Hawke Research Institute proprio per dedicarsi in modo specifico ai fattori sociali che incidono sulla sostenibilit\u00e0. Nonostante questi sforzi, l\u2019impronta di ricerca a livello nazionale era ancora molto legata alle scienze economiche e tecniche, per questo la National Academy of the Humanities ha cercato di specificare riorganizzare gli obiettivi di ricerca:<\/p>\n<blockquote><p>&lt;&lt; We believe that the existing priority goals need to be re-drafted to acknowledge the fundamental human origins of environmental problems&gt;&gt; (<a href=\"http:\/\/www.humanities.org.au\/Home.aspx\" target=\"_blank\">National Academy of the Humanit<\/a><a href=\"http:\/\/www.humanities.org.au\/Home.aspx\" target=\"_blank\">ies<\/a>,<em>The humanities and Australia\u2019s National Research Priorities<\/em><em> <\/em>p.13, citato in McKenzie 2004)<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>La sostenibilit\u00e0 ambientale \u00e8, secondo questa idea, anche una questione sociale, dal momento che i problemi ambientali hanno origine dal comportamento dell\u2019uomo.<\/strong> Questo ha permesso finalmente di riconoscere il ruolo centrale degli elementi sociali e culturali nella questione della sostenibilit\u00e0. La ricerca delle scienze sociali si sta affermando come campo autonomo di analisi, anche se al momento ancora risente di questa consapevolezza giunta in un secondo momento. Le scienze sociali sono ancora considerate come qualcosa da integrare in un processo gi\u00e0 cominciato, come supporto ad un processo di analisi gi\u00e0 iniziato.<br \/>\nPer McKenzie, dunque \u00e8 s\u00ec necessaria una ricerca interdisciplinare sul concetto di sostenibilit\u00e0 ma, prima di tutto, \u00e8 necessario che le scienze sociali si interroghino in maniera autonoma e indipendente sul concetto di sostenibilit\u00e0 sociale. Una volta definita la sostenibilit\u00e0 sociale come un campo indipendente di studi, una volta elaborati dei modelli di analisi, allora la ricerca sociale, quella ambientale ed economica potranno lavorare in sinergia per lo sviluppo di una sostenibilit\u00e0 che vede i fattori ambientali, sociali ed economici come equivalenti.<br \/>\n<em>Verso una definizione di sostenibilit\u00e0 sociale<\/em><br \/>\nNel suo testo McKenzie fornisce una definizione operativa di sostenibilit\u00e0 sociale:<\/p>\n<blockquote><p>&lt;&lt;<strong><em>Social sustainability is: a life-enhancing condition within communities, and a process within communities that can achieve that condition.<\/em><\/strong>&gt;&gt; (<em>S. <\/em>McKenzie, <em>Social sustainability: Towards some definitions<\/em>, Hawke Research Institute Working Paper Series n.27, Hawke Research Insitute, University of South Australia, Magill 2004, p. 12.)<\/p><\/blockquote>\n<p>La sostenibilit\u00e0 sociale \u00e8 dunque vista <strong>come una condizione<\/strong> descritta da alcune caratteristiche che, quando presenti, sono considerate come indicatori della condizione stessa. Gli ultimi tre elementi sono invece dei meccanismi, essi descrivono delle <strong>azioni che rendono possibile il processo<\/strong> di sostenibilit\u00e0 sociale:<\/p>\n<ul>\n<li>Equit\u00e0 d\u2019accesso ai servizi chiave (incluse salute, educazione, trasporti, casa e svaghi);<\/li>\n<li>Equit\u00e0 tra le generazioni (le future generazioni non saranno svantaggiate dalle attivit\u00e0 della generazione attuale);<\/li>\n<li>Un sistema di relazioni culturali in cui gli aspetti positivi di culture diverse sono valorizzati e protetti, e in cui l\u2019integrazione culturale \u00e8 supportata e promossa quando \u00e8 desiderata da individui e gruppi;<\/li>\n<li>La diffusa partecipazione politica dei cittadini non solo nelle procedure elettorali ma anche nelle altre aree dell\u2019attivit\u00e0 politica, particolarmente a livello locale;<\/li>\n<li>Un sistema per trasmettere consapevolezza sulla sostenibilit\u00e0 sociale da una generazione alla successiva;<\/li>\n<li>Un senso di responsabilit\u00e0 di comunit\u00e0 per mantenere quel sistema di trasmissione;<\/li>\n<li>Meccanismi che permettono ad una comunit\u00e0 di identificare collettivamente le sue capacit\u00e0 e i suoi bisogni;<\/li>\n<li>Meccanismi che permettono ad una comunit\u00e0 di soddisfare i suoi stessi bisogni dove possibile attraverso\u00a0 un\u2019azione di comunit\u00e0;<\/li>\n<li>Meccanismi di difesa politica per soddisfare le esigenze che non possono essere soddisfatte con l&#8217;azione della comunit\u00e0.<\/li>\n<\/ul>\n<p><em>Sostenibilit\u00e0 come condizione misurabile e come capitale sociale emergente<\/em><br \/>\nLa sostenibilit\u00e0 \u00e8 qui intesa come una <strong>condizione misurabile<\/strong> in base alla presenza o all\u2019assenza di questi indicatori, al momento riduttivi e non esaustivi, attraverso cui \u00e8 possibile, per McKenzie, sviluppare un\u2019agenda di ricerca della sostenibilit\u00e0 sociale che faccia esclusivo riferimento all\u2019aspetto sociale.<br \/>\nUn altro studio in questo senso \u00e8 quello compiuto da Cocklin e Alston per la \u00a0Academy of the Social Sciences realizzata all\u2019interno del progetto Australia\u2019s Community Sustainability (Chris Cocklin and Margaret Alston, eds., <em><a href=\"http:\/\/www.assa.edu.au\/publications\/research\/file.php?id=21\" target=\"_blank\">Community sustainability in rural Australia: a question of capital<\/a><\/em>, Centre for Rural Social Research, Wagga Wagga, NSW, 2003; Citato in McKenzie 2004). Lo scopo degli autori \u00e8 quello di <strong>misurare e valutare le variazioni del capitale sociale in una comunit\u00e0<\/strong> monitorando le variazioni all\u2019interno dei cinque sottoinsiemi che lo compongono: capitale naturale (risorse naturali), umano (conoscenza e abilit\u00e0 dei singoli individui), sociale (reti produttive e valori condivisi), istituzionale (strutture istituzionali nel privato, nel pubblico e nel terzo settore) e di prodotto (costruzioni, beni prodotti, risorse monetarie). L\u2019ipotesi di lavoro \u00e8 che la sostenibilit\u00e0 sociale di una comunit\u00e0 sia misurabile rispetto alla presenza e al valore di questi \u201cstock\u201d di capitale in diversi settori.<br \/>\nNel nostro primo articolo avevamo visto come <strong>ULOOP<\/strong> potesse configurarsi come una <strong>rete di relazioni da cui emerge capitale sociale<\/strong> e, quindi, tenendo come riferimento il modello di sviluppo fornito nel <a href=\"http:\/\/siti.ulusofona.pt\/~uloop\/white-paper-on-uloop-socio-economics\" target=\"_blank\">white paper 03<\/a>\u00a0e non avendo ancora un caso reale su cui lavorare, <strong>potremmo utilizzare le caratteristiche distintive di ULOOP per ipotizzare delle sottocategorie<\/strong>: <strong>Capitale di Risorse<\/strong> (ampiezza di banda, potere computazionale, livello di energia, stampanti); <strong>Capitale di Informazioni<\/strong> (info turistiche, pubblicit\u00e0, opinioni, localizzazioni); <strong>Capitale Potenziale<\/strong> (o di Disponibilit\u00e0:\u00a0 risorse computazionali, di connessione internet, di servizi, di informazioni); <strong>Capitale di Sicurezza<\/strong> (supporto alla mobilit\u00e0, trasferimenti trasparenti); potremmo aggiungere una sottocategoria dedicata al <strong>Capitale Umano<\/strong> (conoscenze, abilit\u00e0, disponibilit\u00e0 di diventare nodi) e una sottocategoria dedicata al <strong>Capitale di Struttura<\/strong> (fornita da operatori e da service provider).