{"id":1181,"date":"2009-03-03T09:30:51","date_gmt":"2009-03-03T08:30:51","guid":{"rendered":"http:\/\/larica-virtual.soc.uniurb.it\/nextmedia\/?p=1181"},"modified":"2009-03-03T09:30:51","modified_gmt":"2009-03-03T08:30:51","slug":"realta-digitali-3-la-realta-dei-nativi-ed-il-divario-generazionale-in-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/?p=1181","title":{"rendered":"Realt\u00e0 digitali #3: La realt\u00e0 dei nativi ed il divario generazionale in Italia"},"content":{"rendered":"<p><!--:it-->L&#8217;ottantenne Francesco Alberoni, nella sua tradizionale rubrica pubblicata ogni luned\u00ec mattina su Il Corriere della Sera, ha lanciato la provocatoria proposta di limitare l&#8217;uso che i giovani italiani fanno di YouTube, delle chat, delle discoteche, di Internet e dei cellulari. Una moratoria di due mesi all&#8217;anno che consentirebbe ai giovani, nelle argomentazioni di Alberoni, di &#8220;ricominciare a parlare, di riprendere contatto con le altre generazioni, con i giornali e i libri&#8221;. In altri termini di riprendere contatto con la realt\u00e0.<br \/>\nSi tratta di argomentazioni largamente condivise fra i molti in Italia che, per ragioni anagrafiche o culturali, possano essere ascritti alla categoria che Marc Prensky ha definito &#8220;migranti del digitale&#8221;. Cultura, pratiche sociali, mentalit\u00e0 e modo di informarsi di questi migranti sono profondamente diverse da quelle di chi \u00e8 nato e cresciuto nei territori del digitale. In particolare il rapporto con i media \u00e8 diverso. Per i &#8220;nativi del digitale&#8221; Internet ed i cellulari sono parte della vita quotidiana non meno di quanto lo siano i libri e i quotidiani per i migranti.<br \/>\nSono strumenti che fanno parte integrante della loro realt\u00e0 e non qualcosa che la nega.<br \/>\nCerto \u00e8 una realt\u00e0 diversa da quella dei migranti. Una realt\u00e0 che a fatica pu\u00f2 essere compresa dall&#8217;esterno. Come gli antropologi che si accostano ad una trib\u00f9 di indigeni, nativi e migranti del digitale dovrebbero evitare di compiere l&#8217;errore banale di interpretare i comportamenti che osservano attraverso i propri valori culturali di riferimento. Il rischio \u00e8 quello di pensare che la propria realt\u00e0 sia la Realt\u00e0 e che gli altri non possano fare altro comprenderne le ragioni ed adattarvisi.<br \/>\nLa posta in gioco \u00e8 pi\u00f9 alta di quanto non si possa immaginare. In un Paese caratterizzato da scarse dinamiche di ricambio generazionale e tendente all&#8217;invecchiamento, quasi la met\u00e0 (46,5%) della popolazione sotto i 30 anni \u00e8 su Facebook. Mentre sui quotidiani si esprime sconcerto per le pratiche dei giovani, in rete si ridicolizzano quelle degli adulti. Ai tanti autorevoli commentatori di quotidiani e TV fanno da contraltare siti come <a href=\"http:\/\/www.myparentsjoinedfacebook.com\" target=\"_blank\">myparentsjoinedfacebook.com<\/a> dove si prendono in giro i comportamenti inappropriati che gli adulti adottano su Facebook. Circolando all&#8217;interno di cerchie che condividono la stessa cultura, questi opposti estremismi tendono progressivamente ad allontanarsi ed ignorarsi reciprocamente.<br \/>\nIl divario generazionale non \u00e8 certo una novit\u00e0 di questi anni. \u00c8 cambiato per\u00f2 lo scenario mediale che con la rete rende visibile anche la prospettiva dei giovani e con i siti di social network offre loro una piattaforma dove conversare rafforzando la propria identit\u00e0 generazionale ed i propri valori.<br \/>\nSe vogliamo evitare che il divario si acuisca dobbiamo compiere uno sforzo per comprendere l&#8217;altro e lavorare insieme per una prospettiva di multi-culturalit\u00e0 digitale.<br \/>\n[potete leggere questo articolo anche a pag. 12 de &#8220;Il Corriere Adriatico&#8221; di Marted\u00ec 3 Marzo. Il prossimo appuntamento con &#8220;Realt\u00e0 digitali&#8221; \u00e8 per Marted\u00ec 17 Marzo]<br \/>\n[Photo originally <a class=\"Plain\" onclick=\"javascript:urchinTracker ('\/outbound\/article\/www.flickr.com');\" href=\"http:\/\/www.flickr.com\/photos\/webel\/archives\/date-posted\/2008\/04\/21\/\">uploaded on <\/a><a class=\"Plain\" href=\"http:\/\/www.flickr.com\/photos\/49024304@N00\/archives\/date-posted\/2005\/09\/25\/\">September 25, 2005<\/a> by <a title=\"Link to anyjazz65's photostream\" href=\"http:\/\/www.flickr.com\/photos\/49024304@N00\/\"><strong>anyjazz65<\/strong><\/a>]<!