{"id":1292,"date":"2010-05-16T13:35:55","date_gmt":"2010-05-16T11:35:55","guid":{"rendered":"http:\/\/larica.uniurb.it\/nextmedia\/?p=1292"},"modified":"2010-05-16T13:35:55","modified_gmt":"2010-05-16T11:35:55","slug":"facebook-fra-privacy-e-trasparenza-radicale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/?p=1292","title":{"rendered":"Facebook fra privacy e &quot;trasparenza radicale&quot;"},"content":{"rendered":"<p><!--:it-->Negli ultimi giorni si fa un gran parlare della privacy su Facebook. Negli Stati Uniti \u00e8 in corso una vera e propria campagna che critica duramente le ultime scelte\u00a0in materia di privacy\u00a0del sito di social network pi\u00f9 popolare al mondo spingendosi fino a <a href=\"http:\/\/www.zephoria.org\/thoughts\/archives\/2010\/05\/15\/facebook-is-a-utility-utilities-get-regulated.html\" target=\"_blank\">chiedere esplicitamente una regolamentazione governativa alla fornitura del servizio<\/a> (come avviene per l&#8217;acqua, il gas, l&#8217;accesso alla rete telefonica, etc).<br \/>\nNel corso del 2009 Facebook ha realizzato di avere un problema.<br \/>\nLe tendenze in termini di numero di utenti e di traffico verso il sito erano in crescita ma il fatto che moltissima parte dei contenuti generati dagli utenti sul network fossero visibili solo ad una cerchia ristretta di altri utenti, ne limitava fortemente le possibilit\u00e0 di sfruttamento commerciale (non \u00e8 possibile per esempio costruire un motore di ricerca che restituisca tutte le conversazioni che avvengono su un certo brand o prodotto). Per questo motivo all&#8217;inizio di dicembre 2009 il fondatore <a href=\"http:\/\/www.facebook.com\/zuck?ref=blog\" target=\"_blank\">Mark Zuckerberg<\/a> annunciava in una <a href=\"http:\/\/blog.facebook.com\/blog.php?post=190423927130\" target=\"_blank\">lettera aperta<\/a> un radicale cambiamento nel sistema di gestione della privacy. <a href=\"http:\/\/blog.facebook.com\/blog.php?post=196629387130\" target=\"_blank\">Impostazioni ri-organizzate, pi\u00f9 chiare e semplici da usare con in pi\u00f9 la possibilit\u00e0 di scegliere a chi mostrare ogni singolo post<\/a>.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/larica.uniurb.it\/nextmedia\/files\/2010\/05\/facebook-privacy-settings.png\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" title=\"Facebook Transition Tool\" src=\"http:\/\/larica.uniurb.it\/nextmedia\/files\/2010\/05\/facebook-privacy-settings.png\" alt=\"\" width=\"503\" height=\"311\" \/><\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/larica.uniurb.it\/nextmedia\/files\/2010\/05\/facebook-privacy-settings.png\"><\/a>Un bel giorno, dunque, ogni utente di Facebook si \u00e8 trovato davanti una finestra (lo strumento di transizione) che chiedeva di scegliere cosa rendere accessibile a chi. Per aiutare l&#8217;utente a scegliere, alcune impostazioni di questa finestra erano pre-impostate. Se avevi gi\u00e0 modificato in passato le tue impostazioni di privacy Facebook ti suggeriva di mantenerle, se invece non le avevi mai impostate Facebook proponeva alcune scelte&#8230;<\/p>\n<blockquote><p>based on how lots of people are sharing information today.<br \/>\nFor example, we&#8217;ll be recommending that you make available to everyone a limited set of information that helps people find and connect with you, information like &#8220;About Me&#8221; and where you work or go to school. For more sensitive information, like photos and videos in which you&#8217;ve been tagged and your phone number, we&#8217;ll be recommending a more restrictive setting.