<br \/>\nL\u2019ipotesi di Cocklin e Alston viene approfondita da Pepperdine (Sharon Pepperdine,<strong> <\/strong><em><a href=\"http:\/\/www.regional.org.au\/au\/countrytowns\/strategies\/pepperdine.htm\" target=\"_blank\">Social Indicators of Rural Community Sustainability: An Example from the Woady Yaloak Catchment<\/a><\/em>, 2000, Department of Geography &amp; Environmental Studies, The University of Melbourne), che\u00a0 in uno studio specifico sulla comunit\u00e0 di <a href=\"http:\/\/www.woadyyaloak.com.au\/about-aims.html\" target=\"_blank\">Woady Yaloak Catchmen<\/a> (comunit\u00e0 di rinnovamento del territorio attraverso uno sviluppo sostenibile, portato avanti grazie a contributi \u201cbottom up\u201d della popolazione), cerca di sviluppare degli <strong>indicatori sociali che descrivano la sostenibilit\u00e0 sociale, anche grazie alla partecipazione degli appartenenti alla comunit\u00e0<\/strong>. Attraverso interviste, sondaggi e questionari ha identificato degli importanti temi ritenuti rilevanti che ha successivamente raggruppato in <strong>15 indicatori chiave della sostenibilit\u00e0 sociale<\/strong>.<\/p>\n<ol>\n<li>Coesione: coordinamento, abilit\u00e0 di lavorare insieme<\/li>\n<li>Senso di comunit\u00e0: vita di comunit\u00e0, partecipazione attiva<\/li>\n<li>Prosperit\u00e0: ricambio della popolazione inclusi i giovani adulti, mentalit\u00e0 positiva, rivendita di propriet\u00e0<\/li>\n<li>Senso del vicinato: comunit\u00e0 amichevole e di supporto<\/li>\n<li>Accettazione: differenti punti di vista, di idee, di nuovi arrivati; conoscenza dei vicini<\/li>\n<li>Opportunit\u00e0 di partecipare alle attivit\u00e0 sociali (intrattenimento, culturale, ricreazionale e sport) e affari pubblici; presenza di persone motivate ed entusiaste<\/li>\n<li>Opportunit\u00e0 d\u2019impiego che includano giovani e adulti<\/li>\n<li>Scarsa integrazione sociale: separazioni di famiglie, droga e crimine, suicidio<\/li>\n<li>Attaccamento all\u2019area<\/li>\n<li>Apertura mentale: apertura verso \u201cestranei\u201d e donne<\/li>\n<li>Vitalit\u00e0 economica: tempo per vacanze e svago, pensionamento, sicurezza finanziaria<\/li>\n<li>Input di comunit\u00e0: gruppi di comunit\u00e0, negozi locali, fiducia della comunit\u00e0 in se stessa<\/li>\n<li>Comunicazione: quotidiano locale<\/li>\n<li>Unit\u00e0: volontariato, valori comuni<\/li>\n<li>Stabilit\u00e0 della popolazione<\/li>\n<\/ol>\n<p>Questi indicatori forniscono, secondo Pepperdine uno strumento per ottenere una <strong>visione soggettiva, dall\u2019interno di una comunit\u00e0<\/strong> sulla sua sostenibilit\u00e0 misurando la realt\u00e0 in cui vivono. Sono indicatori sociali soggettivi e possono essere usati a fianco degli indicatori \u201coggettivi\u201d, come ad esempio i dati di censimento, per dare un\u2019immagine pi\u00f9 ampia delle tendenze nella sostenibilit\u00e0 e che la svincolano da indicatori legati principalmente allo sviluppo economico.