{"id":1062,"date":"2009-01-19T16:15:59","date_gmt":"2009-01-19T15:15:59","guid":{"rendered":"http:\/\/larica-virtual.soc.uniurb.it\/nextmedia\/?p=1062"},"modified":"2009-01-19T16:15:59","modified_gmt":"2009-01-19T15:15:59","slug":"whats-next-special-issue-taken-out-of-context-american-teen-sociality-in-networked-publics","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/?p=1062","title":{"rendered":"What&#039;s next special issue: &quot;Taken Out of Context: American Teen Sociality in Networked Publics&quot;"},"content":{"rendered":"<p><!--:it-->Come promesso in dicembre, danah boyd ha <a href=\"http:\/\/www.zephoria.org\/thoughts\/archives\/2009\/01\/18\/taken_out_of_co.html\" target=\"_blank\">pubblicato la sua tesi di dottorato sul suo blog<\/a>.<br \/>\nSi tratta, come noto, di uno studio etnografico sull&#8217;uso che i teenager americani fanno dei siti di social network come MySpace e Facebook. Il documento si compone di poco pi\u00f9 di 300 pagine ed \u00e8 articolato in sette capitoli che definiscono in modo chiaro la struttura del lavoro descritta nel primo capitolo.<br \/>\nOltre a presentare la struttura del lavoro, questo capitolo introduce anche i principali riferimenti teorici, definisce cosa si intende per giovani nel contesto del lavoro e cosa si intende per pubblici di rete (<em>networked publics<\/em>).<br \/>\nDal punto di vista del rapporto fra evoluzione della societ\u00e0 e delle tecnologie il lavoro si ispira ad un approccio di tipo <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Social_construction_of_technology\" target=\"_blank\"><em>Social Construction of Technology<\/em><\/a>. Questo approccio enumera una serie di principi (Relevant social groups, Problems and Conflicts, Interpretive Flexibility, Design Flexibility, Closure adn Stabilization) che ruotano intorno all&#8217;idea che il rapporto fra societ\u00e0 e tecnologia sia di tipo co-evolutivo ed al conseguente netto rifiuto di ogni prospettiva di determinismo tecnologico. Si tratta di approccio in qualche modo ecologico allo studio del rapporto societ\u00e0\/tecnologie che consente di dare conto<br \/>\nNon c&#8217;\u00e8 una vera e propria definizione della categoria di giovani e non c&#8217;\u00e8 una chiara coorte di et\u00e0 individuata teoricamente (anche se dal punto di vista operativo l&#8217;autore ha scelto di concentrarsi sulla fascia 13-18 anni). La categoria dei giovani non \u00e8 definita sulla base dello sviluppo biologico ma piuttosto come costruzione sociale.<br \/>\nIl cuore del lavoro consiste nell&#8217;analisi approfondita di tre set di relazioni, nella definizione di pubblici di rete, delle tecniche propriet\u00e0 che caratterizzano questo spazio e delle dinamiche sociali che emergono. Questa parte contiene alcune interessanti novit\u00e0 rispetto a quanto era stato possibile leggere fino a questo momento negli articoli e sul blog dell&#8217;autore.<br \/>\nNeworked Publics \u00e8 definito in modo duplice a partire dalla generica ed in un certo senso auto-referenziale definizione di &#8220;publics that are restructured by network technologies&#8221;.<br \/>\nNetworked Publics \u00e8 al tempo stesso un luogo ed un gruppo di individui.<br \/>\n1) \u00e8 lo spazio costruito dalle tecnologie di rete (&#8220;MySpace is like a park&#8221;);<br \/>\n2) ed \u00e8 la comunit\u00e0 immaginata che emerge come risultato delle intersezioni fra le persone, le tecnologie e le pratiche.<br \/>\nLa definizione \u00e8 giocata sull&#8217;ambiguit\u00e0 del termine pubblico che pu\u00f2 essere usato per definire il tipo di accesso ad uno spazio (public access) o un gruppo di persone che sono testimoni di un evento (public as audience).<br \/>\n[Qui sarebbe interessante capire perch\u00e9 non siano state distinte le due definizioni usando ad esempio &#8220;networked space&#8221; per la prima]<br \/>\nLo spazio pubblico di rete \u00e8 caratterizzato da quattro propriet\u00e0 tecniche (descritte nel paragrafo 1.5.1.) che non sono nuove nel panorama dei media ma interagiscono in modo inedito.<br \/>\nLe quattro propriet\u00e0 sono:<\/p>\n<ol type=\"1\">\n<li>persistence<\/li>\n<li>searchability<\/li>\n<li>replicability<\/li>\n<li>scalability<\/li>\n<\/ol>\n<p>Alcune sono gi\u00e0 note e ne ho abbondantemente parlato nelle edizioni precedenti di What&#8217;s Next.<br \/>\nA differenza di quanto scritto fino ad ora, l&#8217;autore ha sostituito le <em>invidible audiences<\/em> con la <em>scalability.