<\/p><\/blockquote>\n<p>Fra queste scelte, guarda caso, c&#8217;era quella di rendere pubblici i contenuti postati ovvero gli status update, i like, le foto i video e le note. Secondo <a href=\"http:\/\/www.readwriteweb.com\/archives\/facebook_brags_35_adjusted_their_privacy_settings.php\" target=\"_blank\">dati diffusi da Facebook stessa<\/a>, il 65% degli utenti che non avevano mai cambiato le loro impostazioni di privacy hanno accettato le impostazioni suggerite rendendo dunque pubblici i contenuti pubblicati. Una volta pubblici questi contenuti possono essere aggregati in pagine come <a href=\"http:\/\/www.facebook.com\/FabioGiglietto#!\/pages\/The-Big-Bang-Theory\/104072652962475\" target=\"_blank\">questa<\/a> o ricercate in motori di ricerca (anche esterni a Facebook) come <a href=\"http:\/\/openfacebooksearch.com\" target=\"_blank\">questo<\/a>.<br \/>\nLascio giudicare voi sull&#8217;eticit\u00e0 di questo comportamento. Purtroppo si tratta di una regola e non di un&#8217;eccezione. Per Facebook \u00e8 vitale spingere gli utenti a rendere quanti pi\u00f9 contenuti possibile pubblici e prover\u00e0 in ogni modo a farlo. Al tempo stesso <a href=\"http:\/\/www.facebook.com\/zuck?ref=blog\" target=\"_blank\">Zuckerberg<\/a> sa bene, anche quando <a href=\"http:\/\/friendfeed.com\/fabiogiglietto\/ad721e16\/facebook-zuckerberg-says-age-of-privacy-is-over\" target=\"_blank\">dichiara che l&#8217;era della privacy \u00e8 finita<\/a>, che chi usa Facebook lo fa\u00a0perch\u00e9 ha la sensazione di poter scegliere cosa condividere con chi.\u00a0Per questo motivo il movimento verso il tutto pubblico di default \u00e8 lento ma costante come mostrano in modo molto chiaro <a href=\"http:\/\/mattmckeon.com\/facebook-privacy\/\" target=\"_blank\">questi grafici<\/a> (per inciso penso che alcune cose, l&#8217;autore di questi grafici, se le sia un po&#8217; inventate per\u00f2 da comunque un&#8217;idea di ci\u00f2 che \u00e8 successo) ma non \u00e8 accompagnato da una parallela scomparsa delle impostazioni che consentono di decidere cosa condividere con chi. Anzi \u00e8 indubbio che queste impostazioni siano state nel tempo potenziate.<br \/>\nOvviamente tutto \u00e8 migliorabile e criticabile. <a href=\"http:\/\/www.nytimes.com\/2010\/05\/13\/technology\/personaltech\/13basics.html\" target=\"_blank\">Il documento che spiega la privacy in Facebook \u00e8 pi\u00f9 lungo della costituzione americana e le impostazioni di privacy talmente dettagliate da creare una babele di possibilit\u00e0 e possibili combinazioni difficile da comprendere e da gestire<\/a>. Bisogna per\u00f2 ammettere che gestire uno spazio sociale frequentato da 400 milioni di utenti di tutto il mondo con esigenze che cambiano nel tempo e reazioni all&#8217;introduzione di nuove funzionalit\u00e0 mai del tutto prevedibili \u00e8 un compito non facile. Inoltre la complessit\u00e0 delle esigenze di privacy \u00e8 intrinseca. Semmai si pu\u00f2 pensare che se fosse ri-progettata da zero beneficerebbe di un design pi\u00f9 funzionale ma la complessit\u00e0 resterebbe.<br \/>\nPurtroppo non esiste al momento una possibilit\u00e0 alternativa a Facebook sia per il numero di nostri amici che utilizzano questo strumento, sia per la raffinatezza dei controlli di privacy che rende disponibili. Una alternativa aperta e non proprietaria \u00e8 tecnicamente possibile ed auspicabile (anzi c&#8217;\u00e8 gi\u00e0 <a href=\"http:\/\/www.joindiaspora.com\/\" target=\"_blank\">chi<\/a> \u00e8 riuscito argutamente a <a href=\"http:\/\/www.wired.com\/epicenter\/2010\/05\/facebook-open-alternative\/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed:+wired\/index+(Wired:+Index+3+(Top+Stories+2))\" target=\"_blank\">raccogliere qualche centinaio di migliaio di dollari<\/a> intorno a questa idea ). A oggi Facebook agisce di fatto in un regime di monopolio.<br \/>\nL&#8217;idea di considerare Facebook un servizio pubblico da regolamentare mi trova tuttavia contrario. Se la campagna (o <a href=\"http:\/\/www.bookcafe.net\/blog\/blog.cfm?id=1326\" target=\"_blank\">movimento di opinione pubblica<\/a> che dir si voglia) \u00e8 finalizzata a mettere in guardia gli utenti del social network circa i rischi di sovraesposizione volontaria, ben venga. Ma regolamentare un servizio privato basato su Internet non mi convince.