--:--><!--:en--><\/p>\n<p>L&#8217;ottantenne Francesco Alberoni, nella sua tradizionale rubrica pubblicata ogni luned\u00ec mattina su Il Corriere della Sera, ha lanciato la provocatoria proposta di limitare l&#8217;uso che i giovani italiani fanno di YouTube, delle chat, delle discoteche, di Internet e dei cellulari. Una moratoria di due mesi all&#8217;anno che consentirebbe ai giovani, nelle argomentazioni di Alberoni, di &#8220;ricominciare a parlare, di riprendere contatto con le altre generazioni, con i giornali e i libri&#8221;. In altri termini di riprendere contatto con la realt\u00e0.<\/p>\n<p>Si tratta di argomentazioni largamente condivise fra i molti in Italia che, per ragioni anagrafiche o culturali, possano essere ascritti alla categoria che Marc Prensky ha definito &#8220;migranti del digitale&#8221;. Cultura, pratiche sociali, mentalit\u00e0 e modo di informarsi di questi migranti sono profondamente diverse da quelle di chi \u00e8 nato e cresciuto nei territori del digitale. In particolare il rapporto con i media \u00e8 diverso. Per i &#8220;nativi del digitale&#8221; Internet ed i cellulari sono parte della vita quotidiana non meno di quanto lo siano i libri e i quotidiani per i migranti.<\/p>\n<p>Sono strumenti che fanno parte integrante della loro realt\u00e0 e non qualcosa che la nega.<\/p>\n<p>Certo \u00e8 una realt\u00e0 diversa da quella dei migranti. Una realt\u00e0 che a fatica pu\u00f2 essere compresa dall&#8217;esterno. Come gli antropologi che si accostano ad una trib\u00f9 di indigeni, nativi e migranti del digitale dovrebbero evitare di compiere l&#8217;errore banale di interpretare i comportamenti che osservano attraverso i propri valori culturali di riferimento. Il rischio \u00e8 quello di pensare che la propria realt\u00e0 sia la Realt\u00e0 e che gli altri non possano fare altro comprenderne le ragioni ed adattarvisi.<\/p>\n<p>La posta in gioco \u00e8 pi\u00f9 alta di quanto non si possa immaginare. In un Paese caratterizzato da scarse dinamiche di ricambio generazionale e tendente all&#8217;invecchiamento, quasi la met\u00e0 (46,5%) della popolazione sotto i 30 anni \u00e8 su Facebook. Mentre sui quotidiani si esprime sconcerto per le pratiche dei giovani, in rete si ridicolizzano quelle degli adulti. Ai tanti autorevoli commentatori di quotidiani e TV fanno da contraltare siti come <a href=\"http:\/\/www.myparentsjoinedfacebook.com\" target=\"_blank\">myparentsjoinedfacebook.com<\/a> dove si prendono in giro i comportamenti inappropriati che gli adulti adottano su Facebook. Circolando all&#8217;interno di cerchie che condividono la stessa cultura, questi opposti estremismi tendono progressivamente ad allontanarsi ed ignorarsi reciprocamente.<\/p>\n<p>Il divario generazionale non \u00e8 certo una novit\u00e0 di questi anni. \u00c8 cambiato per\u00f2 lo scenario mediale che con la rete rende visibile anche la prospettiva dei giovani e con i siti di social network offre loro una piattaforma dove conversare rafforzando la propria identit\u00e0 generazionale ed i propri valori.<\/p>\n<p>Se vogliamo evitare che il divario si acuisca dobbiamo compiere uno sforzo per comprendere l&#8217;altro e lavorare insieme per una prospettiva di multi-culturalit\u00e0 digitale.<\/p>\n<p>[potete leggere questo articolo anche a pag. 12 de &#8220;Il Corriere Adriatico&#8221; di Marted\u00ec 3 Marzo. Il prossimo appuntamento con &#8220;Realt\u00e0 digitali&#8221; \u00e8 per Marted\u00ec 17 Marzo]<\/p>\n<p>[Photo originally <a class=\"Plain\" onclick=\"javascript:urchinTracker ('\/outbound\/article\/www.flickr.com');\" href=\"http:\/\/www.flickr.com\/photos\/webel\/archives\/date-posted\/2008\/04\/21\/\">uploaded on <\/a><a class=\"Plain\" href=\"http:\/\/www.flickr.com\/photos\/49024304@N00\/archives\/date-posted\/2005\/09\/25\/\">September 25, 2005<\/a> by <a title=\"Link to anyjazz65's photostream\" href=\"http:\/\/www.flickr.com\/photos\/49024304@N00\/\"><strong>anyjazz65<\/strong><\/a>]<\/p>\n<p><!--:--><!