{"id":1253,"date":"2009-06-16T12:05:35","date_gmt":"2009-06-16T10:05:35","guid":{"rendered":"http:\/\/larica.uniurb.it\/nextmedia\/?p=1253"},"modified":"2009-06-16T12:05:35","modified_gmt":"2009-06-16T10:05:35","slug":"realta-digitali-10-verso-un-nuovo-socialismo-digitale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/?p=1253","title":{"rendered":"Realt\u00e0 digitali #10: Verso un nuovo socialismo digitale?"},"content":{"rendered":"<p><!--:it-->Se esiste una terza via fra statalismo e capitalismo, essa va cercata nelle forme organizzative delle comunit\u00e0 tenute insieme da internet. Questa \u00e8 la provocatoria tesi lanciata di recente da Kevin Kelly sulle colonne di Wired. Da Wikipedia in poi, la rete \u00e8 ricca di comunit\u00e0 che condividono, cooperano, collaborano e, talvolta, agiscono collettivamente. La condivisione \u00e8 il grado zero di questa forma organizzativa.<br \/>\nBasta guardare Facebook. Decine di amici popolano il nostro flusso di notizie personalizzato con le loro piccole e grandi notizie, progetti, riflessioni o la loro musica preferita condivisa quasi come se fosse un dono. Su questi contenuti si sviluppano discussioni e si intessono relazioni. Anche se ognuno agisce individualmente, emergono forme di cooperazione. Mettere ordine fra le proprie foto con i tag contribuisce a creare, a livello della comunit\u00e0, un\u2019enorme base di informazioni strutturate e navigabili. Talvolta poi la cooperazione diventa consapevole e si fa vera e propria collaborazione. Ognuno contribuisce consapevolmente a un certo progetto comune occupandosi di uno specifico aspetto. Senza scomodare l\u2019esempio della comunit\u00e0 di programmatori che sviluppa Linux, il semplice gesto di aderire su Facebook a un gruppo che si propone di raccogliere un milione di persone che disprezzano George Bush, costituisce un buon esempio di questa collaborazione dal basso. Esistono infine forme di collaborazione che raggiungono dimensioni oltre la quali diventano vere e proprie azioni collettive. In queste azioni collettive non solo esiste una collaborazione organizzata dal basso, ma anche una qualche forma di organizzazione gerarchica che coordina gli sforzi dei molti.<br \/>\nLa campagna elettorale di Barack Obama \u00e8 un esempio calzante di azione collettiva. Lo staff del candidato ha creato gli spazi per l\u2019aggregazione, fornito i materiali e costantemente aggiornato la comunit\u00e0 affinch\u00e9 non facesse mancare il suo apporto e mantenesse un elevato grado di partecipazione. Allo stesso modo Wikipedia \u00e8 coordinata da un nucleo di volontari full time la cui attivit\u00e0 \u00e8 cruciale per la sopravvivenza e successo del progetto. Proprio la forma organizzativa delle azioni collettive supportate da internet, rappresenta bene l\u2019idea di socialismo digitale. Si tratta dunque di qualcosa al tempo stesso molto diverso dal socialismo tradizionale, caratterizzato da un potere centralizzato e gerarchico e dall\u2019assenza di propriet\u00e0 privata ma altrettanto lontano dal capitalismo perch\u00e9 basato sull\u2019economia del dono e su un\u2019idea pi\u00f9 flessibile di propriet\u00e0. Parole foto, video e competenze sono condivise talvolta per piacere, talvolta per interesse individuale. A prescindere da questo, il risultato finale \u00e8 un modello organizzativo ad elevata partecipazione che sembra generare benessere collettivo in modo pi\u00f9 efficace di quanto facciano i modelli tradizionali.<br \/>\n[potete leggere questo articolo anche a pag. 16 de &#8220;Il Corriere Adriatico&#8221; di Marted\u00ec 16 Giugno. Questo articolo \u00e8 l&#8217;ultimo della serie per questa stagione]<br \/>\n[Photo originally uploaded on\u00a0<a href=\"http:\/\/www.flickr.com\/photos\/rezavaziri\/archives\/date-posted\/2009\/06\/15\/\">June 15, 2009<\/a> by\u00a0<a href=\"http:\/\/www.flickr.com\/photos\/rezavaziri\/\"><strong>Reza Vaziri<\/strong><\/a><a href=\"http:\/\/www.flickr.com\/photos\/whitehouse\/\"><strong><\/strong><\/a>]<!