<br \/>\nComprendo perfettamente i rischi insiti nell&#8217;idea della <a href=\"http:\/\/www.zephoria.org\/thoughts\/archives\/2010\/05\/14\/facebook-and-radical-transparency-a-rant.html\" target=\"_blank\">trasparenza radicale<\/a>. Intendiamoci, la possibilit\u00e0 di postare qualcosa su Internet e fare in modo che questa sia esposta a tutto il mondo fa parte delle potenzialit\u00e0 straordinarie della rete. Ci sono ottimi motivi per desiderare la massima esposizione possibile: se voglio promuovere un brand, se desidero promuovere le mie idee, etc. Non condivido quanto dice Scoble sul <a href=\"http:\/\/scobleizer.com\/2010\/05\/15\/privacy-reboot-needed\/\" target=\"_blank\">reboot della privacy<\/a>, ma \u00e8 utile leggerlo per comprendere il lato buono del &#8220;tutto pubblico&#8221;. Ma se sei un teenager o un dissidente di una dittatura la tua prospettiva \u00e8 molto diversa. Si tratta di estremi opposti e ogni utente di Internet dovrebbe essere messo in grado di scegliere cosa mostrare a chi.<br \/>\nFacebook, che ci piaccia o no, fa esattamente questo.<!--:--><!--:en--><\/p>\n<p>Negli ultimi giorni si fa un gran parlare della privacy su Facebook. Negli Stati Uniti \u00e8 in corso una vera e propria campagna che critica duramente le ultime scelte\u00a0in materia di privacy\u00a0del sito di social network pi\u00f9 popolare al mondo spingendosi fino a <a href=\"http:\/\/www.zephoria.org\/thoughts\/archives\/2010\/05\/15\/facebook-is-a-utility-utilities-get-regulated.html\" target=\"_blank\">chiedere esplicitamente una regolamentazione governativa alla fornitura del servizio<\/a> (come avviene per l&#8217;acqua, il gas, l&#8217;accesso alla rete telefonica, etc).<\/p>\n<p>Nel corso del 2009 Facebook ha realizzato di avere un problema.<\/p>\n<p>Le tendenze in termini di numero di utenti e di traffico verso il sito erano in crescita ma il fatto che moltissima parte dei contenuti generati dagli utenti sul network fossero visibili solo ad una cerchia ristretta di altri utenti, ne limitava fortemente le possibilit\u00e0 di sfruttamento commerciale (non \u00e8 possibile per esempio costruire un motore di ricerca che restituisca tutte le conversazioni che avvengono su un certo brand o prodotto). Per questo motivo all&#8217;inizio di dicembre 2009 il fondatore <a href=\"http:\/\/www.facebook.com\/zuck?ref=blog\" target=\"_blank\">Mark Zuckerberg<\/a> annunciava in una <a href=\"http:\/\/blog.facebook.com\/blog.php?post=190423927130\" target=\"_blank\">lettera aperta<\/a> un radicale cambiamento nel sistema di gestione della privacy. <a href=\"http:\/\/blog.facebook.com\/blog.php?post=196629387130\" target=\"_blank\">Impostazioni ri-organizzate, pi\u00f9 chiare e semplici da usare con in pi\u00f9 la possibilit\u00e0 di scegliere a chi mostrare ogni singolo post<\/a>.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/larica.uniurb.it\/nextmedia\/files\/2010\/05\/facebook-privacy-settings.png\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" title=\"Facebook Transition Tool\" src=\"http:\/\/larica.uniurb.it\/nextmedia\/files\/2010\/05\/facebook-privacy-settings.png\" alt=\"\" width=\"503\" height=\"311\" \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/larica.uniurb.it\/nextmedia\/files\/2010\/05\/facebook-privacy-settings.png\"><\/a>Un bel giorno, dunque, ogni utente di Facebook si \u00e8 trovato davanti una finestra (lo strumento di transizione) che chiedeva di scegliere cosa rendere accessibile a chi. Per aiutare l&#8217;utente a scegliere, alcune impostazioni di questa finestra erano pre-impostate. Se avevi gi\u00e0 modificato in passato le tue impostazioni di privacy Facebook ti suggeriva di mantenerle, se invece non le avevi mai impostate Facebook proponeva alcune scelte&#8230;<\/p>\n<blockquote>\n<p>based on how lots of people are sharing information today.