<\/em> La scalabilit\u00e0 \u00e8 definita come la possibilit\u00e0 ma non la garanzia di una enorme visibilit\u00e0 per i contenuti esposti ai pubblici di rete. Questa propriet\u00e0 consente all&#8217;autore di introdurre un riferimento ai pubblici di nicchia ed alla lunga coda. Interessante in questo contesto la precisazione che riguarda la natura dei contenuti che scalano. Contrariamente a quanto si era sperato i contenuti che raggiungono la massima visibilit\u00e0 sono spesso gli stessi che Habermas critica nei suoi lavori in relazione alle audience della comunicazione broadcast.<br \/>\nL&#8217;intrecciarsi di queste quattro propriet\u00e0 tecniche danno origine ad un set di tre dinamiche:<\/p>\n<ol type=\"1\">\n<li>invisible audiences;<\/li>\n<li>collapsed contexts (Meyrowitz);<\/li>\n<li>blurring of public and private.<\/li>\n<\/ol>\n<p><a href=\"http:\/\/www.flickr.com\/photos\/f-g\/3208823197\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone\" src=\"http:\/\/larica.uniurb.it\/nextmedia\/files\/2009\/01\/3208823197_707fd0d185.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"375\" \/><\/a><br \/>\nIl capitolo due descrive invece nel dettaglio e nel contesto degli studi precedenti l&#8217;approccio etnografico adottato.<br \/>\nInteressante in questo contesto la critica a Sherry Turkle considerata, forse non a torto, come l&#8217;iniziatrice di un filone di pensiero che mette in guardia verso il rischio della frammentazione dell&#8217;identit\u00e0 collegato alla comunicazione mediata dal computer. Le conclusioni di danah boyd puntano invece in una direzione sottolineando che le relazioni sociali che si intrattengono online sono il pi\u00f9 delle volte una naturale prosecuzione di quelle esistenti fuori dalla rete.<br \/>\nI dati analizzati sono di due tipi: interviste a singoli o coppie (in totale coinvolti 94 teeanagers di 10 Stati) ed informazioni contenute nei profili (layout, foto, descrizioni di s\u00e8, etc.) e sono analizzati secondo tre direttrici (set di relazioni) ciascuna approfondite in un capitolo dedicato basato su riferimenti teorici diversi:<\/p>\n<ol type=\"1\">\n<li>self and identity [chapter 4] Goffman impression      management;<\/li>\n<li>peer sociality [chapter 5] &#8211; Eckert social      categories 1989 e Milner status rituals 2004;<\/li>\n<li>parents and adults (power relations) [chapter 6]      &#8211; Valentine 2004 children access to public spaces.<\/li>\n<\/ol>\n<p>L&#8217;ultimo capitolo \u00e8 dedicato alle conclusioni personali dell&#8217;autore e si articola su tre paragrafi: Lessons from the Everyday Lives of Teens, The Significance of Publics e The Future of Networked Publics. In questi tre paragrafi sono riprese e sviluppate brevemente alcune delle conclusioni che permeano tutto il lavoro e vengono forniti alcuni spunti nuovi.<br \/>\nIn Everyday Lives of Teen l&#8217;autore mette in luce come le pratiche di costruzione dell&#8217;identit\u00e0 e di relazioni fra pari che hanno luogo nei siti di social network non sono di certo una novit\u00e0 e si innestano su dinamiche pre-esistenti. Al tempo stesso lo spazio di rete con le sue propriet\u00e0 e dinamiche rende esplicite e visibili alcune propriet\u00e0 delle relazione che erano prima esplicite. Questo innesca &#8220;drammi sociali&#8221; che pur essendo tipici di quella fascia d&#8217;et\u00e0 assumono a volte dei contorni ancora pi\u00f9 spigolosi.<br \/>\nNon esiste una particolare attrazione dei giovani verso i social media, \u00e8 invece il fatto che in questi luoghi si possano incontrare i propri amici che li rendono interessanti. Quando richiesto la maggior parte degli intervistati dichiara di preferire le relazioni di persona a quelle mediate e considerano in genere questa forma di comunicazione come una alternativa da praticare quando gli incontri di persona non sono possibili.<br \/>\nI giovani non sembrano avere una innata capacit\u00e0 che gli consenta di comprendere come navigare i social media e le dinamiche che ne risultano ma stanno imparando a farlo mentre imparano, al tempo stesso, come muoversi nella vista sociale in senso lato. Questo differenzia i giovani dagli adulti che devono invece re-imparare come comportarsi negli spazi di rete.<br \/>\nL&#8217;attivit\u00e0 svolta dentro i siti di social network \u00e8 dunque in senso lato formativa a dispetto di quanto invece sia considerata una perdita di tempo da parte dei genitori e degli adulti in generale. Il desiderio dei giovani di sperimentare la socialit\u00e0 fra pari in assenza degli adulti (bedroom culture) \u00e8 spesso causa di conflitto intergenerazionale. Talvolta questo conflitto sfocia nella demonizzazione <em>tout court<\/em> di questi spazi spesso descritti dai media come pericolosi. Il ruolo degli adulti sarebbe invece quello di affrontare questi temi ed aiutare i giovani a prendere decisioni che consentano loro di usare questi spazi in chiave positiva.