--:--><!--:en--><\/p>\n<p>Se esiste una terza via fra statalismo e capitalismo, essa va cercata nelle forme organizzative delle comunit\u00e0 tenute insieme da internet. Questa \u00e8 la provocatoria tesi lanciata di recente da Kevin Kelly sulle colonne di Wired. Da Wikipedia in poi, la rete \u00e8 ricca di comunit\u00e0 che condividono, cooperano, collaborano e, talvolta, agiscono collettivamente. La condivisione \u00e8 il grado zero di questa forma organizzativa.<\/p>\n<p>Basta guardare Facebook. Decine di amici popolano il nostro flusso di notizie personalizzato con le loro piccole e grandi notizie, progetti, riflessioni o la loro musica preferita condivisa quasi come se fosse un dono. Su questi contenuti si sviluppano discussioni e si intessono relazioni. Anche se ognuno agisce individualmente, emergono forme di cooperazione. Mettere ordine fra le proprie foto con i tag contribuisce a creare, a livello della comunit\u00e0, un\u2019enorme base di informazioni strutturate e navigabili. Talvolta poi la cooperazione diventa consapevole e si fa vera e propria collaborazione. Ognuno contribuisce consapevolmente a un certo progetto comune occupandosi di uno specifico aspetto. Senza scomodare l\u2019esempio della comunit\u00e0 di programmatori che sviluppa Linux, il semplice gesto di aderire su Facebook a un gruppo che si propone di raccogliere un milione di persone che disprezzano George Bush, costituisce un buon esempio di questa collaborazione dal basso. Esistono infine forme di collaborazione che raggiungono dimensioni oltre la quali diventano vere e proprie azioni collettive. In queste azioni collettive non solo esiste una collaborazione organizzata dal basso, ma anche una qualche forma di organizzazione gerarchica che coordina gli sforzi dei molti.<\/p>\n<p>La campagna elettorale di Barack Obama \u00e8 un esempio calzante di azione collettiva. Lo staff del candidato ha creato gli spazi per l\u2019aggregazione, fornito i materiali e costantemente aggiornato la comunit\u00e0 affinch\u00e9 non facesse mancare il suo apporto e mantenesse un elevato grado di partecipazione. Allo stesso modo Wikipedia \u00e8 coordinata da un nucleo di volontari full time la cui attivit\u00e0 \u00e8 cruciale per la sopravvivenza e successo del progetto. Proprio la forma organizzativa delle azioni collettive supportate da internet, rappresenta bene l\u2019idea di socialismo digitale. Si tratta dunque di qualcosa al tempo stesso molto diverso dal socialismo tradizionale, caratterizzato da un potere centralizzato e gerarchico e dall\u2019assenza di propriet\u00e0 privata ma altrettanto lontano dal capitalismo perch\u00e9 basato sull\u2019economia del dono e su un\u2019idea pi\u00f9 flessibile di propriet\u00e0. Parole foto, video e competenze sono condivise talvolta per piacere, talvolta per interesse individuale. A prescindere da questo, il risultato finale \u00e8 un modello organizzativo ad elevata partecipazione che sembra generare benessere collettivo in modo pi\u00f9 efficace di quanto facciano i modelli tradizionali.<\/p>\n<p>[potete leggere questo articolo anche a pag. 16 de &#8220;Il Corriere Adriatico&#8221; di Marted\u00ec 16 Giugno. Questo articolo \u00e8 l&#8217;ultimo della serie per questa stagione]<\/p>\n<p>[Photo originally uploaded on\u00a0<a href=\"http:\/\/www.flickr.com\/photos\/rezavaziri\/archives\/date-posted\/2009\/06\/15\/\">June 15, 2009<\/a> by\u00a0<a href=\"http:\/\/www.flickr.com\/photos\/rezavaziri\/\"><strong>Reza Vaziri<\/strong><\/a><a href=\"http:\/\/www.flickr.com\/photos\/whitehouse\/\"><strong><\/strong><\/a>]<\/p>\n<p><!--:--><!--:zh--><\/p>\n<p>Se esiste una terza via fra statalismo e capitalismo, essa va cercata nelle forme organizzative delle comunit\u00e0 tenute insieme da internet. Questa \u00e8 la provocatoria tesi lanciata di recente da Kevin Kelly sulle colonne di Wired. Da Wikipedia in poi, la rete \u00e8 ricca di comunit\u00e0 che condividono, cooperano, collaborano e, talvolta, agiscono collettivamente. La condivisione \u00e8 il grado zero di questa forma organizzativa.