<\/p>\n<p>For example, we&#8217;ll be recommending that you make available to everyone a limited set of information that helps people find and connect with you, information like &#8220;About Me&#8221; and where you work or go to school. For more sensitive information, like photos and videos in which you&#8217;ve been tagged and your phone number, we&#8217;ll be recommending a more restrictive setting.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Fra queste scelte, guarda caso, c&#8217;era quella di rendere pubblici i contenuti postati ovvero gli status update, i like, le foto i video e le note. Secondo <a href=\"http:\/\/www.readwriteweb.com\/archives\/facebook_brags_35_adjusted_their_privacy_settings.php\" target=\"_blank\">dati diffusi da Facebook stessa<\/a>, il 65% degli utenti che non avevano mai cambiato le loro impostazioni di privacy hanno accettato le impostazioni suggerite rendendo dunque pubblici i contenuti pubblicati. Una volta pubblici questi contenuti possono essere aggregati in pagine come <a href=\"http:\/\/www.facebook.com\/FabioGiglietto#!\/pages\/The-Big-Bang-Theory\/104072652962475\" target=\"_blank\">questa<\/a> o ricercate in motori di ricerca (anche esterni a Facebook) come <a href=\"http:\/\/openfacebooksearch.com\" target=\"_blank\">questo<\/a>.<\/p>\n<p>Lascio giudicare voi sull&#8217;eticit\u00e0 di questo comportamento. Purtroppo si tratta di una regola e non di un&#8217;eccezione. Per Facebook \u00e8 vitale spingere gli utenti a rendere quanti pi\u00f9 contenuti possibile pubblici e prover\u00e0 in ogni modo a farlo. Al tempo stesso <a href=\"http:\/\/www.facebook.com\/zuck?ref=blog\" target=\"_blank\">Zuckerberg<\/a> sa bene, anche quando <a href=\"http:\/\/friendfeed.com\/fabiogiglietto\/ad721e16\/facebook-zuckerberg-says-age-of-privacy-is-over\" target=\"_blank\">dichiara che l&#8217;era della privacy \u00e8 finita<\/a>, che chi usa Facebook lo fa\u00a0perch\u00e9 ha la sensazione di poter scegliere cosa condividere con chi.\u00a0Per questo motivo il movimento verso il tutto pubblico di default \u00e8 lento ma costante come mostrano in modo molto chiaro <a href=\"http:\/\/mattmckeon.com\/facebook-privacy\/\" target=\"_blank\">questi grafici<\/a> (per inciso penso che alcune cose, l&#8217;autore di questi grafici, se le sia un po&#8217; inventate per\u00f2 da comunque un&#8217;idea di ci\u00f2 che \u00e8 successo) ma non \u00e8 accompagnato da una parallela scomparsa delle impostazioni che consentono di decidere cosa condividere con chi. Anzi \u00e8 indubbio che queste impostazioni siano state nel tempo potenziate.<\/p>\n<p>Ovviamente tutto \u00e8 migliorabile e criticabile. <a href=\"http:\/\/www.nytimes.com\/2010\/05\/13\/technology\/personaltech\/13basics.html\" target=\"_blank\">Il documento che spiega la privacy in Facebook \u00e8 pi\u00f9 lungo della costituzione americana e le impostazioni di privacy talmente dettagliate da creare una babele di possibilit\u00e0 e possibili combinazioni difficile da comprendere e da gestire<\/a>. Bisogna per\u00f2 ammettere che gestire uno spazio sociale frequentato da 400 milioni di utenti di tutto il mondo con esigenze che cambiano nel tempo e reazioni all&#8217;introduzione di nuove funzionalit\u00e0 mai del tutto prevedibili \u00e8 un compito non facile. Inoltre la complessit\u00e0 delle esigenze di privacy \u00e8 intrinseca. Semmai si pu\u00f2 pensare che se fosse ri-progettata da zero beneficerebbe di un design pi\u00f9 funzionale ma la complessit\u00e0 resterebbe.