<br \/>\nNel paragrafo The Significance of Publics, l&#8217;autore riprende il tema della partecipazione dei teenagers agli spazi pubblici. Secondo danah boyd queste possibilit\u00e0 di partecipazione sono fortemente ristrette dagli adulti. Gli spazi pubblici (di rete o meno), intesi come contesti dove i giovani possono incontrarsi fra loro ma anche incontrare altri adulti, svolgono tuttavia un ruolo importante come completamento alla socializzazione fra pari. Escludere i giovani da questi spazi non \u00e8 dunque una buona strategia perch\u00e9 limita gli strumenti che questi ragazzi avranno a disposizione nella transizione al mondo degli adulti e pu\u00f2 risultare in una generazione isolata dalla vita politica e dall&#8217;impegno sociale.<br \/>\nInfine nel paragrafo intitolato The Future of Networked Publics viene introdotta la tematica del mobile.\u00a0 L&#8217;accesso al pubblico mediato di rete attraverso dispositivi mobili come i cellulari di nuova generazione (reso possibili dalle reti senza fili e le connettivit\u00e0 dati a tariffa flat) introduce una nuova propriet\u00e0 tecnica che danah boyd chiama (dis)locability. Si tratta della propriet\u00e0 che rende le conversazioni simultaneamente indipendenti dalla posizione fisica ma pi\u00f9 profondamente connesse ad essa attraverso le tecnologie locative come il GPS.<br \/>\nVenendo alle mie considerazioni personali devo ammettere che le aspettative verso questo lavoro non sono andate deluse. Si tratta di uno studio che ha dietro una struttura solida e presenta un frame work interpretativo delle trasformazioni dello spazio pubblico che potr\u00e0, come suggerisce l&#8217;autore, essere utilizzato anche quando interverranno inevitabilmente altre modificazioni legate o meno all&#8217;avvento di nuove tecnologie.<br \/>\nAl tempo stesso devo ammettere che per chi ha familiarit\u00e0 con il pensiero di danah boyd questo lavoro non presenta grandi novit\u00e0. L&#8217;impostazione iniziale a difesa delle libert\u00e0 dei teenager nei confronti del mondo degli adulti \u00e8 sempre fortemente presente e pervade tutto il lavoro. La definizione di networked publics lascia secondo me aperta una contraddizione (fra pubblico come spazio e come audience) che poteva essere facilmente sanata utilizzando due termini diversi per descrivere due cose che sono oggettivamente diverse. Mi piace invece la distinzione fra propriet\u00e0 tecniche e dinamiche perch\u00e9 offre una collocazione pi\u00f9 consona all&#8217;idea del pubblico invisibile. Sembra tuttavia che i nuovi elementi introdotti (scalability fra le propriet\u00e0 , collapsed context e blurring public\/private fra le dinamiche) non sono sempre approfonditi con lo stesso dettaglio degli elementi che gi\u00e0 l&#8217;autore aveva introdotto da tempo.<br \/>\nPer il resto \u00e8 un lavoro che vale sicuramente la lettura e che non potr\u00e0 che migliorare grazie all&#8217;enorme feedback che di certo ricever\u00e0.<!--:--><!--:en--><\/p>\n<p>Come promesso in dicembre, danah boyd ha <a href=\"http:\/\/www.zephoria.org\/thoughts\/archives\/2009\/01\/18\/taken_out_of_co.html\" target=\"_blank\">pubblicato la sua tesi di dottorato sul suo blog<\/a>.<\/p>\n<p>Si tratta, come noto, di uno studio etnografico sull&#8217;uso che i teenager americani fanno dei siti di social network come MySpace e Facebook. Il documento si compone di poco pi\u00f9 di 300 pagine ed \u00e8 articolato in sette capitoli che definiscono in modo chiaro la struttura del lavoro descritta nel primo capitolo.<\/p>\n<p>Oltre a presentare la struttura del lavoro, questo capitolo introduce anche i principali riferimenti teorici, definisce cosa si intende per giovani nel contesto del lavoro e cosa si intende per pubblici di rete (<em>networked publics<\/em>).<\/p>\n<p>Dal punto di vista del rapporto fra evoluzione della societ\u00e0 e delle tecnologie il lavoro si ispira ad un approccio di tipo <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Social_construction_of_technology\" target=\"_blank\"><em>Social Construction of Technology<\/em><\/a>. Questo approccio enumera una serie di principi (Relevant social groups, Problems and Conflicts, Interpretive Flexibility, Design Flexibility, Closure adn Stabilization) che ruotano intorno all&#8217;idea che il rapporto fra societ\u00e0 e tecnologia sia di tipo co-evolutivo ed al conseguente netto rifiuto di ogni prospettiva di determinismo tecnologico. Si tratta di approccio in qualche modo ecologico allo studio del rapporto societ\u00e0\/tecnologie che consente di dare conto<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 una vera e propria definizione della categoria di giovani e non c&#8217;\u00e8 una chiara coorte di et\u00e0 individuata teoricamente (anche se dal punto di vista operativo l&#8217;autore ha scelto di concentrarsi sulla fascia 13-18 anni). La categoria dei giovani non \u00e8 definita sulla base dello sviluppo biologico ma piuttosto come costruzione sociale.