<br \/>\nUn fatto importante da mettere in evidenza secondo Pepperdine \u00e8 <strong>che gli indicatori ritenuti pi\u00f9 rilevanti dalla popolazione riguardano la coesione sociale, il senso di appartenenza, il senso del vicinato e l\u2019accettazione della diversit\u00e0<\/strong>; indicatori molto diversi da quelli considerati tradizionalmente come \u201coggettivi\u201d (prosperit\u00e0 economica, possibilit\u00e0 d\u2019impiego e vitalit\u00e0 economica) e che, secondo la popolazione, consentono alla comunit\u00e0 di proseguire e di migliorare nel suo progetto di riqualificazione sostenibile del territorio.<br \/>\nLo studio di Pepperdine fa riferimento ad una specifica comunit\u00e0 rurale e ci rendiamo conto dei limiti che questo comporta nella nostra ricerca. \u00a0\u00c8\u00a0importante, infatti, esplicitare che gli indicatori cos\u00ec sviluppati sono specifici di quella comunit\u00e0, sebbene siano abbastanza generali da poter essere utilizzati anche in altri luoghi. Credo, dunque, che sia necessario sviluppare degli indicatori specifici per il nostro progetto. Visto per\u00f2 lo stato dell\u2019arte nella ricerca sulla sostenibilit\u00e0 sociale e la sua, ancora forte, subordinazione al concetto di sostenibilit\u00e0 ambientale in relazione ad un territorio, <strong>una cos\u00ec selettiva attenzione agli aspetti sociali messa in atto dalla comunit\u00e0 stessa ci sembra particolarmente interessante<\/strong>. \u00c8\u00a0necessario anche considerare che qui si fa riferimento ad un territorio specifico e al suo sviluppo reso possibile dal senso di comunit\u00e0 interno e dalla vicinanza fisica.<br \/>\nNel caso di ULOOP, invece, sebbene ci sia un legame con il luogo fisico (per citare alcuni esempi legati allo spazio: geolocalizzazione, estensione della copertura tra nodi vicini, advertising di prossimit\u00e0, informazioni turistiche fornite dagli abitanti locali) potrebbe non svilupparsi quella percezione di territorio fisico da condividere e valorizzare con uno sforzo comune. Ma <strong>se consideriamo un altro tipo di territorio, un altro tipo di luogo che \u00e8 quello prodotto dalla comunicazione<\/strong> (scambi comunicativi, di relazione e di dati), <strong>ULOOP potrebbe essere percepito come uno spazio, s\u00ec virtuale, ma da tenere \u201cin vita\u201d attraverso la partecipazione di ogni singolo individuo coinvolto.<\/strong><br \/>\nPotremmo, seguendo questa direzione,\u00a0 dire che questa partecipazione per essere efficace, e dunque garantire come effetto il funzionamento della rete ULOOP, dovrebbe possedere e rispecchiare gli indicatori di sostenibilit\u00e0 sociale sopra proposti. Potremmo, quindi, ricercare nei casi d\u2019uso previsti dal progetto, quei temi identificati da Pepperdine:<\/p>\n<ol>\n<li>Coesione, Senso di comunit\u00e0, Input di comunit\u00e0, Unit\u00e0 \u2013 tourist community services, attack detection by cooperation, coordination of group activities, trust driven access control;<\/li>\n<li>Prosperit\u00e0, Senso del vicinato, Accettazione, Apertura mentale verso \u201cestranei\u201d \u2013 extended broadband coverage, 3G offloading, liability support, load balancing and adaptation, Shared devices;<\/li>\n<li>Opportunit\u00e0 di partecipare alle attivit\u00e0 sociali, Opportunit\u00e0 d\u2019impiego, Vitalit\u00e0 economica \u2013 shared device, proximity advertising;<\/li>\n<li>Comunicazione \u2013 intra ULOOP communication<\/li>\n<\/ol>\n<p>Come poco sopra accennato, un\u2019altra strada da seguire in questo lavoro \u00a0potrebbe essere quella di <strong>elaborare<\/strong>, <strong>con un contributo di tipo bottom up, degli indicatori di sostenibilit\u00e0 sociale specifici di ULOOP.<\/strong> Non avendo ancora un prototipo su cui lavorare, per\u00f2, potremmo seguire questa strada su una comunit\u00e0 che rispecchi in qualche modo il modello di funzionamento di ULOOP.