<\/p>\n<p>Purtroppo non esiste al momento una possibilit\u00e0 alternativa a Facebook sia per il numero di nostri amici che utilizzano questo strumento, sia per la raffinatezza dei controlli di privacy che rende disponibili. Una alternativa aperta e non proprietaria \u00e8 tecnicamente possibile ed auspicabile (anzi c&#8217;\u00e8 gi\u00e0 <a href=\"http:\/\/www.joindiaspora.com\/\" target=\"_blank\">chi<\/a> \u00e8 riuscito argutamente a <a href=\"http:\/\/www.wired.com\/epicenter\/2010\/05\/facebook-open-alternative\/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed:+wired\/index+(Wired:+Index+3+(Top+Stories+2))\" target=\"_blank\">raccogliere qualche centinaio di migliaio di dollari<\/a> intorno a questa idea ). A oggi Facebook agisce di fatto in un regime di monopolio.<\/p>\n<p>L&#8217;idea di considerare Facebook un servizio pubblico da regolamentare mi trova tuttavia contrario. Se la campagna (o <a href=\"http:\/\/www.bookcafe.net\/blog\/blog.cfm?id=1326\" target=\"_blank\">movimento di opinione pubblica<\/a> che dir si voglia) \u00e8 finalizzata a mettere in guardia gli utenti del social network circa i rischi di sovraesposizione volontaria, ben venga. Ma regolamentare un servizio privato basato su Internet non mi convince.<\/p>\n<p>Comprendo perfettamente i rischi insiti nell&#8217;idea della <a href=\"http:\/\/www.zephoria.org\/thoughts\/archives\/2010\/05\/14\/facebook-and-radical-transparency-a-rant.html\" target=\"_blank\">trasparenza radicale<\/a>. Intendiamoci, la possibilit\u00e0 di postare qualcosa su Internet e fare in modo che questa sia esposta a tutto il mondo fa parte delle potenzialit\u00e0 straordinarie della rete. Ci sono ottimi motivi per desiderare la massima esposizione possibile: se voglio promuovere un brand, se desidero promuovere le mie idee, etc. Non condivido quanto dice Scoble sul <a href=\"http:\/\/scobleizer.com\/2010\/05\/15\/privacy-reboot-needed\/\" target=\"_blank\">reboot della privacy<\/a>, ma \u00e8 utile leggerlo per comprendere il lato buono del &#8220;tutto pubblico&#8221;. Ma se sei un teenager o un dissidente di una dittatura la tua prospettiva \u00e8 molto diversa. Si tratta di estremi opposti e ogni utente di Internet dovrebbe essere messo in grado di scegliere cosa mostrare a chi.<\/p>\n<p>Facebook, che ci piaccia o no, fa esattamente questo.<\/p>\n<p><!--:--><!--:zh--><\/p>\n<p>Negli ultimi giorni si fa un gran parlare della privacy su Facebook. Negli Stati Uniti \u00e8 in corso una vera e propria campagna che critica duramente le ultime scelte\u00a0in materia di privacy\u00a0del sito di social network pi\u00f9 popolare al mondo spingendosi fino a <a href=\"http:\/\/www.zephoria.org\/thoughts\/archives\/2010\/05\/15\/facebook-is-a-utility-utilities-get-regulated.html\" target=\"_blank\">chiedere esplicitamente una regolamentazione governativa alla fornitura del servizio<\/a> (come avviene per l&#8217;acqua, il gas, l&#8217;accesso alla rete telefonica, etc).<\/p>\n<p>Nel corso del 2009 Facebook ha realizzato di avere un problema.<\/p>\n<p>Le tendenze in termini di numero di utenti e di traffico verso il sito erano in crescita ma il fatto che moltissima parte dei contenuti generati dagli utenti sul network fossero visibili solo ad una cerchia ristretta di altri utenti, ne limitava fortemente le possibilit\u00e0 di sfruttamento commerciale (non \u00e8 possibile per esempio costruire un motore di ricerca che restituisca tutte le conversazioni che avvengono su un certo brand o prodotto). Per questo motivo all&#8217;inizio di dicembre 2009 il fondatore <a href=\"http:\/\/www.facebook.com\/zuck?ref=blog\" target=\"_blank\">Mark Zuckerberg<\/a> annunciava in una <a href=\"http:\/\/blog.facebook.com\/blog.php?post=190423927130\" target=\"_blank\">lettera aperta<\/a> un radicale cambiamento nel sistema di gestione della privacy. <a href=\"http:\/\/blog.facebook.com\/blog.php?post=196629387130\" target=\"_blank\">Impostazioni ri-organizzate, pi\u00f9 chiare e semplici da usare con in pi\u00f9 la possibilit\u00e0 di scegliere a chi mostrare ogni singolo post<\/a>.