<\/p>\n<p>Il cuore del lavoro consiste nell&#8217;analisi approfondita di tre set di relazioni, nella definizione di pubblici di rete, delle tecniche propriet\u00e0 che caratterizzano questo spazio e delle dinamiche sociali che emergono. Questa parte contiene alcune interessanti novit\u00e0 rispetto a quanto era stato possibile leggere fino a questo momento negli articoli e sul blog dell&#8217;autore.<\/p>\n<p>Neworked Publics \u00e8 definito in modo duplice a partire dalla generica ed in un certo senso auto-referenziale definizione di &#8220;publics that are restructured by network technologies&#8221;.<\/p>\n<p>Networked Publics \u00e8 al tempo stesso un luogo ed un gruppo di individui.<\/p>\n<p>1) \u00e8 lo spazio costruito dalle tecnologie di rete (&#8220;MySpace is like a park&#8221;);<br \/>\n2) ed \u00e8 la comunit\u00e0 immaginata che emerge come risultato delle intersezioni fra le persone, le tecnologie e le pratiche.<\/p>\n<p>La definizione \u00e8 giocata sull&#8217;ambiguit\u00e0 del termine pubblico che pu\u00f2 essere usato per definire il tipo di accesso ad uno spazio (public access) o un gruppo di persone che sono testimoni di un evento (public as audience).<\/p>\n<p>[Qui sarebbe interessante capire perch\u00e9 non siano state distinte le due definizioni usando ad esempio &#8220;networked space&#8221; per la prima]<\/p>\n<p>Lo spazio pubblico di rete \u00e8 caratterizzato da quattro propriet\u00e0 tecniche (descritte nel paragrafo 1.5.1.) che non sono nuove nel panorama dei media ma interagiscono in modo inedito.<\/p>\n<p>Le quattro propriet\u00e0 sono:<\/p>\n<ol type=\"1\">\n<li>persistence<\/li>\n<li>searchability<\/li>\n<li>replicability<\/li>\n<li>scalability<\/li>\n<\/ol>\n<p>Alcune sono gi\u00e0 note e ne ho abbondantemente parlato nelle edizioni precedenti di What&#8217;s Next.<\/p>\n<p>A differenza di quanto scritto fino ad ora, l&#8217;autore ha sostituito le <em>invidible audiences<\/em> con la <em>scalability.<\/em> La scalabilit\u00e0 \u00e8 definita come la possibilit\u00e0 ma non la garanzia di una enorme visibilit\u00e0 per i contenuti esposti ai pubblici di rete. Questa propriet\u00e0 consente all&#8217;autore di introdurre un riferimento ai pubblici di nicchia ed alla lunga coda. Interessante in questo contesto la precisazione che riguarda la natura dei contenuti che scalano. Contrariamente a quanto si era sperato i contenuti che raggiungono la massima visibilit\u00e0 sono spesso gli stessi che Habermas critica nei suoi lavori in relazione alle audience della comunicazione broadcast.<\/p>\n<p>L&#8217;intrecciarsi di queste quattro propriet\u00e0 tecniche danno origine ad un set di tre dinamiche:<\/p>\n<ol type=\"1\">\n<li>invisible audiences;<\/li>\n<li>collapsed contexts (Meyrowitz);<\/li>\n<li>blurring of public and private.<\/li>\n<\/ol>\n<p><a href=\"http:\/\/www.flickr.com\/photos\/f-g\/3208823197\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone\" src=\"http:\/\/larica.uniurb.it\/nextmedia\/files\/2009\/01\/3208823197_707fd0d185.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"375\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il capitolo due descrive invece nel dettaglio e nel contesto degli studi precedenti l&#8217;approccio etnografico adottato.<\/p>\n<p>Interessante in questo contesto la critica a Sherry Turkle considerata, forse non a torto, come l&#8217;iniziatrice di un filone di pensiero che mette in guardia verso il rischio della frammentazione dell&#8217;identit\u00e0 collegato alla comunicazione mediata dal computer. Le conclusioni di danah boyd puntano invece in una direzione sottolineando che le relazioni sociali che si intrattengono online sono il pi\u00f9 delle volte una naturale prosecuzione di quelle esistenti fuori dalla rete.<\/p>\n<p>I dati analizzati sono di due tipi: interviste a singoli o coppie (in totale coinvolti 94 teeanagers di 10 Stati) ed informazioni contenute nei profili (layout, foto, descrizioni di s\u00e8, etc.) e sono analizzati secondo tre direttrici (set di relazioni) ciascuna approfondite in un capitolo dedicato basato su riferimenti teorici diversi:<\/p>\n<ol type=\"1\">\n<li>self and identity [chapter 4] Goffman impression      management;<\/li>\n<li>peer sociality [chapter 5] &#8211; Eckert social      categories 1989 e Milner status rituals 2004;<\/li>\n<li>parents and adults (power relations) [chapter 6]      &#8211; Valentine 2004 children access to public spaces.