--:zh--><\/p>\n<p>L&#8217;ottantenne Francesco Alberoni, nella sua tradizionale rubrica pubblicata ogni luned\u00ec mattina su Il Corriere della Sera, ha lanciato la provocatoria proposta di limitare l&#8217;uso che i giovani italiani fanno di YouTube, delle chat, delle discoteche, di Internet e dei cellulari. Una moratoria di due mesi all&#8217;anno che consentirebbe ai giovani, nelle argomentazioni di Alberoni, di &#8220;ricominciare a parlare, di riprendere contatto con le altre generazioni, con i giornali e i libri&#8221;. In altri termini di riprendere contatto con la realt\u00e0.<\/p>\n<p>Si tratta di argomentazioni largamente condivise fra i molti in Italia che, per ragioni anagrafiche o culturali, possano essere ascritti alla categoria che Marc Prensky ha definito &#8220;migranti del digitale&#8221;. Cultura, pratiche sociali, mentalit\u00e0 e modo di informarsi di questi migranti sono profondamente diverse da quelle di chi \u00e8 nato e cresciuto nei territori del digitale. In particolare il rapporto con i media \u00e8 diverso. Per i &#8220;nativi del digitale&#8221; Internet ed i cellulari sono parte della vita quotidiana non meno di quanto lo siano i libri e i quotidiani per i migranti.<\/p>\n<p>Sono strumenti che fanno parte integrante della loro realt\u00e0 e non qualcosa che la nega.<\/p>\n<p>Certo \u00e8 una realt\u00e0 diversa da quella dei migranti. Una realt\u00e0 che a fatica pu\u00f2 essere compresa dall&#8217;esterno. Come gli antropologi che si accostano ad una trib\u00f9 di indigeni, nativi e migranti del digitale dovrebbero evitare di compiere l&#8217;errore banale di interpretare i comportamenti che osservano attraverso i propri valori culturali di riferimento. Il rischio \u00e8 quello di pensare che la propria realt\u00e0 sia la Realt\u00e0 e che gli altri non possano fare altro comprenderne le ragioni ed adattarvisi.<\/p>\n<p>La posta in gioco \u00e8 pi\u00f9 alta di quanto non si possa immaginare. In un Paese caratterizzato da scarse dinamiche di ricambio generazionale e tendente all&#8217;invecchiamento, quasi la met\u00e0 (46,5%) della popolazione sotto i 30 anni \u00e8 su Facebook. Mentre sui quotidiani si esprime sconcerto per le pratiche dei giovani, in rete si ridicolizzano quelle degli adulti. Ai tanti autorevoli commentatori di quotidiani e TV fanno da contraltare siti come <a href=\"http:\/\/www.myparentsjoinedfacebook.com\" target=\"_blank\">myparentsjoinedfacebook.com<\/a> dove si prendono in giro i comportamenti inappropriati che gli adulti adottano su Facebook. Circolando all&#8217;interno di cerchie che condividono la stessa cultura, questi opposti estremismi tendono progressivamente ad allontanarsi ed ignorarsi reciprocamente.<\/p>\n<p>Il divario generazionale non \u00e8 certo una novit\u00e0 di questi anni. \u00c8 cambiato per\u00f2 lo scenario mediale che con la rete rende visibile anche la prospettiva dei giovani e con i siti di social network offre loro una piattaforma dove conversare rafforzando la propria identit\u00e0 generazionale ed i propri valori.<\/p>\n<p>Se vogliamo evitare che il divario si acuisca dobbiamo compiere uno sforzo per comprendere l&#8217;altro e lavorare insieme per una prospettiva di multi-culturalit\u00e0 digitale.<\/p>\n<p>[potete leggere questo articolo anche a pag. 12 de &#8220;Il Corriere Adriatico&#8221; di Marted\u00ec 3 Marzo. Il prossimo appuntamento con &#8220;Realt\u00e0 digitali&#8221; \u00e8 per Marted\u00ec 17 Marzo]<\/p>\n<p>[Photo originally <a class=\"Plain\" onclick=\"javascript:urchinTracker ('\/outbound\/article\/www.flickr.com');\" href=\"http:\/\/www.flickr.com\/photos\/webel\/archives\/date-posted\/2008\/04\/21\/\">uploaded on <\/a><a class=\"Plain\" href=\"http:\/\/www.flickr.com\/photos\/49024304@N00\/archives\/date-posted\/2005\/09\/25\/\">September 25, 2005<\/a> by <a title=\"Link to anyjazz65's photostream\" href=\"http:\/\/www.flickr.com\/photos\/49024304@N00\/\"><strong>anyjazz65<\/strong><\/a>]<\/p>\n<p><!--:--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><!--:it-->Il divario generazionale in Italia come nel mondo passa anche per il ruolo di Interet. Si pu\u00f2 decidere di lavorare per sanarlo o, come ha fatto Francesco Alberoni, cavalcarlo per rendere il solco pi\u00f9 vasto.<!--:--><!--:en-->Il divario generazionale in Italia come nel mondo passa anche per il ruolo di Interet. Si pu\u00f2 decidere di lavorare per sanarlo o, come ha fatto Francesco Alberoni, cavalcarlo per rendere il solco pi\u00f9 vasto.<!--:--><!--:zh-->Il divario generazionale in Italia come nel mondo passa anche per il ruolo di Interet. 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