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/larica.uniurb.it\/nextmedia\/files\/2010\/05\/facebook-privacy-settings.png\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" title=\"Facebook Transition Tool\" src=\"http:\/\/larica.uniurb.it\/nextmedia\/files\/2010\/05\/facebook-privacy-settings.png\" alt=\"\" width=\"503\" height=\"311\" \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/larica.uniurb.it\/nextmedia\/files\/2010\/05\/facebook-privacy-settings.png\"><\/a>Un bel giorno, dunque, ogni utente di Facebook si \u00e8 trovato davanti una finestra (lo strumento di transizione) che chiedeva di scegliere cosa rendere accessibile a chi. Per aiutare l&#8217;utente a scegliere, alcune impostazioni di questa finestra erano pre-impostate. Se avevi gi\u00e0 modificato in passato le tue impostazioni di privacy Facebook ti suggeriva di mantenerle, se invece non le avevi mai impostate Facebook proponeva alcune scelte&#8230;<\/p>\n<blockquote>\n<p>based on how lots of people are sharing information today.<\/p>\n<p>For example, we&#8217;ll be recommending that you make available to everyone a limited set of information that helps people find and connect with you, information like &#8220;About Me&#8221; and where you work or go to school. For more sensitive information, like photos and videos in which you&#8217;ve been tagged and your phone number, we&#8217;ll be recommending a more restrictive setting.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Fra queste scelte, guarda caso, c&#8217;era quella di rendere pubblici i contenuti postati ovvero gli status update, i like, le foto i video e le note. Secondo <a href=\"http:\/\/www.readwriteweb.com\/archives\/facebook_brags_35_adjusted_their_privacy_settings.php\" target=\"_blank\">dati diffusi da Facebook stessa<\/a>, il 65% degli utenti che non avevano mai cambiato le loro impostazioni di privacy hanno accettato le impostazioni suggerite rendendo dunque pubblici i contenuti pubblicati. Una volta pubblici questi contenuti possono essere aggregati in pagine come <a href=\"http:\/\/www.facebook.com\/FabioGiglietto#!\/pages\/The-Big-Bang-Theory\/104072652962475\" target=\"_blank\">questa<\/a> o ricercate in motori di ricerca (anche esterni a Facebook) come <a href=\"http:\/\/openfacebooksearch.com\" target=\"_blank\">questo<\/a>.<\/p>\n<p>Lascio giudicare voi sull&#8217;eticit\u00e0 di questo comportamento. Purtroppo si tratta di una regola e non di un&#8217;eccezione. Per Facebook \u00e8 vitale spingere gli utenti a rendere quanti pi\u00f9 contenuti possibile pubblici e prover\u00e0 in ogni modo a farlo. Al tempo stesso <a href=\"http:\/\/www.facebook.com\/zuck?ref=blog\" target=\"_blank\">Zuckerberg<\/a> sa bene, anche quando <a href=\"http:\/\/friendfeed.com\/fabiogiglietto\/ad721e16\/facebook-zuckerberg-says-age-of-privacy-is-over\" target=\"_blank\">dichiara che l&#8217;era della privacy \u00e8 finita<\/a>, che chi usa Facebook lo fa\u00a0perch\u00e9 ha la sensazione di poter scegliere cosa condividere con chi.\u00a0Per questo motivo il movimento verso il tutto pubblico di default \u00e8 lento ma costante come mostrano in modo molto chiaro <a href=\"http:\/\/mattmckeon.com\/facebook-privacy\/\" target=\"_blank\">questi grafici<\/a> (per inciso penso che alcune cose, l&#8217;autore di questi grafici, se le sia un po&#8217; inventate per\u00f2 da comunque un&#8217;idea di ci\u00f2 che \u00e8 successo) ma non \u00e8 accompagnato da una parallela scomparsa delle impostazioni che consentono di decidere cosa condividere con chi. Anzi \u00e8 indubbio che queste impostazioni siano state nel tempo potenziate.