<\/li>\n<\/ol>\n<p>L&#8217;ultimo capitolo \u00e8 dedicato alle conclusioni personali dell&#8217;autore e si articola su tre paragrafi: Lessons from the Everyday Lives of Teens, The Significance of Publics e The Future of Networked Publics. In questi tre paragrafi sono riprese e sviluppate brevemente alcune delle conclusioni che permeano tutto il lavoro e vengono forniti alcuni spunti nuovi.<\/p>\n<p>In Everyday Lives of Teen l&#8217;autore mette in luce come le pratiche di costruzione dell&#8217;identit\u00e0 e di relazioni fra pari che hanno luogo nei siti di social network non sono di certo una novit\u00e0 e si innestano su dinamiche pre-esistenti. Al tempo stesso lo spazio di rete con le sue propriet\u00e0 e dinamiche rende esplicite e visibili alcune propriet\u00e0 delle relazione che erano prima esplicite. Questo innesca &#8220;drammi sociali&#8221; che pur essendo tipici di quella fascia d&#8217;et\u00e0 assumono a volte dei contorni ancora pi\u00f9 spigolosi.<\/p>\n<p>Non esiste una particolare attrazione dei giovani verso i social media, \u00e8 invece il fatto che in questi luoghi si possano incontrare i propri amici che li rendono interessanti. Quando richiesto la maggior parte degli intervistati dichiara di preferire le relazioni di persona a quelle mediate e considerano in genere questa forma di comunicazione come una alternativa da praticare quando gli incontri di persona non sono possibili.<\/p>\n<p>I giovani non sembrano avere una innata capacit\u00e0 che gli consenta di comprendere come navigare i social media e le dinamiche che ne risultano ma stanno imparando a farlo mentre imparano, al tempo stesso, come muoversi nella vista sociale in senso lato. Questo differenzia i giovani dagli adulti che devono invece re-imparare come comportarsi negli spazi di rete.<\/p>\n<p>L&#8217;attivit\u00e0 svolta dentro i siti di social network \u00e8 dunque in senso lato formativa a dispetto di quanto invece sia considerata una perdita di tempo da parte dei genitori e degli adulti in generale. Il desiderio dei giovani di sperimentare la socialit\u00e0 fra pari in assenza degli adulti (bedroom culture) \u00e8 spesso causa di conflitto intergenerazionale. Talvolta questo conflitto sfocia nella demonizzazione <em>tout court<\/em> di questi spazi spesso descritti dai media come pericolosi. Il ruolo degli adulti sarebbe invece quello di affrontare questi temi ed aiutare i giovani a prendere decisioni che consentano loro di usare questi spazi in chiave positiva.<\/p>\n<p>Nel paragrafo The Significance of Publics, l&#8217;autore riprende il tema della partecipazione dei teenagers agli spazi pubblici. Secondo danah boyd queste possibilit\u00e0 di partecipazione sono fortemente ristrette dagli adulti. Gli spazi pubblici (di rete o meno), intesi come contesti dove i giovani possono incontrarsi fra loro ma anche incontrare altri adulti, svolgono tuttavia un ruolo importante come completamento alla socializzazione fra pari. Escludere i giovani da questi spazi non \u00e8 dunque una buona strategia perch\u00e9 limita gli strumenti che questi ragazzi avranno a disposizione nella transizione al mondo degli adulti e pu\u00f2 risultare in una generazione isolata dalla vita politica e dall&#8217;impegno sociale.<\/p>\n<p>Infine nel paragrafo intitolato The Future of Networked Publics viene introdotta la tematica del mobile.\u00a0 L&#8217;accesso al pubblico mediato di rete attraverso dispositivi mobili come i cellulari di nuova generazione (reso possibili dalle reti senza fili e le connettivit\u00e0 dati a tariffa flat) introduce una nuova propriet\u00e0 tecnica che danah boyd chiama (dis)locability. Si tratta della propriet\u00e0 che rende le conversazioni simultaneamente indipendenti dalla posizione fisica ma pi\u00f9 profondamente connesse ad essa attraverso le tecnologie locative come il GPS.<\/p>\n<p>Venendo alle mie considerazioni personali devo ammettere che le aspettative verso questo lavoro non sono andate deluse. Si tratta di uno studio che ha dietro una struttura solida e presenta un frame work interpretativo delle trasformazioni dello spazio pubblico che potr\u00e0, come suggerisce l&#8217;autore, essere utilizzato anche quando interverranno inevitabilmente altre modificazioni legate o meno all&#8217;avvento di nuove tecnologie.