<br \/>\n<em>Sostenibilit\u00e0 come Processo<\/em><em>\u00a0<\/em><br \/>\nTornando alla definizione di sostenibilit\u00e0 sociale data da McKenzie, egli ne parla s\u00ec come una condizione di miglioramento della vita in una comunit\u00e0, descrivibile attraverso delle caratteristiche, ma anche come un <strong>processo interno alla comunit\u00e0 che serve a raggiungere quella condizione di equilibrio e realizzato attraverso dei meccanismi.<\/strong><br \/>\nMeccanismi che contribuiscono nell\u2019identificazione <strong>collettiva dei punti di forza della comunit\u00e0 e dei suoi bisogni<\/strong>; meccanismi interni di <strong>soddisfazione dei bisogni della comunit\u00e0 attraverso azioni collettive<\/strong> e meccanismi di <strong>azione politica per soddisfare le esigenze che non possono essere soddisfatte con l&#8217;azione della comunit\u00e0<\/strong>.<br \/>\nAnche ULOOP prevede dei meccanismi, chiamati <strong><em>meccanismi di incentivo alla cooperazione<\/em><\/strong>, necessari per motivare le persone in modo che prendano parte a ULOOP, e dunque per far raggiungere una condizione di sostenibilit\u00e0 che ne permetta il funzionamento. I meccanismi di incentivo possono essere di vario tipo, in particolare: benefici che vengono dall\u2019utilizzo di ULOOP per ogni soggetto, il coinvolgimento nella creazione di valore per s\u00e9 e per gli altri, lo scambio di ruoli che permette un\u2019equa distribuzione di vantaggi e svantaggi il meccanismo di creazione della reputazione, e aspetti pi\u00f9 tecnici come la monetizzazione del valore prodotto. Seguendo il ragionamento di McKenzie, se la sostenibilit\u00e0 sociale considerata come risorsa o come quantit\u00e0 <strong>misurabile <\/strong>\u00e8 descritta e definita da una serie di indicatori, per osservarla come processo dobbiamo, invece, rivolgere la nostra attenzione a quelle <strong>azioni<\/strong> prodotte dalla comunit\u00e0 stessa che danno forma e sviluppo al processo.<br \/>\nTrovo utile, dunque, approfondire la riflessione sugli stessi interrogativi di ricerca che si pone McKenzie a questo punto della sua analisi e cio\u00e8:<\/p>\n<blockquote>\n<ul>\n<li>What are the main mechanisms by which the community collectively identifies its own needs?<\/li>\n<li>How have these mechanisms developed?<\/li>\n<li>Is the community satisfied with these mechanisms, and what are some ways in which they think these might be improved?<\/li>\n<li>Does this community\u2019s means to identify its needs provide a suitable model for consideration by other communities?<\/li>\n<\/ul>\n<\/blockquote>\n<div>Ancora, dunque, non abbiamo risposte ma il nostro sguardo per osservare ULOOP si \u00e8 allargato, oltre che approfondito.<\/div>\n<div>\u00c8\u00a0un processo che si sviluppa di volta in volta, perci\u00f2 per gli step successivi, stay tuned! \ud83d\ude09<\/div>\n<p><!--:--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><!--:it-->Verso una definizione operativa di sostenibilit\u00e0 sociale<!--:--><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[197,234],"tags":[230,94,233],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2262"}],"collection":[{"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2262"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2262\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2262"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2262"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2262"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}