<\/p>\n<p>Ovviamente tutto \u00e8 migliorabile e criticabile. <a href=\"http:\/\/www.nytimes.com\/2010\/05\/13\/technology\/personaltech\/13basics.html\" target=\"_blank\">Il documento che spiega la privacy in Facebook \u00e8 pi\u00f9 lungo della costituzione americana e le impostazioni di privacy talmente dettagliate da creare una babele di possibilit\u00e0 e possibili combinazioni difficile da comprendere e da gestire<\/a>. Bisogna per\u00f2 ammettere che gestire uno spazio sociale frequentato da 400 milioni di utenti di tutto il mondo con esigenze che cambiano nel tempo e reazioni all&#8217;introduzione di nuove funzionalit\u00e0 mai del tutto prevedibili \u00e8 un compito non facile. Inoltre la complessit\u00e0 delle esigenze di privacy \u00e8 intrinseca. Semmai si pu\u00f2 pensare che se fosse ri-progettata da zero beneficerebbe di un design pi\u00f9 funzionale ma la complessit\u00e0 resterebbe.<\/p>\n<p>Purtroppo non esiste al momento una possibilit\u00e0 alternativa a Facebook sia per il numero di nostri amici che utilizzano questo strumento, sia per la raffinatezza dei controlli di privacy che rende disponibili. Una alternativa aperta e non proprietaria \u00e8 tecnicamente possibile ed auspicabile (anzi c&#8217;\u00e8 gi\u00e0 <a href=\"http:\/\/www.joindiaspora.com\/\" target=\"_blank\">chi<\/a> \u00e8 riuscito argutamente a <a href=\"http:\/\/www.wired.com\/epicenter\/2010\/05\/facebook-open-alternative\/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed:+wired\/index+(Wired:+Index+3+(Top+Stories+2))\" target=\"_blank\">raccogliere qualche centinaio di migliaio di dollari<\/a> intorno a questa idea ). A oggi Facebook agisce di fatto in un regime di monopolio.<\/p>\n<p>L&#8217;idea di considerare Facebook un servizio pubblico da regolamentare mi trova tuttavia contrario. Se la campagna (o <a href=\"http:\/\/www.bookcafe.net\/blog\/blog.cfm?id=1326\" target=\"_blank\">movimento di opinione pubblica<\/a> che dir si voglia) \u00e8 finalizzata a mettere in guardia gli utenti del social network circa i rischi di sovraesposizione volontaria, ben venga. Ma regolamentare un servizio privato basato su Internet non mi convince.<\/p>\n<p>Comprendo perfettamente i rischi insiti nell&#8217;idea della <a href=\"http:\/\/www.zephoria.org\/thoughts\/archives\/2010\/05\/14\/facebook-and-radical-transparency-a-rant.html\" target=\"_blank\">trasparenza radicale<\/a>. Intendiamoci, la possibilit\u00e0 di postare qualcosa su Internet e fare in modo che questa sia esposta a tutto il mondo fa parte delle potenzialit\u00e0 straordinarie della rete. Ci sono ottimi motivi per desiderare la massima esposizione possibile: se voglio promuovere un brand, se desidero promuovere le mie idee, etc. Non condivido quanto dice Scoble sul <a href=\"http:\/\/scobleizer.com\/2010\/05\/15\/privacy-reboot-needed\/\" target=\"_blank\">reboot della privacy<\/a>, ma \u00e8 utile leggerlo per comprendere il lato buono del &#8220;tutto pubblico&#8221;. Ma se sei un teenager o un dissidente di una dittatura la tua prospettiva \u00e8 molto diversa. Si tratta di estremi opposti e ogni utente di Internet dovrebbe essere messo in grado di scegliere cosa mostrare a chi.<\/p>\n<p>Facebook, che ci piaccia o no, fa esattamente questo.<\/p>\n<p><!--:--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><!--:it-->Riflessioni in ordine sparso su Facebook e la linea di continuit\u00e0 fra privacy e trasparenza radicale.<!--:--><!--:en-->Riflessioni in ordine sparso su Facebook e la linea di continuit\u00e0 fra privacy e trasparenza radicale.<!--:--><!--:zh-->Riflessioni in ordine sparso su Facebook e la linea di continuit\u00e0 fra privacy e trasparenza radicale.<!--:--><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[3,55],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1292"}],"collection":[{"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1292"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1292\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1292"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1292"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1292"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}