<\/p>\n<p>Al tempo stesso devo ammettere che per chi ha familiarit\u00e0 con il pensiero di danah boyd questo lavoro non presenta grandi novit\u00e0. L&#8217;impostazione iniziale a difesa delle libert\u00e0 dei teenager nei confronti del mondo degli adulti \u00e8 sempre fortemente presente e pervade tutto il lavoro. La definizione di networked publics lascia secondo me aperta una contraddizione (fra pubblico come spazio e come audience) che poteva essere facilmente sanata utilizzando due termini diversi per descrivere due cose che sono oggettivamente diverse. Mi piace invece la distinzione fra propriet\u00e0 tecniche e dinamiche perch\u00e9 offre una collocazione pi\u00f9 consona all&#8217;idea del pubblico invisibile. Sembra tuttavia che i nuovi elementi introdotti (scalability fra le propriet\u00e0 , collapsed context e blurring public\/private fra le dinamiche) non sono sempre approfonditi con lo stesso dettaglio degli elementi che gi\u00e0 l&#8217;autore aveva introdotto da tempo.<\/p>\n<p>Per il resto \u00e8 un lavoro che vale sicuramente la lettura e che non potr\u00e0 che migliorare grazie all&#8217;enorme feedback che di certo ricever\u00e0.<\/p>\n<p><!--:--><!--:zh--><\/p>\n<p>Come promesso in dicembre, danah boyd ha <a href=\"http:\/\/www.zephoria.org\/thoughts\/archives\/2009\/01\/18\/taken_out_of_co.html\" target=\"_blank\">pubblicato la sua tesi di dottorato sul suo blog<\/a>.<\/p>\n<p>Si tratta, come noto, di uno studio etnografico sull&#8217;uso che i teenager americani fanno dei siti di social network come MySpace e Facebook. Il documento si compone di poco pi\u00f9 di 300 pagine ed \u00e8 articolato in sette capitoli che definiscono in modo chiaro la struttura del lavoro descritta nel primo capitolo.<\/p>\n<p>Oltre a presentare la struttura del lavoro, questo capitolo introduce anche i principali riferimenti teorici, definisce cosa si intende per giovani nel contesto del lavoro e cosa si intende per pubblici di rete (<em>networked publics<\/em>).<\/p>\n<p>Dal punto di vista del rapporto fra evoluzione della societ\u00e0 e delle tecnologie il lavoro si ispira ad un approccio di tipo <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Social_construction_of_technology\" target=\"_blank\"><em>Social Construction of Technology<\/em><\/a>. Questo approccio enumera una serie di principi (Relevant social groups, Problems and Conflicts, Interpretive Flexibility, Design Flexibility, Closure adn Stabilization) che ruotano intorno all&#8217;idea che il rapporto fra societ\u00e0 e tecnologia sia di tipo co-evolutivo ed al conseguente netto rifiuto di ogni prospettiva di determinismo tecnologico. Si tratta di approccio in qualche modo ecologico allo studio del rapporto societ\u00e0\/tecnologie che consente di dare conto<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 una vera e propria definizione della categoria di giovani e non c&#8217;\u00e8 una chiara coorte di et\u00e0 individuata teoricamente (anche se dal punto di vista operativo l&#8217;autore ha scelto di concentrarsi sulla fascia 13-18 anni). La categoria dei giovani non \u00e8 definita sulla base dello sviluppo biologico ma piuttosto come costruzione sociale.<\/p>\n<p>Il cuore del lavoro consiste nell&#8217;analisi approfondita di tre set di relazioni, nella definizione di pubblici di rete, delle tecniche propriet\u00e0 che caratterizzano questo spazio e delle dinamiche sociali che emergono. Questa parte contiene alcune interessanti novit\u00e0 rispetto a quanto era stato possibile leggere fino a questo momento negli articoli e sul blog dell&#8217;autore.<\/p>\n<p>Neworked Publics \u00e8 definito in modo duplice a partire dalla generica ed in un certo senso auto-referenziale definizione di &#8220;publics that are restructured by network technologies&#8221;.<\/p>\n<p>Networked Publics \u00e8 al tempo stesso un luogo ed un gruppo di individui.<\/p>\n<p>1) \u00e8 lo spazio costruito dalle tecnologie di rete (&#8220;MySpace is like a park&#8221;);<br \/>\n2) ed \u00e8 la comunit\u00e0 immaginata che emerge come risultato delle intersezioni fra le persone, le tecnologie e le pratiche.<\/p>\n<p>La definizione \u00e8 giocata sull&#8217;ambiguit\u00e0 del termine pubblico che pu\u00f2 essere usato per definire il tipo di accesso ad uno spazio (public access) o un gruppo di persone che sono testimoni di un evento (public as audience).<\/p>\n<p>[Qui sarebbe interessante capire perch\u00e9 non siano state distinte le due definizioni usando ad esempio &#8220;networked space&#8221; per la prima]<\/p>\n<p>Lo spazio pubblico di rete \u00e8 caratterizzato da quattro propriet\u00e0 tecniche (descritte nel paragrafo 1.5.1.) che non sono nuove nel panorama dei media ma interagiscono in modo inedito.<\/p>\n<p>Le quattro propriet\u00e0 sono:<\/p>\n<ol type=\"1\">\n<li>persistence<\/li>\n<li>searchability<\/li>\n<li>replicability<\/li>\n<li>scalability<\/li>\n<\/ol>\n<p>Alcune sono gi\u00e0 note e ne ho abbondantemente parlato nelle edizioni precedenti di What&#8217;s Next.