<\/p>\n<p>Basta guardare Facebook. Decine di amici popolano il nostro flusso di notizie personalizzato con le loro piccole e grandi notizie, progetti, riflessioni o la loro musica preferita condivisa quasi come se fosse un dono. Su questi contenuti si sviluppano discussioni e si intessono relazioni. Anche se ognuno agisce individualmente, emergono forme di cooperazione. Mettere ordine fra le proprie foto con i tag contribuisce a creare, a livello della comunit\u00e0, un\u2019enorme base di informazioni strutturate e navigabili. Talvolta poi la cooperazione diventa consapevole e si fa vera e propria collaborazione. Ognuno contribuisce consapevolmente a un certo progetto comune occupandosi di uno specifico aspetto. Senza scomodare l\u2019esempio della comunit\u00e0 di programmatori che sviluppa Linux, il semplice gesto di aderire su Facebook a un gruppo che si propone di raccogliere un milione di persone che disprezzano George Bush, costituisce un buon esempio di questa collaborazione dal basso. Esistono infine forme di collaborazione che raggiungono dimensioni oltre la quali diventano vere e proprie azioni collettive. In queste azioni collettive non solo esiste una collaborazione organizzata dal basso, ma anche una qualche forma di organizzazione gerarchica che coordina gli sforzi dei molti.<\/p>\n<p>La campagna elettorale di Barack Obama \u00e8 un esempio calzante di azione collettiva. Lo staff del candidato ha creato gli spazi per l\u2019aggregazione, fornito i materiali e costantemente aggiornato la comunit\u00e0 affinch\u00e9 non facesse mancare il suo apporto e mantenesse un elevato grado di partecipazione. Allo stesso modo Wikipedia \u00e8 coordinata da un nucleo di volontari full time la cui attivit\u00e0 \u00e8 cruciale per la sopravvivenza e successo del progetto. Proprio la forma organizzativa delle azioni collettive supportate da internet, rappresenta bene l\u2019idea di socialismo digitale. Si tratta dunque di qualcosa al tempo stesso molto diverso dal socialismo tradizionale, caratterizzato da un potere centralizzato e gerarchico e dall\u2019assenza di propriet\u00e0 privata ma altrettanto lontano dal capitalismo perch\u00e9 basato sull\u2019economia del dono e su un\u2019idea pi\u00f9 flessibile di propriet\u00e0. Parole foto, video e competenze sono condivise talvolta per piacere, talvolta per interesse individuale. A prescindere da questo, il risultato finale \u00e8 un modello organizzativo ad elevata partecipazione che sembra generare benessere collettivo in modo pi\u00f9 efficace di quanto facciano i modelli tradizionali.<\/p>\n<p>[potete leggere questo articolo anche a pag. 16 de &#8220;Il Corriere Adriatico&#8221; di Marted\u00ec 16 Giugno. Questo articolo \u00e8 l&#8217;ultimo della serie per questa stagione]<\/p>\n<p>[Photo originally uploaded on\u00a0<a href=\"http:\/\/www.flickr.com\/photos\/rezavaziri\/archives\/date-posted\/2009\/06\/15\/\">June 15, 2009<\/a> by\u00a0<a href=\"http:\/\/www.flickr.com\/photos\/rezavaziri\/\"><strong>Reza Vaziri<\/strong><\/a><a href=\"http:\/\/www.flickr.com\/photos\/whitehouse\/\"><strong><\/strong><\/a>]<\/p>\n<p><!--:--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><!--:it-->Kevin Kelly lancia la provocatoria idea di socialismo digitale<!--:--><!--:en-->Kevin Kelly lancia la provocatoria idea di socialismo digitale<!--:--><!--:zh-->Kevin Kelly lancia la provocatoria idea di socialismo digitale<!--:--><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[115],"tags":[144,118,145],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1253"}],"collection":[{"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1253"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1253\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1253"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1253"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1253"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}