<\/p>\n<p>A differenza di quanto scritto fino ad ora, l&#8217;autore ha sostituito le <em>invidible audiences<\/em> con la <em>scalability.<\/em> La scalabilit\u00e0 \u00e8 definita come la possibilit\u00e0 ma non la garanzia di una enorme visibilit\u00e0 per i contenuti esposti ai pubblici di rete. Questa propriet\u00e0 consente all&#8217;autore di introdurre un riferimento ai pubblici di nicchia ed alla lunga coda. Interessante in questo contesto la precisazione che riguarda la natura dei contenuti che scalano. Contrariamente a quanto si era sperato i contenuti che raggiungono la massima visibilit\u00e0 sono spesso gli stessi che Habermas critica nei suoi lavori in relazione alle audience della comunicazione broadcast.<\/p>\n<p>L&#8217;intrecciarsi di queste quattro propriet\u00e0 tecniche danno origine ad un set di tre dinamiche:<\/p>\n<ol type=\"1\">\n<li>invisible audiences;<\/li>\n<li>collapsed contexts (Meyrowitz);<\/li>\n<li>blurring of public and private.<\/li>\n<\/ol>\n<p><a href=\"http:\/\/www.flickr.com\/photos\/f-g\/3208823197\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone\" src=\"http:\/\/larica.uniurb.it\/nextmedia\/files\/2009\/01\/3208823197_707fd0d185.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"375\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il capitolo due descrive invece nel dettaglio e nel contesto degli studi precedenti l&#8217;approccio etnografico adottato.<\/p>\n<p>Interessante in questo contesto la critica a Sherry Turkle considerata, forse non a torto, come l&#8217;iniziatrice di un filone di pensiero che mette in guardia verso il rischio della frammentazione dell&#8217;identit\u00e0 collegato alla comunicazione mediata dal computer. Le conclusioni di danah boyd puntano invece in una direzione sottolineando che le relazioni sociali che si intrattengono online sono il pi\u00f9 delle volte una naturale prosecuzione di quelle esistenti fuori dalla rete.<\/p>\n<p>I dati analizzati sono di due tipi: interviste a singoli o coppie (in totale coinvolti 94 teeanagers di 10 Stati) ed informazioni contenute nei profili (layout, foto, descrizioni di s\u00e8, etc.) e sono analizzati secondo tre direttrici (set di relazioni) ciascuna approfondite in un capitolo dedicato basato su riferimenti teorici diversi:<\/p>\n<ol type=\"1\">\n<li>self and identity [chapter 4] Goffman impression      management;<\/li>\n<li>peer sociality [chapter 5] &#8211; Eckert social      categories 1989 e Milner status rituals 2004;<\/li>\n<li>parents and adults (power relations) [chapter 6]      &#8211; Valentine 2004 children access to public spaces.<\/li>\n<\/ol>\n<p>L&#8217;ultimo capitolo \u00e8 dedicato alle conclusioni personali dell&#8217;autore e si articola su tre paragrafi: Lessons from the Everyday Lives of Teens, The Significance of Publics e The Future of Networked Publics. In questi tre paragrafi sono riprese e sviluppate brevemente alcune delle conclusioni che permeano tutto il lavoro e vengono forniti alcuni spunti nuovi.<\/p>\n<p>In Everyday Lives of Teen l&#8217;autore mette in luce come le pratiche di costruzione dell&#8217;identit\u00e0 e di relazioni fra pari che hanno luogo nei siti di social network non sono di certo una novit\u00e0 e si innestano su dinamiche pre-esistenti. Al tempo stesso lo spazio di rete con le sue propriet\u00e0 e dinamiche rende esplicite e visibili alcune propriet\u00e0 delle relazione che erano prima esplicite. Questo innesca &#8220;drammi sociali&#8221; che pur essendo tipici di quella fascia d&#8217;et\u00e0 assumono a volte dei contorni ancora pi\u00f9 spigolosi.<\/p>\n<p>Non esiste una particolare attrazione dei giovani verso i social media, \u00e8 invece il fatto che in questi luoghi si possano incontrare i propri amici che li rendono interessanti. Quando richiesto la maggior parte degli intervistati dichiara di preferire le relazioni di persona a quelle mediate e considerano in genere questa forma di comunicazione come una alternativa da praticare quando gli incontri di persona non sono possibili.<\/p>\n<p>I giovani non sembrano avere una innata capacit\u00e0 che gli consenta di comprendere come navigare i social media e le dinamiche che ne risultano ma stanno imparando a farlo mentre imparano, al tempo stesso, come muoversi nella vista sociale in senso lato. Questo differenzia i giovani dagli adulti che devono invece re-imparare come comportarsi negli spazi di rete.<\/p>\n<p>L&#8217;attivit\u00e0 svolta dentro i siti di social network \u00e8 dunque in senso lato formativa a dispetto di quanto invece sia considerata una perdita di tempo da parte dei genitori e degli adulti in generale. Il desiderio dei giovani di sperimentare la socialit\u00e0 fra pari in assenza degli adulti (bedroom culture) \u00e8 spesso causa di conflitto intergenerazionale. Talvolta questo conflitto sfocia nella demonizzazione <em>tout court<\/em> di questi spazi spesso descritti dai media come pericolosi. Il ruolo degli adulti sarebbe invece quello di affrontare questi temi ed aiutare i giovani a prendere decisioni che consentano loro di usare questi spazi in chiave positiva.<\/p>\n<p>Nel paragrafo The Significance of Publics, l&#8217;autore riprende il tema della partecipazione dei teenagers agli spazi pubblici. Secondo danah boyd queste possibilit\u00e0 di partecipazione sono fortemente ristrette dagli adulti. Gli spazi pubblici (di rete o meno), intesi come contesti dove i giovani possono incontrarsi fra loro ma anche incontrare altri adulti, svolgono tuttavia un ruolo importante come completamento alla socializzazione fra pari. Escludere i giovani da questi spazi non \u00e8 dunque una buona strategia perch\u00e9 limita gli strumenti che questi ragazzi avranno a disposizione nella transizione al mondo degli adulti e pu\u00f2 risultare in una generazione isolata dalla vita politica e dall&#8217;impegno sociale.<\/p>\n<p>Infine nel paragrafo intitolato The Future of Networked Publics viene introdotta la tematica del mobile.\u00a0 L&#8217;accesso al pubblico mediato di rete attraverso dispositivi mobili come i cellulari di nuova generazione (reso possibili dalle reti senza fili e le connettivit\u00e0 dati a tariffa flat) introduce una nuova propriet\u00e0 tecnica che danah boyd chiama (dis)locability. Si tratta della propriet\u00e0 che rende le conversazioni simultaneamente indipendenti dalla posizione fisica ma pi\u00f9 profondamente connesse ad essa attraverso le tecnologie locative come il GPS.<\/p>\n<p>Venendo alle mie considerazioni personali devo ammettere che le aspettative verso questo lavoro non sono andate deluse. Si tratta di uno studio che ha dietro una struttura solida e presenta un frame work interpretativo delle trasformazioni dello spazio pubblico che potr\u00e0, come suggerisce l&#8217;autore, essere utilizzato anche quando interverranno inevitabilmente altre modificazioni legate o meno all&#8217;avvento di nuove tecnologie.<\/p>\n<p>Al tempo stesso devo ammettere che per chi ha familiarit\u00e0 con il pensiero di danah boyd questo lavoro non presenta grandi novit\u00e0. L&#8217;impostazione iniziale a difesa delle libert\u00e0 dei teenager nei confronti del mondo degli adulti \u00e8 sempre fortemente presente e pervade tutto il lavoro. La definizione di networked publics lascia secondo me aperta una contraddizione (fra pubblico come spazio e come audience) che poteva essere facilmente sanata utilizzando due termini diversi per descrivere due cose che sono oggettivamente diverse. Mi piace invece la distinzione fra propriet\u00e0 tecniche e dinamiche perch\u00e9 offre una collocazione pi\u00f9 consona all&#8217;idea del pubblico invisibile. Sembra tuttavia che i nuovi elementi introdotti (scalability fra le propriet\u00e0 , collapsed context e blurring public\/private fra le dinamiche) non sono sempre approfonditi con lo stesso dettaglio degli elementi che gi\u00e0 l&#8217;autore aveva introdotto da tempo.<\/p>\n<p>Per il resto \u00e8 un lavoro che vale sicuramente la lettura e che non potr\u00e0 che migliorare grazie all&#8217;enorme feedback che di certo ricever\u00e0.<\/p>\n<p><!--:--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><!--:it-->Ultimo numero speciale di What&#8217;s Next dedicato a presentare e discutere &#8220;Taken Out of Context: American Teen Sociality in Networked Publics&#8221; l&#8217;ultimo lavoro di danah boyd.<!--:--><!--:en-->Ultimo numero speciale di What&#8217;s Next dedicato a presentare e discutere &#8220;Taken Out of Context: American Teen Sociality in Networked Publics&#8221; l&#8217;ultimo lavoro di danah boyd.<!--:--><!--:zh-->Ultimo numero speciale di What&#8217;s Next dedicato a presentare e discutere &#8220;Taken Out of Context: American Teen Sociality in Networked Publics&#8221; l&#8217;ultimo lavoro di danah boyd.<!--:--><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4,38,57],"tags":[66,3,107,103],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1062"}],"collection":[{"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1062"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1062\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1062"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1062"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/nextmedia.uniurb.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1062"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}